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Padova Tre: liquidare la società, individuare i responsabili del disastro e fare una nuova gara

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La bocciatura del Bilancio di Padova Tre srl da parte del Consorzio Padova Sud è un atto obbligato dalla situazione fallimentare e conferma le critiche avanzate nel passato. Il disastro è stato causato da anni di gestioni negative, caratterizzate da errori, irregolarità, favori agli operatori privati, conflitti d’interesse. Le recenti promesse di maggiore trasparenza e di risanamento si sono rivelate ingannevoli e sono servite soltanto ad allungare l’agonia di Padova Tre e a offuscare la catena di responsabilità. Il bando di gara originale e i dati economici della società presentano diverse anomalie e devono essere analizzati con serietà dai comuni soci, che finora, salvo qualche rara eccezione, non hanno controllato, e dalle autorità giudiziarie competenti.
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NUOVO OSPEDALE A PADOVA EST TRA BUGIE E SPECULAZIONI

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Facciamo chiarezza sul percorso che ha portato l'Amministrazione Bitonci a individuare l'area di Padova Est per la realizzazione del nuovo ospedale di Padova.

1. Il mandato degli elettori viene tradito e inizia il "balletto" sulle aree per l'ospedale.

Dopo una campagna elettorale in cui Bitonci prometteva la ristrutturazione completa dell'attuale polo ospedaliero la sua amministrazione fa marcia indietro. Prima rinuncia al progetto del cosiddetto "nuovo su vecchio", poi indica l'area di via Corrado sui terreni del Cus e di Acegas Aps e infine cambia ancora idea con un ribaltone che lo porta a indicare nel novembre del 2014 l'area di Padova Est sui terreni di San Lazzaro. Un atteggiamento ondivago che ha fatto perdere tempo alla città e lo ha portato a smentire sé stesso oltre che a tradire il mandato ricevuto dai padovani. E’ da notare inoltre che non esiste alcun progetto e non ci sono risorse stanziate dalla Regione per il nuovo ospedale di Padova.

2. Padova Est, una scelta poco trasparente. 

La scelta di San Lazzaro è avvenuta in contrasto con la programmazione urbanistica, con modalità poco trasparenti e favorisce i privati che possiedono le aree e un nutrito gruppo di professionisti (liquidatori, avvocati, commercialisti) interessati alle pratiche amministrative per conto delle società proprietarie.

3. Società private ben informate avevano già avviato speculazioni sui terreni di San Lazzaro quattro mesi prima dell'annuncio del Sindaco.
Mentre Bitonci annunciava alla città la sua ultima scelta relativa a Padova Est già da quattro mesi si era avviata un'attività speculativa sull'area di San Lazzaro. Nell'agosto 2014 infatti una società di imprenditori italiani, ma con capitale estero, la BPD Capital DV, attraverso l'acquisizione di una società in stato prefallimentare acquista, per solo 1 euro, il 70% della proprietà che detiene i terreni dell'area di San Lazzaro. Gli stessi terreni che assieme a quelli già in possesso del Comune dovranno ospitare l'area del nuovo ospedale.
BPD Capital DV, come testimonia quanto scrive nel suo stesso bilancio 2014, conosceva già l'idea di portare in quell'area l'ospedale, ben quattro mesi prima dell'annuncio del Sindaco. Come potevano i privati conoscere in anticipo i progetti del Comune e realizzare così una speculazione sull'area? La programmazione urbanistica infatti non ha mai previsto il nuovo ospedale a San Lazzaro.

4. Emergono legami tra i privati e un membro della commissione tecnica del Comune. E' conflitto di interesse.
Ma c'è di più. Un anno dopo l'acquisto, nel luglio 2015, i privati presentano al Comune un progetto di edificazione dell'area che fa emergere un altro fatto preoccupante: uno dei due progettisti a servizio della società privata è stato per anni il dirigente del settore urbanistica del Comune ed è stato membro del tavolo tecnico istituito dall’amministrazione per decidere sul nuovo ospedale. Si tratta quindi di un evidente conflitto di interessi.
Come è possibile che un esperto nominato dal Comune, che dovrebbe essere imparziale e slegato da interessi privati, sia lo stesso progettista dei proprietari dei terreni?
Nell'agosto del 2015 il Partito Democratico accende i riflettori su questa preoccupante vicenda e inizia a chiedere risposte al Sindaco.

5. Il conflitto di interessi si allarga.
Nel luglio 2015 il proprietario dell’area confinante con il sito scelto dalla giunta Bitonci per realizzare il nuovo ospedale ha affidato a una società la rappresentanza delle attività per lo sviluppo urbanistico e commerciale dell’area. Il socio di maggioranza di questa società è dall’autunno del 2014 consulente dell’azienda ospedaliera di Padova per le problematiche sulla realizzazione del nuovo ospedale. Il socio-consulente è intervenuto nelle riunioni che hanno determinato lo spostamento dell’ospedale da Padova ovest a Padova est. Il socio-consulente partecipa a queste riunioni in quanto socio della società che deve valorizzare l’area di San lazzaro o in quanto consulente dell’azienda ospedaliera? Interviene per tutelare gli interessi della società privata o dell’azienda ospedaliera?

6. La rivelazione sui rischi idrogeologici delle aree. La relazione è stata scritta sotto pressioni per favorire lo spostamento a Padova Est?

La decisione di portare l'ospedale a Padova Est richiedeva di interrompere l'iter avviato dalla precedente amministrazione. Questo è stato possibile attraverso la relazione tecnica di Tiziano Pinato, responsabile della sezione difesa del suolo della Regione Veneto, che ha firmato lo studio sulla sicurezza idraulica delle aree sulle quali realizzare il nuovo ospedale. La sua relazione stabilisce che è più sicura e conveniente la zona di San Lazzaro perché i costi per la messa in sicurezza di Padova Ovest sarebbero ammontati a oltre 60 milioni di euro.
Lo stesso Tiziano Pinato però, sentito in aula come teste nel corso del processo per la tentata concussione per la nuova sede dell’Arpav, rivela di aver "subito pressioni" affinché l'area di Padova Ovest fosse fatta apparire come un acquitrinio per favorire i terreni di San Lazzaro.
 


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SANTINI (PD): "Indipendenza bluff. Veneto autonomo solo con negoziato"

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CORRIERE VENETO 9/7/2016 - Non c'e' due senza tre. E cosi' si affaccia nella calda estate della politica veneta la proposta di un referendum sull'indipendenza. Si tratta, è evidente a tutti, di un'arma di distrazione di massa. Non solo perche' il quesito è stato già bocciato dalla Consulta come incostituzionale, ma anche perche' i legislatori veneti, ed in primis la giunta Zaia, dovrebbero occuparsi di ben altre questioni con la crisi del sistema bancario, il sostegno alla ripresa economica, l'avvio su tutto il territorio regionale dell'alternanza scuola lavoro. Per altro questa scomposta mossa politica avviene mentre è aperto un canale di negoziato tra la Regione e lo Stato per una maggiore autonomia. Assurdo, a meno che lo scopo non sia quello di far saltare quel tavolo, cosi' faticosamente costruito. Avviare un negoziato tra  Regione Veneto e lo Stato sulla autonomia ha ragione d’essere: il Veneto è' l'unica regione italiana che confina con due regioni a statuto speciale per larga parte del suo territorio e a causa degli squilibri che questo determina, da tempo è maturata la convinzione della necessità  di una maggiore   autonomia. Bene ha fatto il Governo a dichiarare la disponibilità di aprire il negoziato con la Regione Veneto, nel rispetto dei suoi doveri istituzionali e in sintonia con il sentimento ed i pensieri dei cittadini veneti. Un negoziato che secondo la richiesta  della Regione Veneto, inizierà sulla base di quanto previsto dall'attuale art.116 comma 3 della Costituzione ma inevitabilmente, il negoziato Governo Regione Veneto troverà compimento solo alla luce del nuovo articolo 116 della Costituzione riformata. Quale dunque il senso di un referendum consultivo per una maggiore autonomia del Veneto cosi’ come  richiesto dalla Legge Regionale n.15?  Esso è senza altro legittimo, in quanto si svolge su  un quesito autorizzato dalla Corte Costituzionale. Si tratta tuttavia   di un Referendum consultivo  basato su un quesito di carattere generale  che anche in caso di parere favorevole (come appare scontato data la genericità del quesito),  ha necessità per essere efficace di una  successiva intesa tra la Regione e lo Stato  e di una legge nazionale votata da entrambe le Camere.  Si può quindi sostenere senza nessuna forzatura dal punto di vista dell'efficacia che il Referendum consultivo proposto dalla Giunta regionale abbia una minore utilità rispetto all'approvazione con il si della riforma costituzionale nel Referendum confermativo di ottobre.  Infatti con il si  entrerebbe in vigore la riforma della Costituzione e con essa la nuova versione dell'art.116 comma 3, che rende possibile una maggiore autonomia per la Regione richiedente e vincola maggiormente il Governo sia alla realizzazione dell'intesa con la Regione, sia per la successiva legge dello Stato.

Sia che ci fosse la contemporaneità con il Referendum costituzionale sia che non ci fosse, il risultato non cambia. Votando si al Referendum costituzionale si da comunque molta  più forza alla possibilità sancita dalla Costituzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia per il Veneto, in quanto è una Regione che ha già  un negoziato aperto con il Governo per raggiungere quel risultato.  Autorevoli esperti sostengono che il Referendum consultivo sul l'autonomia del Veneto va fatto perché avrebbe una adesione molto ampia, quasi plebiscitaria e questo rappresenterebbe una sorta di "atto costitutivo" per la Autonomia del Veneto e ciò  darebbe più forza alla trattativa Regione Veneto -Governo.  A prescindere dalle  valutazioni  soggettive sul valore dell'autonomia,  resta il fatto che il voto al Referendum confermativo sulla riforma della Costituzione  che vedesse nel Veneto una larga maggioranza di SI, avrebbe ugualmente un peso molto forte per favorire un esito positivo del negoziato tra la Regione Veneto e il Governo sull'autonomia prevista dall'art.116 comma 3 riformato.

Le considerazioni svolte sul negoziato tra Governo e Regione e sul suo intrecciarsi con la riforma della Costituzione rappresentano buone  ragioni per sostenere come il Referendum consultivo sull'autonomia proposto da Zaia pur essendo legittimo, sia in realtà meno utile alla causa dell'autonomia per la Regione Veneto  rispetto al Referendum costituzionale. Del tutto inutile ed inattuabile quello sull'indipendenza. Utile soltanto ad alcune forze politiche per farsi notare, in mancanza di proposte alternative sui temi che davvero stanno a cuore ai veneti: lavoro, impresa, credito, formazione e coesione sociale.

UNITÀ.TV