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Veltroni: Padova laboratorio della riforma del fisco

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PADOVA. Ridurre il peso del fisco e rimodellare il welfare state nel giro di tre anni. Walter Veltroni ha scelto Padova come «laboratorio» della sfida più difficile: tagliare le tasse, ridurre l’Irpef e l’Ici. «Ci siamo dati appuntamento a settembre: il leader del Pd inizierà proprio da Padova il suo viaggio in Italia e qui presenterà le proposte di riforma del fisco», spiega Massimo Carraro, «il Nord Est si aspetta grande attenzione e il futuro leader del Pd ha proposto uno shock innovativo che condivido profondamente. Mi auguro solo che la sinistra superi la sindrome dell’autodistruzione, di chi come Cacciari insegue sempre un’idea migliore e diversa pur di non fare un gioco di squadra». Lo «shock innovativo» riguarda in primis la nuova legge elettorale maggioritaria che il parlamento è chiamato ad approvare: ieri Prodi ha dato il via libera. Poi toccherà alle relazioni sindacali: basta con la guerra tra lavoratori dipendenti e autonomi, altrimenti la sinistra è destinata all’eterno suicidio, ha detto Veltroni. Bisogna pensare ai precari, a chi non riesce ad entrare nel mondo del lavoro e lo scontro ideologico con la galassia delle professioni autonome va messo in soffitta. Le parole pronunciate al Pedrocchi hanno scatenato le reazioni dei sindacati, che replicano con un comunicato unitario: «La ricchezza prodotta a Nordest è il risultato del lavoro prima che delle imprese. Riteniamo che amare l’Italia è pagare le tasse dovute per garantire il progresso sociale», spiegano Simonaggio, Faverin e Cum. «Quindi nessuna contrapposizione, né ieri, né nelle prossime occasioni, ma nemmeno buonismo e colpevoli silenzi sui doveri dei cittadini italiani». «In queste settimane», continua la lettera, «abbiamo difeso le ragioni del risanamento, dell’equità e dello sviluppo del programma del Governo Prodi e oggi confermiamo il giudizio positivo sui contenuti sul Dpef.

Ma i lavoratori e pensionati del Nord Est si aspettano di più», sottolineano i segretari di Cgil Cisl e Uil. «Ci aspettiamo che non sia abbassata la guardia sull’equità fiscale e diciamo che pensioni e salari sono bassi. Che i problemi della terza e quarta settimana sono sempre in lista d’attesa. Che i lavori non sono uguali e non siamo uguali di fronte allo scalone. Che si deve fare di più per battere l’evasione contributiva, per unificare le regole tra versamenti e rendimenti delle pensioni prima di chiedere sacrifici sempre ai soliti noti (lavoratori dipendenti)». Da Roma, Veltroni non replica. Ma al Papa Luciani, mercoledì sera ha chiuso il suo primo viaggio nel Nord Est che ribolle, con un impegno solenne. «Le tasse si possono ridurre gradualmente: ci proveremo». E al suo fianco scende proprio Massimo Carraro, leader dell’Ulivo alle regionali del 2005: «Non capisco la reazione stizzita dei sindacati. Veltroni ha ribadito gli stessi concetti alle categorie economiche e a Cgil Cisl e Uil parlando degli studi di settore. Il suo invito a non perseverare nella guerra tra lavoratori dipendenti e autonomi è la premessa della riforma del welfare: la pressione fiscale ha raggiunto livelli elevatissimi e non solo a causa dell’Irpef. Tant’è vero che il governo si è impegnato a rivedere gli studi di settore e a tagliare l’Ici sulla prima casa nel 2008». A parte le scintille dei sindacati, Ds e Margherita marciano compatti verso l’investitura a Veltroni del 14 ottobre o il ministro Bersani sta già arruolando larghi consensi, magari in tandem con Letta? «Gli elettori ci chiedono unità. Io stimo Bersani ma spero che non si candidi, sarebbe un errore. A meno che la sinistra non voglia farsi eternamente del male: io ho già scelto. E sto con Veltroni, anche perché prende l’aereo alle 7,30 come noi, gente operosa del Nord».