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Meno tasse e voltare pagina a Nordest

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Ai sindacati: è un suicidio contrapporre i lavoratori dipendenti a quelli autonomi

PADOVA. Riforma del fisco, nuova legge elettorale maggioritaria e un drastico taglio ai costi della politica. E’ questa la ricetta shock che Walter Veltroni ha proposto al Veneto che ribolle contro gli studi di settore e scalpita per il federalismo fiscale. Il leader del Partito democratico arriva alle 19,40 al Pedrocchi accompagnato da Flavio Zanonato, sindaco di Padova, e da Massimo Carraro, leader dell’Ulivo che ha sfidato Galan.

Ad attenderlo i big dei Ds e della Margherita, ma soprattutto i leader della rivolta antitasse in Veneto. Mario Carraro la butta subito là: le grandi industrie pagano fino all’ultimo euro, per noi l’evasione è pari a zero. Ma il Veneto della fabbrica diffusa e del capitalismo di massa non è Torino con la Fiat. Qui gli artigiani e i commercianti sono scesi in piazza a Treviso; qui Fernando Zilio ha raccolto 15 mila firme anti-tasse per la revisione degli studi di settore e lunedì le consegnerà al ministro Bersani. E Veltroni prima parla con gli imprenditori, poi ascolta i segretari di Cgil Cisl e Uil cui lancia un messaggio nuovo. «Cari amici del sindacato, non infilatevi anche voi nella contesa tra lavoro dipendente e lavoro autonomo perché sarà il suicidio della sinistra. Va superata l’idea del conflitto tra categorie produttive con nuove regole, che fissino criteri condivisi di equità. La pressione fiscale è alta e nel mio discorso a Torino ho parlato della necessità di un nuovo patto che obbedendo al principio costituzionale della progressività giunga al risultato di pagare meno e pagare tutti. L’obiettivo è molto concreto: man mano che lo Stato abbassa le aliquote e semplifica gli adempimenti, il contribuente accresce il livello di fedeltà della sua dichiarazione, creando un più forte clima di condanna dell’evasione». Ilario Simonaggio, Giovanni Faverin e Nello Cum seduti al fianco di Francesco Peghin, leader degli industriali e del rettore Vincenzo Milanesi, tentano di rilanciare sulle pensioni: «Dopo 35 anni di lavoro in fonderia si deve andare in pensione», dice il segretario della Cgil.  Ci sarà tempo, a settembre, per approfondire i temi del nuovo welfare con una pressione fiscale più bassa: ieri sera, Veltroni ha lanciato però un segnale chiaro al Nordest: la società è cambiata, non c’è solo il lavoro dipendente. Ci solo grandi ingiustizie da abolire, a partire dal regime fiscale che premia le miliardarie stock option dei manager e umilia i dipendenti con ritenute alla fonte inaccettabili. Ma, dopo Torino, anche ieri sera, Walter Veltroni ha voluto ribadire che la «lotta non riguarda la ricchezza, ma la povertà», tanto per citare Olof Palme. Un concetto che nel Nordest è regola di vita. E prima del faccia a faccia con Simonaggio-Faverin e Cum, il leader del Pd si è seduto al tavolo con Mario Carraro, Francesco Peghin, Fernando Zilio, Nicola Rossi e Sergio Gelain. Tema: la pressione fiscale troppo alta, che ammazza le imprese. E’ Zilio a recitare la parte del mattatore: «Ho l’impressione che il Veneto e il Nord siano delle vacche da mungere, con i soldi delle nostre tasse che finiscono al Sud», dice il presidente dell’Ascom: Visco dice che in Italia l’evasione fiscale raggiunge i 100 milioni di euro, ma si dimentica di colpire le vendite abusive e ci fa chiudere bottega se per errore ci dimentichiamo di emettere lo scontrino. Le tasse noi le paghiamo. Mario Carraro scuote la testa perplesso, mentre Francesco Peghin incalza: «Credo che l’impresa non possa sopportare un carico fiscale ancora più pesante, l’anno prossimo avremo il record in Europa. Sergio Gelain, invece, introduce il tema del federalismo fiscale. Veltroni ascolta. Non riesce ad assaggiare la mozzarella, beve un sorso d’acqua minerale e poi spiega la sua ricetta per cambiare l’Italia, per farla diventare un Paese moderno. E’ vero. Le tasse sono troppo alte, ma il problema è più complesso. Va snellita tutta la macchina burocratica. In queste giorni, spiega il sindaco di Roma, la politica si è messa in moto: gli studi di settore verranno rivisti, il governo ha presentato il progetto per il federalismo fiscale e la riforma della politica, i cui costi sono insostenibili. I tagli del 10% del numero degli eletti nelle istituzioni avrà un grande effetto. Ora sul tappeto c’è il Dpef con la riforma delle pensioni.

Gli imprenditori ascoltano. Veltroni è rassicurante. E insegue un sogno: cambiare la legge elettorale e introdurre il maggioritario seguendo il modello dei sindaci. «Cerchiamo di voltare pagina, prima di fare la guerra che se si é fatta per 12 anni, dove tutti erano contro qualcun altro. Mettiamoci attorno ad un tavolo - ha sottolineato - e definiamo la legge elettorale. Poi ognuno sarà sicuro che se vince avrà uno schieramento coeso che governa». «Adesso gli schieramenti - ha precisato Veltroni - sono inevitabilmente fatti per sconfiggere l’avversario e non per governare il Paese. Perché la legge elettorale attuale é fatta per questo. Io ci sono stato a Palazzo Chigi e vi giuro che i tempi delle decisioni sono infiniti perché il sistema è sbagliato: «Se noi introducessimo il fatto che il governo può mandare un ddl in Parlamento e quest’ultimo in un mese può approvarlo o respingerlo; o se si facesse la Finanziaria senza andare in aula ma con un dibattito in commissione e poi in aula la si approva o la si respinge, introdurremmo degli elementi di velocizzazione che oggi non ci sono». Già Palazzo Chigi: quando ci tornerà Veltroni?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Veltroni dialoga con il Nordest

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Promessa alle imprese: meno tasse, ma fate innovazione


PADOVA. Riforma del fisco, nuova legge elettorale maggioritaria e un drastico taglio ai costi della politica. E’ questa la ricetta che Walter Veltroni propone al Nordest, che ribolle contro gli studi di settore e scalpita per il federalismo fiscale. Bagno di folla per il sindaco di Roma che si candida a leader del Partito democratico, prima al Pedrocchi e poi al Centro Papa Luciani. Dialoga con le imprese, ascolta molto, prende nota della richiesta di riduzione delle tasse, promette sgravi a patto che le imprese rispondano con più innovazione, intende coinvolgere alla guida del Pd i colleghi sindaci e i governatori del Nord. Tutti soddisfatti.

«Noi vogliamo continuare ad essere la locomotiva dello sviluppo - dice l’industriale Mario Carraro - il nostro timore è che le incertezze della politica e la contaminazione dell’economia ci sottraggano questa funzione». «C’è urgente bisogno oggi - risponde Walter Veltroni - di uno shock innovativo che scuota il paese, che faccia cadere le ingessature, un’innovazione diffusa che coinvolga le istituzioni. Questa rivoluzione parte da qui». Walter Veltroni ieri sera al Pedrocchi ha fatto un primo assaggio con rappresentanti delle associazioni, politici, amministratori, uomini dei sindacati. La riconquista del Nordest da parte del partito nuovo, il Partito Democratico alla cui leadership il sindaco di Roma si candida, inizierà a settembre e proprio da Padova, città che ha voglia di nuovo. Può partire da qui questo new deal, che per ora è un sogno, ma che lascia aperta la finestra a speranze di realizzazione. Veltroni parla circondato dai timonieri dell’economia padovana, Assindustria, Confcommercio, Confesercenti e da una cintura più esterna di giornalisti. «C’è una nuova filosofia da mettere in circolo, c’è un nuovo rapporto da istituire tra governo e cittadini. Una volta le città erano un disastro, il filtro stretto dei partiti inquinava l’amministrazione. Ora sono migliorate. Come sindaco di Roma ho cercato un rapporto nuovo con la gente, la gente va ascoltata e poi bisogna fare sintesi. Il sindaco oggi ha potere effettivo e ciò gli consente di governare. Non dico che bisogna trapiantare questo modello in una dimensione nazionale, ma occorre comunque coglierne l’efficienza: il govermo decide, ha questo compito, deve poterlo svolgere, la commissione approva o boccia, le Camere approvano o bocciano. Questo in tempi brevi. Il meccanismo va velocizzato. Bisogna guarire dalla malattia del no, i no stratificati che bloccano o eludono la programmazione, bisogna sfoltire le 46 opinioni, giudizi, analisi necessarie per realizzare un’opera pubblica». Veltroni si fa ascoltare, cattura l’attenzione, ha un fascino particolare che si riscontra più negli attori, negli uomini di spettacolo che nei politici. A prescindere dall’età, sulla porta della sala degli Specchi c’è ad attenderlo il regista Mazzacurati, vestito con la trascuratezza dell’artista. Veltroni lo accoglie come un vecchio amico, lo abbraccia, gli scocca un bacio sulla guancia tra lo scoppiettare luminoso delle macchine fotografiche. «La seconda repubblica potrebbe partire da Padova - dice Piero Ruzzante, direttore del gruppo politico dell’Ulivo alla Camera - Certo questo lavoro di fondazione di un partito nuovo e di riconquista del consenso è difficile. Ma Veltroni ce la può fare. Al Lingotto ha buttato giù una sinopia in cui erano racchiuse idee nuove. L’accoppiata con Franceschini, poi, mi sembra un’ulteriore garanzia di successo. Dobbiamo archiviare la politica urlata, aggressiva, dobbiamo imparare a costruire il confronto, dobbiamo essere pronti ad ascoltare. La sinistra deve riconquistare spazi in nome di valori. Non è vero che da un’implosione dei Ds traggano vantaggio gli uomini della sinistra radicale, perdiamo tutti. Ci sono spazi su cui sono possibili convergenze allargate. Ne citerò due: la sicurezza e il federalismo fiscale, potrei aggiungere la politica estera. Ricordo anche che il partito Democratico è l’unico che nell’atto di fondazione sancisca la partecipazione». Peghin, presidente di Assindustria Padova: «Certamente Veltroni ci lascia intravvedere qualcosa di nuovo. Io, comunque, sono qui per capire, per ascoltare». Marina Bastianello, presidente dell’Arci: «Regalo a Walter oltre al libro sui cinquant’anni dell’associazione, il mio intervento fatto nel 1999 quando lui era segretario dei Ds. Allora gli dissi, citando una canzone di Dalla: «Non occorre che sia tre volte Natale e festa tutto l’anno, mi basta molto meno, ma bisogna cambiare lo strumento perché se lo strumento è il martello tutti i problemi sono chiodi». Nicola Rossi, presidente della Confesercenti: «Il primo Prodi a me è piaciuto, ci ha fatto entrare in Europa, ma aveva un’ottima squadra, irripetibile, poi ha perso smalto e forza, ha commesso errori. Ci vuole qualcosa di nuovo. Veltroni mi è piaciuto. E’ uno che sta a sentire e che sa fare sintesi». Fernando Zilio, presidente della Confcommercio, dice: «Siamo stanchi che scendano a Sud treni pieni di denaro e risalgano al Nord pieni di spazzatura. Il federalismo fiscale permetterà una gestione più equa, federalismo corretto, vero». Poi Zilio parla con nostalgia della Padova di una volta quando si poteva girare per strada anche di notte senza paura. «Adesso la mia città va sulle prime pagine dei giornali non per l’eccellenza della sua sanità ma per le aggressioni e le rapine».

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Da Padova la sfida di Veltroni

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Il candidato alla segreteria del Partito democratico stasera al centro Papa Luciani


PADOVA. Il tour ufficiale inizierà a settembre, sempre da Padova; ma già stasera si avrà un «assaggio» della «nuova Italia» che Walter Veltroni e il suo potenziale vice, candidato con lui in ticket alle primarie del Partito democratico, intende proporre agli elettori del Nord e del Nordest, a cominciare dalle riforme, dal federalismo fiscale, dalla riduzione delle tasse, dalla sicurezza nelle città. L’appuntamento è alle 21, nel Centro Papa Luciani, nel quartiere Forcellini.


Veltroni: un Pd che sappia decidere
Meno tasse e burocrazia e lotta severa all’evasione

Quando, accettando l’invito della Fondazione Musica per Roma, abbiamo iniziato a realizzare l’idea di tenere una «lezione» di politica, di fatto abbiamo accettato di affrontare una scommessa: quella di dare corpo e sostanza, attraverso le immagini e le parole di uomini e donne che riteniamo esemplari, all’idea di impegno, di senso civico, di partecipazione. All’idea del farsi carico degli altri, di ascoltare il nostro prossimo per poter proporre soluzioni concrete. In un momento in cui si corre il rischio della disaffezione e della chiusura nell’indifferenza, in cui la partecipazione alla politica dei cittadini è a dir poco sempre meno appassionata, abbiamo provato a tracciare l’orizzonte verso il quale muoversi, abbiamo provato a condividere i motivi di una scelta, a ritornare alle ragioni per cui è possibile lavorare insieme per un obiettivo condiviso. Abbiamo provato a mettere in chiaro quello che a volte rimane sottotraccia, a mostrare cosa può essere la passione politica, l’amore per il proprio Paese, il senso dello Stato e delle istituzioni, l’impegno per la propria comunità, la tenacia e la capacità di inseguire un ideale. E insieme a tutto questo, abbiamo voluto pensare alla concretezza di una politica che deve essere necessariamente lieve e forte, che deve saper ascoltare e trovare risposte, per accompagnare le aspirazioni e i progetti di ognuno. Una politica che sappia ridare fiducia e speranza nel futuro, che sappia essere vicina alle preoccupazioni quotidiane di un anziano non autosufficiente o di un giovane prigioniero della precarietà, che vede allontanarsi di anno in anno, di giorno in giorno, la possibilità di realizzare i suoi sogni. Una politica che sappia combattere a fondo l’evasione, e così possa iniziare a percorrere le vie per un alleggerimento della pressione fiscale. Una politica che, dunque, sappia scegliere, sappia decidere, mettendo al centro l’interesse generale, dell’intera comunità nazionale, quando si tratta di dire sì a un’infrastruttura o di avviare le misure per ridurre l’inquinamento ambientale.  Una politica che sappia sostenere l’impresa, che punti sulla capacità di investimento e di innovazione, che renda leggero il peso degli adempimenti amministrativi e contribuisca a costruire un contesto favorevole per l’iniziativa economica. Che scelga di sostenere chi ha il coraggio e l’inventiva per avviare una propria impresa, che sia al fianco di chi lavora duramente, di chi rischia, di chi si mette in gioco in prima persona. E ancora, che non rinunci e anzi rimetta al centro l’eguaglianza delle opportunità, non dei punti di arrivo ma di quelli di partenza, affinché ogni persona abbia la possibilità di realizzare le proprie aspirazioni. Con un investimento continuo nei legami della comunità, nella costruzione di coesione sociale giorno per giorno, con la scelta chiara della strada dell’integrazione e dell’accoglienza accanto a quella della tutela della sicurezza. E’ di questa politica che c’è bisogno, di questa concretezza e di questa idealità, che ritroveremo anche stasera qui a Padova, nel Centro dedicato a Papa Luciani. Ci saranno in futuro, e proprio in questa città, altri momenti dedicati ad approfondimenti più specifici, per entrare nel dettaglio delle questioni, per sostenere proposte e misure concrete, prima fra tutte quella di un nuovo assetto del sistema fiscale italiano. Ma ognuna di queste proposte, di queste misure concrete, avrà valore proprio perché fa riferimento a ideali, a valori, a impegni presi. Alla scelta di fondo che è quella di pensare se stessi sempre in relazione agli altri, e di pensare non solo all’oggi ma al domani, al futuro del nostro Paese, di tutti gli italiani.

Walter Veltroni

 

Il viaggio nella nuova Italia parte dal Nordest in rivolta
PADOVA. Veltroni nel cuore del Nordest, che volta le spalle all’Unione e vota in massa Cdl: riuscirà il sindaco di Roma a convogliare la protesta degli insoddisfatti elettori veneti in nuovo consenso al Partito democratico? La prima risposta potrebbe già arrivare questa sera al Centro Papa Luciani a Padova, dove alle 21 il sindaco di Roma, metterà a fuoco prospettive e programmi. Il tour programmatico di Walter Veltroni prende il via dunque dall’epicentro della ribellione di artigiani e commercianti contro gli studi di settore, che oggi il governo si è impegnato a rivedere. Dall’economia alla sicurezza, all’urgenza di mettere il turbo allo sviluppo sintonizzandosi tuttavia sulla stessa lunghezza d’onda del rispetto ambientale. Ma i temi cari al Nordest e a questa terra di scontenti in rotta con il governo Prodi non si fermano qui. Veltroni lo sa bene, tant’è che gli organizzatori dell’evento - ovvero il centro studi Ettore Luccini - ha pianificato ogni punto dell’oratio veltroniana: infrastrutture, futuro di Venezia, ambiente, libertà d’impresa, federalismo fiscale, tasse, orgoglio di un popolo riemerso da solo dalla miseria e dalla pellagra, e sicurezza. Di tutto, di più. L’arrivo in città di Veltroni è molto atteso dai diessini e dagli esponenti della Margherita. In platea hanno già confermato la propria presenza il sindaco di Padova Flavio Zanonato e Piero Ruzzante, presidente del gruppo parlamentare della Camera, il più stretto collaboratore di Dario Franceschini, futuro numero 2 del Pd. E poi Margherita Miotto, segretaria di Dl e stretta collaboratrice di Rosy Bindi che mira a candidarsi alle primarie come leader dei cattolici democratici. Ci saranno ovviamente anche Fabio Rocco e Giovanni Gallo (Ds): insomma, il popolo del Partito Democratico della terra dei miracoli che guarda a destra e alla Lega. Ma ci sarà, in prima fila, estremamente interessato all’uscita padovana di Veltroni, anche il leader della Camera del Lavoro di Padova, quell’Ilario Simonaggio che tanti operai rappresenta. Sentitelo: «Sarà una buona occasione», dice il segretario della Cgil, «per sentire qual è la ricetta del possibile candidato a guidare il Partito Democratico per questo territorio di frontiera. Ha fatto bene Veltroni, con il suo giro di ascolto politico, a partire da Padova. So che tornerà a settembre per una vera consultazione con la società veneta. Noi siamo un sindacato che guarda alla radice dei programmi e dei progetti dei candidati e delle coalizioni. Per questa ragione, ciò che dirà Veltroni diventa indubbiamente di grande valore simbolico. Questo è un importante appuntamento per la democrazia e per l’attenzione dovuta a questa parte del paese. In queste settimane abbiamo difeso le ragioni del risanamento, equità, sviluppo del programma del governo Prodi, e oggi sul Dpef 2008-2011 confermiamo il giudizio positivo sui contenuti. Ma il Nordest si aspetta di più: e non sarà affatto facile per Veltroni convincere delusi, incerti, insoddisfatti di questo primo anno di navigazione dell’Unione». Non saranno invece della serata i «ribelli», ovvero i fedelissimi del gruppo di sinistra che fa capo a Fabio Mussi. Tra questi, Attilio Motta: «E’ chiaro che non ci saremo a Padova, anche se pur essendo usciti dai Ds abbiamo atteggiamenti di serena attenzione nei confronti di Veltroni. Lui è chiaramente la persona giusta per fare il leader del Pd, ci ha sempre creduto. Però la sua proposta sulla riforma elettorale che tende a spazzare via i partitini non l’accettiamo: l’impressione è che voglia allearsi ai partiti di centro. All’Udc, insomma, tagliando non solo il nostro 2% ma tutto quel 10-12% della sinistra storica e radicale». Anche se non ci sarà, Motta lancia tuttavia un messaggio a Veltroni: «In Italia deve sopravvivere un chiaro riferimento di sinistra. Noi vogliamo essere alleati del Partito Democratico, ma dalle ultime esternazioni non so se loro vogliano essere nostri alleati». Stasera, quindi, tocca a Veltroni rispondere: il viaggio a Nordest è appena iniziato.

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Pd, Rocco segretario ed ecco i nomi dei padovani

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Yes, we can. Alle 10.30 di ieri, alla Fornace Carotta, un lungo applauso ha sancito la nomina di Fabio Rocco a coordinatore dell’Assemblea Provinciale del Partito Democratico di Padova. Un atto formale a conclusione del discorso di investitura del neo-presidente: «Abbiamo avuto il coraggio di metterci in gioco. Tutti hanno parlato di primarie, noi le abbiamo realizzate e a quelle del 10 Febbraio sono arrivati molti votanti nuovi a costituire i circoli, oltre che ad indicare i candidati locali». Rocco parla a 360 gradi una nuova grande cultura politica. Chi c’è. Altrove impegnato il segretario regionale Paolo Giaretta, che l’altra sera aveva partecipato con l’on.Follini ad un dibattito nell’Alta Padovana, erano presenti gli onorevoli Colasio e Naccarato, Piero Ruzzante ed un silenzioso quanto attento Flavio Zanonato; assieme ad un gran numero di assessori, consiglieri regionali, sindaci e consiglieri comunali della provincia. Poi Rocco affronta il nodo delle candidature: «L’Assemblea Provinciale ha individuato una rosa di nomi, che verranno consegnati alla segreteria regionale; per poi passare a Roma, dove l’ultima parola spetterà a Veltroni. Abbiamo scelto tenendo presenti criteri di rappresentanza e di innovazione: donne, giovani, società civile, professionalità, territorialità». I nomi. Ecco i nominativi, che si aggiungono a quelli degli eletti Giaretta, Colasio, Naccarato e Margherita Miotto per il Senato: Ricciarda Avesani; Cristina Bonetti; Roberta Donolato e Franco Frigo, lettiani con grande radicamento sul territorio, come Mimmo Minasola a Padova; Federico Ossari, sindaco di Pontelongo; Barbara Peron, vicesindaco di Vigodarzere; Silvia Ruzzon, consigliere comunale ad Este; Silvano Sabbadin, sindaco di Galliera; Dino Scantamburlo, ex parlamentare Ppi. In stand-by Franca Bimbi, che assiste sola all’incontro. Il dibattito. Piero Ruzzante ribadisce la scelta vincente di Veltroni di «andare soli». Ed addita le candidature di Umberto Veronesi, del figlio del giudice Alessandrini, dello scrittore-magistrato Carofiglio, del figlio di Bachelet. Specificando: «Avremmo preferito anche qui le primarie, ma non c’è il tempo e dobbiamo chiudere le liste in fretta per partire prima dei nostri avversari». Concreto Naccarato: «Chiediamoci cosa ciascuno di noi può fare per la campagna elettorale. Né lasciamoci scippare a destra o a sinistra temi quali terza settimana, lavoro, stipendi, precariato: saremmo stupidi se lasciassimo perdere provvedimenti presi in carico dal governo Prodi». A Paolo Giacon, che chiede di candidare almeno due giovani under 30, Rocco promette di metterli in lista entro qualche giorno. Prima dell’approvazione finale del documento programmatico, l’annuncio: Walter Weltroni farà tappa a Padova col suo pullman verde l’11 Marzo.

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