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LETTERA AI SEDICENNI

on . Postato in Rassegna Stampa

Care ragazze, cari ragazzi,

il prossimo 14 ottobre è una data che mi piacerebbe segnaste sul vostro diario. Sarà una domenica speciale, perché nascerà una forza politica nuova, nascerà il Partito democratico. Non pensate che trattandosi di un appuntamento che ha a che fare con la politica sia qualcosa che non vi riguarda, qualcosa di lontano dalla vostra vita, dalle vostre speranze, dai vostri sogni. Sì, lo so, oggi l’immagine della politica è molto consumata e per questo capisco la poca voglia e la fatica di avvicinarsi ad essa. Ma pensate un attimo: cos’è sempre stata nella storia degli uomini, e cosa continua ad essere, la politica? La politica è una possibilità. E’ la possibilità di immaginare un mondo diverso e di provare a costruirlo. La politica è anche condivisione di intenti, lo sforzo di una comunità di individui che ha voglia e la felicità di ritrovarsi assieme. Un agire comune, un pensare comune. Per la prima volta un partito che nasce chiede alle nuove generazioni, a chi ha compiuto sedici anni, di partecipare alla sua costruzione, a questa nuova avventura. Il Partito democratico non vuole rappresentare i giovani, vuole che i giovani siano i primi rappresentanti dei nuovi bisogni e dei nuovi ideali da costruire. Vuole che siano la vostra voce e le vostre idee a cambiare le cose. A fare in modo che la scuola diventi davvero un luogo dalle mille attività e opportunità, dove si incrociano i diversi saperi e dove crescere insieme. A moltiplicare le occasioni per fare sport, per aprire anche ai vostri gusti gli eventi culturali e creare le condizioni perché possiate sperimentare in prima persona le vostre qualità. A far sentire sin d’ora quali sono le vostre aspirazioni, per contribuire a rendere più semplice e vicino a voi il mondo del lavoro, perché vi troviate opportunità e diritti, quando sarà il momento. Per la prima volta nella storia di questo Paese, il 14 ottobre chi ha sedici anni potrà andare a votare. Speriamo che presto possa avvenire anche per le elezioni amministrative, perché è giusto che un ragazzo possa decidere chi si occuperà della sua città, del suo quartiere, della sua scuola. Intanto, fra pochi giorni, voterete per dar vita ad un partito, al Partito democratico. Cogliete quest’opportunità, partecipate, scegliete, costruitelo insieme a tanti altri e fatelo vostro.

Walter Veltroni

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ECONOMIA A UNA SVOLTA

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Nel progetto di legge finanziaria per il 2008 troviamo elementi importanti e concreti che testimoniano l’inizio di quella svolta delle politiche economiche italiane di cui abbiamo parlato a Padova nei primi giorni di settembre. Discutemmo allora di dieci questioni, e lanciammo dieci obiettivi di medio termine. Possiamo oggi notare con soddisfazione che molti di quei punti sono stati assunti come prioritari dal governo Prodi e introdotti nella Finanziaria. Merito, innanzitutto, di Romano Prodi e della sua squadra di governo. Ma anche frutto del nuovo clima politico che si inizia a determinare grazie alla nascita del Partito democratico. Un clima in cui tornano a galla, nella discussione pubblica, i problemi veri del Paese. Un clima in cui la politica torna a concentrarsi sul merito delle tante questioni, che dobbiamo affrontare per ridare all’Italia speranza, fiducia, futuro. Penso soprattutto ai provvedimenti per le imprese e per le famiglie. Sul fronte delle imprese, la Finanziaria compie un passo importante nella direzione giusta della semplificazione e dell’alleggerimento del peso della pressione fiscale. Per mettere le imprese italiane in condizione di competere al meglio, di non subire uno svantaggio rispetto ai propri concorrenti anche sul piano fiscale, di rilanciare la propria competitività e quella del Paese, potendo investire maggiori risorse nell’innovazione e nella creazione di occupazione. L’Ires scende dal 33% al 28%, l’Irap dal 4,25% al 3,9% e le microimprese avranno una vita molto più facile. Per quelle che dichiarano fino a 30 mila euro l’anno di ricavi, e sono circa un milione, ci sarà una sola tassa forfettizata da pagare, che riassorbe Irap, Iva e Ires in un’unica imposta fissata al 20% e dalla quale si potranno detrarre i costi sostenuti. Minore oppressione fiscale per le microimprese, ma soprattutto meno adempimenti e più semplicità nei rapporti con il fisco. Sul fronte delle famiglie, l’ampliamento della detrazione Ici sulla prima casa beneficherà tutte le famiglie proprietarie, fino a un massimo di 200 euro l’anno, mentre a un analogo beneficio avranno accesso le famiglie in affitto, tramite un’apposita detrazione Irpef. Due miliardi di euro, poi, vengono destinati alle famiglie incapienti, e cioè a quelle più bisognose, con una prima sperimentazione di quella «imposta negativa» che faceva parte dei «dieci punti» di Padova. Inoltre, 2,5 miliardi vengono immediatamente destinati alle infrastrutture, ampliando fra l’altro il piano di finanziamento dell’alta velocità alla Milano-Verona e alla Verona-Padova. E’ la strada giusta sulla quale dobbiamo proseguire. Ma quanto scritto in Finanziaria è una dimostrazione concreta della piena consapevolezza del fatto che le imprese sono il motore della crescita, che le famiglie italiane vanno aiutate nel sostegno del potere d’acquisto e che l’impegno per le infrastrutture torna ad essere continuo e non sporadico, come nei primi anni del decennio.

Walter Veltroni

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La vera sfida è una piazza accogliente per tutti

on . Postato in Rassegna Stampa

Mattino di Padova 30 settembre 2007


La vicenda del progetto di riorganizzazione di piazza De Gasperi a Padova è emblematica di come si rischia sempre sui temi difficili di discutere di aspetti periferici e non di sostanza. La sostanza a mio avviso è questa. C’è un’indagine che l’Istat fa ormai da molti anni, ponendo ai cittadini italiani la seguente domanda: «Ritenete la zona in cui vivete a rischio criminalità?». Il dato italiano, sembra incredibile, è in diminuzione. Dal 31,2% degli italiani che nel 1993 ritenevano molto o abbastanza insicura la propria realtà, si è passati al 29,2% del 2005. Se però disaggreghiamo questo dato sul territorio, emerge un aspetto del tutto preoccupante per noi: il Nordest è l’unica zona d’Italia in cui si assiste a un aumento vertiginoso del senso di insicurezza: dal 17,3 del 1993 al 28,1 del 2005, e certo negli ultimi due anni la situazione non è migliorata. Un secondo dato: fra il 50 e il 70% dei reati attinenti alla cosiddetta microcriminalità (borseggi, furti, rapine nelle abitazioni, sfruttamento della prostituzione) sono commessi da stranieri, ma (e questo è un dato significativo) oltre l’80% di questi reati è commesso da stranieri irregolari. Per quelli regolari l’indice di criminosità non si distacca dalla media dei cittadini italiani. Resta confermato ciò che qualsiasi persona di buon senso già sa: gli immigrati regolari sono una ricchezza, nell’immigrazione irregolare si annida il reclutamento della malavita. A proposito: in Italia è ancora in vigore la legge Bossi-Fini, che avrebbe dovuto, secondo gli entusiasti proponenti, stroncare l’immigrazione clandestina e che, al contrario, rendendo più difficile quella regolare, l’ha fatta aumentare. Ci sono due modi per facilitare la trasformazione di un sentimento di insicurezza della popolazione in un sentimento di ostilità, che finisce per confinare con il razzismo. Il primo è quello prevalentemente usato da settori della destra: eccitare ogni paura, ingigantirla, additare i responsabili a senso unico. Quando due bambine di dieci anni insultano una loro compagna di scuola chiamandola marocchina bastarda, capiamo che è successo qualcosa di gravissimo nella coscienza civica delle nostre popolazioni, una volta così accoglienti. Quelle bambine ripetono parole che chissà quante volte hanno sentito dire in casa propria. Il secondo modo è quello che riguarda prevalentemente settori della sinistra: idealizzare la figura dell’immigrato e non voler vedere, o sottovalutare, quei fenomeni di ampliamento della criminalità, spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione e furti, o anche solo di degrado urbano che si accompagna all’immigrazione irregolare. In piazza De Gasperi ho un ufficio, abito vicino a piazza Mazzini. Posso assicurare che anche il cittadino più bendisposto alla solidarietà assume un atteggiamento di ostilità se vede a tutte le ore spaccio di droga, nonostante la presenza frequente delle forze dell’ordine, o anche solo bivacchi di giovani bevitori di birra di cui non si capisce quali siano i mezzi di sostentamento, che finiscono per diventare aggressivi contro chiunque li richiami al dovere del rispetto delle proprietà comuni. Ci sono altre immagini della popolazione straniera: la comunità filippina che si riunisce in centro, famiglie che alla domenica fanno un picnic sui nostri argini restituiti a un uso collettivo, la comunità rumena che va a messa in via Beato Pellegrino con il vestito della festa, come usava da noi anni fa. Immagini positive, di una città accogliente e di una popolazione che rispetta la città che è diventata la loro città. Gravissimo errore della sinistra e della destra lasciare per motivi opposti che queste due immagini si sovrappongano in modo indistinto. La fatica del sindaco Flavio Zanonato sta tutta qui, e per questo io gli sono grato, perché è un percorso difficile: fare dell’arma della difesa intransigente dall’illegalità e dal degrado lo strumento su cui costruire le politiche di integrazione e di accoglienza necessarie ma tanto complicate nella società contemporanea multietnica, multiculturale, multireligiosa. La destra non ha niente da festeggiare, se nel progetto di piazza De Gasperi non ci saranno le panche per sedersi. E’ sempre una sconfitta, se i luoghi che sono il simbolo dell’incontro comunitario devono essere sottratti a questo uso. Ma sarebbe una sconfitta più grave se i cittadini avessero la sensazione che tra gli spacciatori e i residenti l’amministrazione assume una posizione di sostanziale indifferenza o equidistanza. L’ideale sarebbe una piazza accogliente per tutti, in cui i cittadini italiani e stranieri l’hanno vinta sugli spacciatori e sui violenti. Questa è la vera sfida per la buona politica.

Paolo Giaretta

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Veltroni, la lista unitaria fa il pieno di big

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Mattino di Padova 23 settembre 2007

Paolo Giaretta ha messo tutti d’accordo: la sua candidatura a segretario regionale è sostenuta dalle liste di Veltroni, Bindi e Letta. Dal Veneto arriva un segnale di unità, che fa capire come le primarie del 14 ottobre abbiano un solo obiettivo: scegliere la nuova classe dirigente per sfidare la Cdl, senza restare vittime della frammentazione correntizia di democristiana memoria. Sarà possibile? Tutto è legato alla partecipazione al voto, ieri si è giocata la prima tappa della sfida col deposito delle liste. E la regola del 50% dei posti riservati alle donne è stata rispettata: insonmma, sta per arrivare lo «tsunami rosa». In Veneto ci sono 37 collegi uninominali e a tagliare per prime il traguardo sono state le truppe di Enrico Letta, guidare da Igino Michieletto, consigliere regionale della Margherita. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio in Veneto può contare su Franco Frigo, Achille Variati e Marco Stradiotto, sottosegretario allo Sviluppo economico. Poi in piazza De Gasperi è arrivata la squadra di Rosy Bindi, guidata da Margherita Miotto: il ministro della famiglia considera Padova una delle sue roccaforti: al suo fianco il vicesindaco Sinigaglia, la pattuglia di ex morotei e Daria Minucci, ex senatrice Dc e ginecologa. Ma anche Fabio Verlato, il «portavoce» dell’Ulivo in consiglio comunale. E poi Tosca Cecchinato, consigliere provinciale Ds, tanto per citare una new entry: da sempre convinta che la politica debba essere sorretta da valori autentici, la Cecchinato ha abbandonato i riformisti veltroniani ed è approdata alla corte della Bindi. Le culture politiche si stanno mescolando in fretta, anche in periferia: chi pensava che il Pd fosse la sommatoria di Ds e Margherita dovrà ricredersi. Perché la prima vera rivoluzione è già avvenuta: il 50% dei candidati è donna. Strano a credersi, ma è proprio così: dopo decenni di slogan sulle quote rosa, Veltroni ha fatto cadere il vero muro che impediva la parità tra i sessi. Un maschio e una femmina, altrimenti liste bocciate. Al Nord come al Sud. Con tante impiegate, massaie, mamme con figli pronte ad entrare in politica. E le truppe di Veltroni? Nel pomeriggio hanno calato un poker d’assi che non ammette repliche. Se Venezia storicamente è la città «rossa» per eccellenza con monocultura Ds-Cacciari, Padova si candida a futura capitale del Pd veneto, forte della sua esperienza ulivista. Qui i cattolici post-dc e i riformisti post-pci hanno iniziato a collaborare negli anni Novanta, quando Giaretta ha passato il testimone di sindaco a Flavio Zanonato. Un’alleanza diventata laboratorio nazionale con la candidatura di Gianni Saonara nel 1996. E tutto questo grazie al terremoto provocato da Rosy Bindi, che qualche anno prima chiuse per «tangenti» la Dc dorotea. Da allora il Veneto si è staccato dall’Italia. Locomotiva economica, laboratorio di benessere e inclusione sociale anche con gli immigrati, ma saldamente legato al centrodestra, con due eccezioni: Venezia e Padova. Riusciranno a resistere? Nei 7 collegi padovani, le liste di Veltroni hanno schierato dirigenti di assoluto prestigio. A partire dal sindaco Flavio Zanonato, capolista nel collegio 15 della lista che dovrà eleggere i delegati all’assemblea per la costituente nazionale. Gli altri capolista sono Andrea Colasio e Massimo Carraro, schierato nel Camposampierese: dopo la breve parentesi di consigliere regionale, Carraro torna quindi da grande protagonista al fianco di un gruppo di sindaci molto efficienti. Diversa invece la scelta di Alessandro Naccarato, deputato Ds: è al quarto posto nel collegio 16 che ha come capolista Giulia Narduolo. Il segretario regionale della Quercia dopo aver costruito l’accordo per la nomina unitaria di Giaretta, apre la porta al rinnovamento e fa tornare in pista anche Francesco Corso, mentre Piero Ruzzante, direttore del gruppo dell’Ulivo alla Camera e braccio destro di Franceschini, è al secondo posto nel collegio di Abano. E la società civile? Due i nomi di assoluto prestigio: Ricciarda Avesani, presidente dell’ente ville venete e Cristina Bonetti, vicepresidente nazionale dei giovani di Confindustria. Due donne a fianco di Veltroni. Basterà per fermare la marea dell’antipolitica alimentata da Grillo?

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