Rassegna Stampa

Stampa
PDF

Confesercenti: basta, troppi partitini

on . Postato in Rassegna Stampa

Anche i Ds raccolgono firme a sostegno della consultazione popolare

«Meno partiti, più riforme: ci metto la firma!». Parte con questo slogan la storica adesione della Confesercenti di Padova alla raccolta firme legata ai referendum per la riforma elettorale, promossa dal Comitato promotore dei Referendum elettorali 2008. Non era mai accaduto, infatti, che l’associazione dei commercianti si schierasse nelle campagne referendarie che hanno contrassegnato la storia d’Italia. «Ma questa volta siamo costretti a farlo -interviene il presidente della Confesercenti provinciale, Nicola Rossi- in quanto con questo sistema proporzionale il territorio e i suoi abitanti non sono più in grado di esprimere nulla a livello di scelte politiche. E questo non è sopportabile». Il sì della Confesercenti al referendum è stato illustrato ieri dalla presidenza dell’associazione stessa assieme al coordinatore provinciale del Comitato Antonio Danieli. Come sottolinea Nicola Rossi «abbiamo deciso di appoggiare questa raccolta firme perché questa legge elettorale non va bene, crea una moltitudine di partitini inutili». Insomma, il motto d’ordine è «tornare al sistema maggioritario». Lo dice chiaramente il direttore della Confesercenti, Maurizio Francescon: «Serve una nuova legge elettorale che assicuri la rappresentatività delle istituzioni, la stabilità e la coesione delle maggioranze». Hanno già raccolto oltre 500 firme a favore del referendum anche i Ds di Padova, tra queste anche quella del primo cittadino Flavio Zanonato. «La Quercia padovana ha deciso di sottoscrivere il referendum, perché riteniamo sia l’unica strada per modificare la legge elettorale» spiega il segretario provinciale Fabio Rocco. I diessini adesso cercano il «rush finale». Per questo negli ultimi giorni di raccolta (il 24 luglio è il termine ultimo per presentare le firme a Roma) si moltiplicheranno i banchetti nelle piazze e nei mercati.

Stampa
PDF

Veltroni: Padova laboratorio della riforma del fisco

on . Postato in Rassegna Stampa

PADOVA. Ridurre il peso del fisco e rimodellare il welfare state nel giro di tre anni. Walter Veltroni ha scelto Padova come «laboratorio» della sfida più difficile: tagliare le tasse, ridurre l’Irpef e l’Ici. «Ci siamo dati appuntamento a settembre: il leader del Pd inizierà proprio da Padova il suo viaggio in Italia e qui presenterà le proposte di riforma del fisco», spiega Massimo Carraro, «il Nord Est si aspetta grande attenzione e il futuro leader del Pd ha proposto uno shock innovativo che condivido profondamente. Mi auguro solo che la sinistra superi la sindrome dell’autodistruzione, di chi come Cacciari insegue sempre un’idea migliore e diversa pur di non fare un gioco di squadra». Lo «shock innovativo» riguarda in primis la nuova legge elettorale maggioritaria che il parlamento è chiamato ad approvare: ieri Prodi ha dato il via libera. Poi toccherà alle relazioni sindacali: basta con la guerra tra lavoratori dipendenti e autonomi, altrimenti la sinistra è destinata all’eterno suicidio, ha detto Veltroni. Bisogna pensare ai precari, a chi non riesce ad entrare nel mondo del lavoro e lo scontro ideologico con la galassia delle professioni autonome va messo in soffitta. Le parole pronunciate al Pedrocchi hanno scatenato le reazioni dei sindacati, che replicano con un comunicato unitario: «La ricchezza prodotta a Nordest è il risultato del lavoro prima che delle imprese. Riteniamo che amare l’Italia è pagare le tasse dovute per garantire il progresso sociale», spiegano Simonaggio, Faverin e Cum. «Quindi nessuna contrapposizione, né ieri, né nelle prossime occasioni, ma nemmeno buonismo e colpevoli silenzi sui doveri dei cittadini italiani». «In queste settimane», continua la lettera, «abbiamo difeso le ragioni del risanamento, dell’equità e dello sviluppo del programma del Governo Prodi e oggi confermiamo il giudizio positivo sui contenuti sul Dpef.

Ma i lavoratori e pensionati del Nord Est si aspettano di più», sottolineano i segretari di Cgil Cisl e Uil. «Ci aspettiamo che non sia abbassata la guardia sull’equità fiscale e diciamo che pensioni e salari sono bassi. Che i problemi della terza e quarta settimana sono sempre in lista d’attesa. Che i lavori non sono uguali e non siamo uguali di fronte allo scalone. Che si deve fare di più per battere l’evasione contributiva, per unificare le regole tra versamenti e rendimenti delle pensioni prima di chiedere sacrifici sempre ai soliti noti (lavoratori dipendenti)». Da Roma, Veltroni non replica. Ma al Papa Luciani, mercoledì sera ha chiuso il suo primo viaggio nel Nord Est che ribolle, con un impegno solenne. «Le tasse si possono ridurre gradualmente: ci proveremo». E al suo fianco scende proprio Massimo Carraro, leader dell’Ulivo alle regionali del 2005: «Non capisco la reazione stizzita dei sindacati. Veltroni ha ribadito gli stessi concetti alle categorie economiche e a Cgil Cisl e Uil parlando degli studi di settore. Il suo invito a non perseverare nella guerra tra lavoratori dipendenti e autonomi è la premessa della riforma del welfare: la pressione fiscale ha raggiunto livelli elevatissimi e non solo a causa dell’Irpef. Tant’è vero che il governo si è impegnato a rivedere gli studi di settore e a tagliare l’Ici sulla prima casa nel 2008». A parte le scintille dei sindacati, Ds e Margherita marciano compatti verso l’investitura a Veltroni del 14 ottobre o il ministro Bersani sta già arruolando larghi consensi, magari in tandem con Letta? «Gli elettori ci chiedono unità. Io stimo Bersani ma spero che non si candidi, sarebbe un errore. A meno che la sinistra non voglia farsi eternamente del male: io ho già scelto. E sto con Veltroni, anche perché prende l’aereo alle 7,30 come noi, gente operosa del Nord».

Stampa
PDF

Meno tasse e voltare pagina a Nordest

on . Postato in Rassegna Stampa

Ai sindacati: è un suicidio contrapporre i lavoratori dipendenti a quelli autonomi

PADOVA. Riforma del fisco, nuova legge elettorale maggioritaria e un drastico taglio ai costi della politica. E’ questa la ricetta shock che Walter Veltroni ha proposto al Veneto che ribolle contro gli studi di settore e scalpita per il federalismo fiscale. Il leader del Partito democratico arriva alle 19,40 al Pedrocchi accompagnato da Flavio Zanonato, sindaco di Padova, e da Massimo Carraro, leader dell’Ulivo che ha sfidato Galan.

Ad attenderlo i big dei Ds e della Margherita, ma soprattutto i leader della rivolta antitasse in Veneto. Mario Carraro la butta subito là: le grandi industrie pagano fino all’ultimo euro, per noi l’evasione è pari a zero. Ma il Veneto della fabbrica diffusa e del capitalismo di massa non è Torino con la Fiat. Qui gli artigiani e i commercianti sono scesi in piazza a Treviso; qui Fernando Zilio ha raccolto 15 mila firme anti-tasse per la revisione degli studi di settore e lunedì le consegnerà al ministro Bersani. E Veltroni prima parla con gli imprenditori, poi ascolta i segretari di Cgil Cisl e Uil cui lancia un messaggio nuovo. «Cari amici del sindacato, non infilatevi anche voi nella contesa tra lavoro dipendente e lavoro autonomo perché sarà il suicidio della sinistra. Va superata l’idea del conflitto tra categorie produttive con nuove regole, che fissino criteri condivisi di equità. La pressione fiscale è alta e nel mio discorso a Torino ho parlato della necessità di un nuovo patto che obbedendo al principio costituzionale della progressività giunga al risultato di pagare meno e pagare tutti. L’obiettivo è molto concreto: man mano che lo Stato abbassa le aliquote e semplifica gli adempimenti, il contribuente accresce il livello di fedeltà della sua dichiarazione, creando un più forte clima di condanna dell’evasione». Ilario Simonaggio, Giovanni Faverin e Nello Cum seduti al fianco di Francesco Peghin, leader degli industriali e del rettore Vincenzo Milanesi, tentano di rilanciare sulle pensioni: «Dopo 35 anni di lavoro in fonderia si deve andare in pensione», dice il segretario della Cgil.  Ci sarà tempo, a settembre, per approfondire i temi del nuovo welfare con una pressione fiscale più bassa: ieri sera, Veltroni ha lanciato però un segnale chiaro al Nordest: la società è cambiata, non c’è solo il lavoro dipendente. Ci solo grandi ingiustizie da abolire, a partire dal regime fiscale che premia le miliardarie stock option dei manager e umilia i dipendenti con ritenute alla fonte inaccettabili. Ma, dopo Torino, anche ieri sera, Walter Veltroni ha voluto ribadire che la «lotta non riguarda la ricchezza, ma la povertà», tanto per citare Olof Palme. Un concetto che nel Nordest è regola di vita. E prima del faccia a faccia con Simonaggio-Faverin e Cum, il leader del Pd si è seduto al tavolo con Mario Carraro, Francesco Peghin, Fernando Zilio, Nicola Rossi e Sergio Gelain. Tema: la pressione fiscale troppo alta, che ammazza le imprese. E’ Zilio a recitare la parte del mattatore: «Ho l’impressione che il Veneto e il Nord siano delle vacche da mungere, con i soldi delle nostre tasse che finiscono al Sud», dice il presidente dell’Ascom: Visco dice che in Italia l’evasione fiscale raggiunge i 100 milioni di euro, ma si dimentica di colpire le vendite abusive e ci fa chiudere bottega se per errore ci dimentichiamo di emettere lo scontrino. Le tasse noi le paghiamo. Mario Carraro scuote la testa perplesso, mentre Francesco Peghin incalza: «Credo che l’impresa non possa sopportare un carico fiscale ancora più pesante, l’anno prossimo avremo il record in Europa. Sergio Gelain, invece, introduce il tema del federalismo fiscale. Veltroni ascolta. Non riesce ad assaggiare la mozzarella, beve un sorso d’acqua minerale e poi spiega la sua ricetta per cambiare l’Italia, per farla diventare un Paese moderno. E’ vero. Le tasse sono troppo alte, ma il problema è più complesso. Va snellita tutta la macchina burocratica. In queste giorni, spiega il sindaco di Roma, la politica si è messa in moto: gli studi di settore verranno rivisti, il governo ha presentato il progetto per il federalismo fiscale e la riforma della politica, i cui costi sono insostenibili. I tagli del 10% del numero degli eletti nelle istituzioni avrà un grande effetto. Ora sul tappeto c’è il Dpef con la riforma delle pensioni.

Gli imprenditori ascoltano. Veltroni è rassicurante. E insegue un sogno: cambiare la legge elettorale e introdurre il maggioritario seguendo il modello dei sindaci. «Cerchiamo di voltare pagina, prima di fare la guerra che se si é fatta per 12 anni, dove tutti erano contro qualcun altro. Mettiamoci attorno ad un tavolo - ha sottolineato - e definiamo la legge elettorale. Poi ognuno sarà sicuro che se vince avrà uno schieramento coeso che governa». «Adesso gli schieramenti - ha precisato Veltroni - sono inevitabilmente fatti per sconfiggere l’avversario e non per governare il Paese. Perché la legge elettorale attuale é fatta per questo. Io ci sono stato a Palazzo Chigi e vi giuro che i tempi delle decisioni sono infiniti perché il sistema è sbagliato: «Se noi introducessimo il fatto che il governo può mandare un ddl in Parlamento e quest’ultimo in un mese può approvarlo o respingerlo; o se si facesse la Finanziaria senza andare in aula ma con un dibattito in commissione e poi in aula la si approva o la si respinge, introdurremmo degli elementi di velocizzazione che oggi non ci sono». Già Palazzo Chigi: quando ci tornerà Veltroni?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stampa
PDF

Veltroni dialoga con il Nordest

on . Postato in Rassegna Stampa

Promessa alle imprese: meno tasse, ma fate innovazione


PADOVA. Riforma del fisco, nuova legge elettorale maggioritaria e un drastico taglio ai costi della politica. E’ questa la ricetta che Walter Veltroni propone al Nordest, che ribolle contro gli studi di settore e scalpita per il federalismo fiscale. Bagno di folla per il sindaco di Roma che si candida a leader del Partito democratico, prima al Pedrocchi e poi al Centro Papa Luciani. Dialoga con le imprese, ascolta molto, prende nota della richiesta di riduzione delle tasse, promette sgravi a patto che le imprese rispondano con più innovazione, intende coinvolgere alla guida del Pd i colleghi sindaci e i governatori del Nord. Tutti soddisfatti.

«Noi vogliamo continuare ad essere la locomotiva dello sviluppo - dice l’industriale Mario Carraro - il nostro timore è che le incertezze della politica e la contaminazione dell’economia ci sottraggano questa funzione». «C’è urgente bisogno oggi - risponde Walter Veltroni - di uno shock innovativo che scuota il paese, che faccia cadere le ingessature, un’innovazione diffusa che coinvolga le istituzioni. Questa rivoluzione parte da qui». Walter Veltroni ieri sera al Pedrocchi ha fatto un primo assaggio con rappresentanti delle associazioni, politici, amministratori, uomini dei sindacati. La riconquista del Nordest da parte del partito nuovo, il Partito Democratico alla cui leadership il sindaco di Roma si candida, inizierà a settembre e proprio da Padova, città che ha voglia di nuovo. Può partire da qui questo new deal, che per ora è un sogno, ma che lascia aperta la finestra a speranze di realizzazione. Veltroni parla circondato dai timonieri dell’economia padovana, Assindustria, Confcommercio, Confesercenti e da una cintura più esterna di giornalisti. «C’è una nuova filosofia da mettere in circolo, c’è un nuovo rapporto da istituire tra governo e cittadini. Una volta le città erano un disastro, il filtro stretto dei partiti inquinava l’amministrazione. Ora sono migliorate. Come sindaco di Roma ho cercato un rapporto nuovo con la gente, la gente va ascoltata e poi bisogna fare sintesi. Il sindaco oggi ha potere effettivo e ciò gli consente di governare. Non dico che bisogna trapiantare questo modello in una dimensione nazionale, ma occorre comunque coglierne l’efficienza: il govermo decide, ha questo compito, deve poterlo svolgere, la commissione approva o boccia, le Camere approvano o bocciano. Questo in tempi brevi. Il meccanismo va velocizzato. Bisogna guarire dalla malattia del no, i no stratificati che bloccano o eludono la programmazione, bisogna sfoltire le 46 opinioni, giudizi, analisi necessarie per realizzare un’opera pubblica». Veltroni si fa ascoltare, cattura l’attenzione, ha un fascino particolare che si riscontra più negli attori, negli uomini di spettacolo che nei politici. A prescindere dall’età, sulla porta della sala degli Specchi c’è ad attenderlo il regista Mazzacurati, vestito con la trascuratezza dell’artista. Veltroni lo accoglie come un vecchio amico, lo abbraccia, gli scocca un bacio sulla guancia tra lo scoppiettare luminoso delle macchine fotografiche. «La seconda repubblica potrebbe partire da Padova - dice Piero Ruzzante, direttore del gruppo politico dell’Ulivo alla Camera - Certo questo lavoro di fondazione di un partito nuovo e di riconquista del consenso è difficile. Ma Veltroni ce la può fare. Al Lingotto ha buttato giù una sinopia in cui erano racchiuse idee nuove. L’accoppiata con Franceschini, poi, mi sembra un’ulteriore garanzia di successo. Dobbiamo archiviare la politica urlata, aggressiva, dobbiamo imparare a costruire il confronto, dobbiamo essere pronti ad ascoltare. La sinistra deve riconquistare spazi in nome di valori. Non è vero che da un’implosione dei Ds traggano vantaggio gli uomini della sinistra radicale, perdiamo tutti. Ci sono spazi su cui sono possibili convergenze allargate. Ne citerò due: la sicurezza e il federalismo fiscale, potrei aggiungere la politica estera. Ricordo anche che il partito Democratico è l’unico che nell’atto di fondazione sancisca la partecipazione». Peghin, presidente di Assindustria Padova: «Certamente Veltroni ci lascia intravvedere qualcosa di nuovo. Io, comunque, sono qui per capire, per ascoltare». Marina Bastianello, presidente dell’Arci: «Regalo a Walter oltre al libro sui cinquant’anni dell’associazione, il mio intervento fatto nel 1999 quando lui era segretario dei Ds. Allora gli dissi, citando una canzone di Dalla: «Non occorre che sia tre volte Natale e festa tutto l’anno, mi basta molto meno, ma bisogna cambiare lo strumento perché se lo strumento è il martello tutti i problemi sono chiodi». Nicola Rossi, presidente della Confesercenti: «Il primo Prodi a me è piaciuto, ci ha fatto entrare in Europa, ma aveva un’ottima squadra, irripetibile, poi ha perso smalto e forza, ha commesso errori. Ci vuole qualcosa di nuovo. Veltroni mi è piaciuto. E’ uno che sta a sentire e che sa fare sintesi». Fernando Zilio, presidente della Confcommercio, dice: «Siamo stanchi che scendano a Sud treni pieni di denaro e risalgano al Nord pieni di spazzatura. Il federalismo fiscale permetterà una gestione più equa, federalismo corretto, vero». Poi Zilio parla con nostalgia della Padova di una volta quando si poteva girare per strada anche di notte senza paura. «Adesso la mia città va sulle prime pagine dei giornali non per l’eccellenza della sua sanità ma per le aggressioni e le rapine».

UNITÀ.TV