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DOPO L'INTERRROGAZIONE CINQUE NUOVI GIUDICI A PADOVA

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Mattino di Padova 6 novembre 2016 - Ha avuto buon esito l’interrogazione a risposta scritta presentata da Alessandro Naccarato al ministro della Giustizia sulla carenza di magistrati in Veneto. Ovvero «agli uffici giudicanti di primo grado del distretti della Corte d'Appello di Venezia sono stati complessivamente assegnati 29 ulteriori posti di giudice, 5 dei quali in incremento della dotazione prevista per il Tribunale di Padova. Agli uffici requirenti del distretto sono state, invece, assegnate 9 unità aggiuntive, una delle quali in aumento delle dotazioni della Procura di Padova». Questa la risposta all’interrogazione a firma di Alessandro Naccarato con i deputati Vanessa Camani, Margherita Miotto,  Giulia Narduolo, Gessica Rostellato e Alessandro Zan. «Il distretto giudiziario del Veneto è all'ultimo posto in Italia per quanto riguarda il rapporto magistrati-popolazione» si legge nell’interrogazione; «Nella regione Veneto che coincide con il distretto giudiziario, tale rapporto è di un magistrato di Corte d'appello ogni 99 mila abitanti e un magistrato di tribunale ogni 14 mila abitanti;  questo rapporto è la metà di quello di altri distretti italiani, che dispongono del doppio di magistrati rispetto al Veneto, con una sproporzione immotivata;  già in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, il Procuratore generale aveva rinnovato l'allarme, inviato al Ministero nel marzo 2014, facendo presente che l'organico dei magistrati conta 415 unità, ma gli effettivi sono 40 in meno, inoltre mancano 345 cancellieri su 1803 previsti dalla pianta organica;  in particolare, a Padova il rapporto giudice-popolazione scende a un magistrato ogni 15 mila abitanti, mentre, per comprendere la sproporzione, in Molise è di un magistrato ogni 5 mila abitanti. E il territorio della provincia di Padova conta 900 mila residenti, 68 mila attività economiche e un numero crescente di reati legati al mondo delle imprese e della finanza».
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Bike sharing in calo 11% di bici in meno «Decrescita infelice»

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Mattino di Padova 7 novembre 2016 - «Padova ha un buon sistema di mobilità auto-bici, l’unica richiesta che facciamo è che aumentino le postazioni nei luoghi dove si fa impresa». Gianni Potti, vicepresidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici pigia sull’acceleratore, convinto che il progresso passi attraverso anche la condivisione. «Bike e car sharing rappresentano il presente e il futuro», spiega Potti. «Perché abbassano i costi della mobilità e sono ecosostenibili. La direzione è tracciata. A Milano, per esempio, nell’Area C, ormai l’utilizzo dei mezzi condivisi è diventata una consuetudine. E se guardiamo altre città europee, in Francia e in Spagna, il bike sharing è un mezzo di trasporto usatissimo perché trasforma in low cost il trasporto individuale. Anche perché ormai grazie al digitale con tre tocchi si può prenotare un’auto o una bicicletta per spostarsi in città».di Claudio Malfitano È il contrario della più elementare legge di mercato: all’aumentare della domanda si abbassa l’offerta. Il bike sharing di Padova diventa un paradosso. Almeno secondo la denuncia del giovane consigliere dem Enrico Beda, che dati alla mano, denuncia la «decrescita di uno dei fiori all’occhiello della città». Decrescita assolutamente infelice se si pensa che il servizio di “bici in condivisione” è uno degli elementi che trascinano Padova nelle zone alte della classifica delle smart city italiane. I numeri in calo. Beda, grazie a un accesso agli atti, ha messo in fila le cifre del servizio, operato dalla società torinese “Bicincittà srl”, a partire dall’inaugurazione nel luglio del 2013. All’inizio le bici in movimento erano 170 (di cui 20 a pedalata assistita) e 28 le stazioni in città. Oggi, a distanza di due anni, anziché aumentare viste le 2 mila persone che quotidianamente usano il servizio, le bici disponibili sono scese a 150 (di cui 15 a pedalata assistita) e le stazioni a 27, perché la stazione di via Marzolo, chiusa nel 2015, non è stata sostituita. Un calo dell’11%. «In tutte le città d’Italia il bike sharing viene incrementato anno dopo anno. I comuni trovano le risorse per coprire zone periferiche e quartieri – osserva Enrico Beda – Questo processo a Padova si è completamente fermato, nonostante ci fossero moltissime opportunità per allargarlo». Quartieri dimenticati. Alcune aree della città sono clamorosamente ignorate dal bike sharing: primo fra tutti l’Arcella, il quartiere con la maggiore densità di studenti universitari. Il servizio si ferma infatti all’altezza di piazzale Stazione. Senza stazioni è anche l’altro popoloso rione di Padova: la Guizza. Lo stallo più a sud è infatti in Prato della Valle. Ma ci sono anche comuni della cintura che potrebbero essere interessati all’espansione, come Vigodarzere, Rubano e Cadoneghe. «Ci siamo battuti in consiglio comunale per trovare i finanziamenti per allargare il servizio ma il sindaco non ci sente – aggiunge Gianni Berno, consigliere Pd – È ferma addirittura da 18 mesi una mia mozione, approvata all’unanimità, per portare una stazione a Chiesanuova e valutare altre aperture nei quartieri. Nulla è stato fatto». Finanziamenti mancati. Eppure le opportunità non mancherebbero. Anche perché il progetto bike sharing è stato realizzato a Padova con un costo relativamente contenuto: 456 mila euro, cofinanziati da alcuni fondi europei. «Con il decreto sulla mobilità sostenibile approvato lo scorso ottobre, abbiamo messo a disposizione per i comuni sopra i 100 mila abitanti un fondo di 35 milioni di euro per sviluppare progetti di mobilità sostenibile – afferma la parlamentare padovana Giulia Narduolo – Padova potrebbe accaparrarsi da 200 mila euro fino a un massimo di un milione, con cui potrebbe potenziare il bike sharing, oltre a realizzare percorsi protetti per gli spostamenti a piedi o in bicicletta e, in generale, progettare programmi di riduzione del traffico e quindi dell’inquinamento. C’è tempo fino al 10 gennaio 2017 per presentare le proposte. Spero che Bitonci si metta subito al lavoro e la smetta con gli annunci. Altrimenti saremo costretti a registrare un’altra opportunità perduta».
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«IN SETTE ANNI SPESI 240 MILIONI PER FARE IL NUOVO SU VECCHIO»

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MATTINO DI PADOVA 28 AGOSTO2016 - «L’ospedale a Padova Est non si farà mai. Ci sono una serie di elementi ad indicarlo. Ma c’è principalmente un dato: tra il 2011 e il 2018 c’è una spesa di 240 milioni di euro per interventi sul policlinico e sul Sant’Antonio. Non la semplice manutenzione ma interventi destinati a durare molti anni», afferma il deputato Alessandro Naccarato, seguito a ruota dal capogruppo Umberto Zampieri:
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Padova Tre: liquidare la società, individuare i responsabili del disastro e fare una nuova gara

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La bocciatura del Bilancio di Padova Tre srl da parte del Consorzio Padova Sud è un atto obbligato dalla situazione fallimentare e conferma le critiche avanzate nel passato. Il disastro è stato causato da anni di gestioni negative, caratterizzate da errori, irregolarità, favori agli operatori privati, conflitti d’interesse. Le recenti promesse di maggiore trasparenza e di risanamento si sono rivelate ingannevoli e sono servite soltanto ad allungare l’agonia di Padova Tre e a offuscare la catena di responsabilità. Il bando di gara originale e i dati economici della società presentano diverse anomalie e devono essere analizzati con serietà dai comuni soci, che finora, salvo qualche rara eccezione, non hanno controllato, e dalle autorità giudiziarie competenti.

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