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«Voglio vivere come sempre»

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Zanonato, prima mattinata con gli agenti della scorta


Il sindaco di Padova Flavio Zanonato, considerato un potenziale obiettivo, è stato messo sotto scorta, 24 ore su 24, da parte di un agente della Digos. Cerca di minimizzare, il primo cittadino: «E’ normale che il sindaco della città sia un obiettivo simbolico per questo tipo di gruppi. Ma non c’è alcuna minaccia concreta: sono stato indicato solo come nemico politico da combattere. Non ho paura, sono tranquillo e continuerò a fare la vita di sempre».

Sotto scorta 24 ore su 24: da ieri il sindaco Flavio Zanonato ha un agente della Digos che lo segue in ogni suo spostamento. Si tratta di una «implementazione» della sorveglianza nei confronti del primo cittadino, già protetto dalle forze di polizia che ogni notte stazionavano sotto la sua abitazione. Una decisione, autorizzata dalla Prefettura, legata agli sviluppi dell’inchiesta sulle nuove Br che ha portato ieri all’arresto di altri due presunti brigatisti. Il primo cittadino fin da subito ha voluto minimizzare la sua condizione di «scortato»: «E’ normale che il sindaco della città sia un obiettivo simbolico per questo tipo di gruppi. Ma non c’è nessuna minaccia concreta: sono stato indicato solo come nemico politico da combattere» spiega, promettendo che la presenza della scorta non gli farà cambiare abitudini e stili di vita. «Io ho sempre girato in bicicletta e in motorino. Vorrei continuare a farlo - sottolinea - Non ho paura: sono tranquillo e continuerò a fare la vita di sempre». Ma la presenza, discreta ma inevitabile, di un agente della Digos alle spalle del sindaco è stata visibile per tutta la giornata di ieri. Una sorta di «angelo» che lo accompagna in via Anelli, di prima mattina, per il sopralluogo con il questore e l’assessore Ruffini. Lo attende fuori dal suo studio a palazzo Moroni e poi lo accompagna alla cerimonia di inaugurazione della mostra dei progetti di Auditorium. «Il Gramigna? Si tratta di un gruppo isolato in città. Pensate che hanno fatto una manifestazione nazionale qualche settimana fa ed erano un centinaio. Quando fanno le loro iniziative politiche sono in 35», risponde telefonicamente alle domande dei giornalisti della web-tv di Repubblica. Saranno in tutto dieci agenti ad assicurare la scorta al sindaco Zanonato, con diversi turni nel corso della giornata. Lo aspetteranno sotto casa alla mattina e lo scorteranno fino agli ultimi impegni serali. «Il primo che ho conosciuto è simpatico, spero lo siano anche tutti gli altri» scherza il primo cittadino. «Si tratta di una protezione che questore e prefetto hanno ritenuto di darmi. Un gesto che apprezzo e per cui li ringrazio - ci tiene a sottolineare ancora Zanonato - A Padova ci sono delle forze dell’ordine particolarmente efficienti che hanno saputo individuare un fenomeno che stava emergendo ed è stato subito estirpato, aiutati da un magistrato di straordinaria bravura come Ilda Boccassini». Nessun commento invece sui due arrestati come presunti brigatisti: «Di certo non conoscevo il ragazzo più giovane, ma non ho ricordi neppure di Tonello» commenta il sindaco, che riferendosi alla provenienza dal mondo sindacale aggiunge: «Deve far riflettere il fatto che in alcuni ambienti resista ancora una frangia minima di persone che pensano che il terrorismo possa portare dei risultati a vantaggio dei lavoratori. La storia insegna che non è così. Gli unici risultati positivi sono arrivati dai movimenti riformisti e dalle lotte sindacali». E al primo cittadino arriva anche la solidarietà e la vicinanza del presidente della Provincia Vittorio Casarin: «Zanonato si è esposto con le sue prese di posizione molto dure nei confronti dei centri sociali - sottolinea - Questo può aver dato fastidio a qualcuno. Ma si fa fatica ad entrare nelle menti di queste persone, per cui il bersaglio potrebbe essere veramente qualsiasi tipo di istituzione». E il nuovo terrorismo che mette radici anche nell’Alta con l’arresto del cittadellese Simonetto? «Si tratta di frange marginali. Il fatto di averle individuate prima che potessero colpire vuol dire che il lavoro delle forze dell’ordine è qualificato. E questo dà tranquillità ai cittadini». «E’ chiaro che Zanonato è oggetto di minacce perché ormai da tre anni è il sindaco di una città in cui l’eversione e la violenza hanno provato a riemergere, mentre lui le ha caparbiamente e duramente represse. Anche e soprattutto dal punto di vista culturale - aggiunge il capogruppo dei Ds a palazzo Moroni Umberto Zampieri - Zanonato disturba chi fa della violenza uno strumento di lotta politica, proprio come Sergio Cofferati a Bologna». Collegamenti tra gli arresti e l’attentato alla sede della Quercia di Voltabarozzo? Zampieri tende a escluderli: «Purtroppo sembra che ci troviamo di fronte a un livello eversivo più alto».

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Confesercenti: basta, troppi partitini

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Anche i Ds raccolgono firme a sostegno della consultazione popolare

«Meno partiti, più riforme: ci metto la firma!». Parte con questo slogan la storica adesione della Confesercenti di Padova alla raccolta firme legata ai referendum per la riforma elettorale, promossa dal Comitato promotore dei Referendum elettorali 2008. Non era mai accaduto, infatti, che l’associazione dei commercianti si schierasse nelle campagne referendarie che hanno contrassegnato la storia d’Italia. «Ma questa volta siamo costretti a farlo -interviene il presidente della Confesercenti provinciale, Nicola Rossi- in quanto con questo sistema proporzionale il territorio e i suoi abitanti non sono più in grado di esprimere nulla a livello di scelte politiche. E questo non è sopportabile». Il sì della Confesercenti al referendum è stato illustrato ieri dalla presidenza dell’associazione stessa assieme al coordinatore provinciale del Comitato Antonio Danieli. Come sottolinea Nicola Rossi «abbiamo deciso di appoggiare questa raccolta firme perché questa legge elettorale non va bene, crea una moltitudine di partitini inutili». Insomma, il motto d’ordine è «tornare al sistema maggioritario». Lo dice chiaramente il direttore della Confesercenti, Maurizio Francescon: «Serve una nuova legge elettorale che assicuri la rappresentatività delle istituzioni, la stabilità e la coesione delle maggioranze». Hanno già raccolto oltre 500 firme a favore del referendum anche i Ds di Padova, tra queste anche quella del primo cittadino Flavio Zanonato. «La Quercia padovana ha deciso di sottoscrivere il referendum, perché riteniamo sia l’unica strada per modificare la legge elettorale» spiega il segretario provinciale Fabio Rocco. I diessini adesso cercano il «rush finale». Per questo negli ultimi giorni di raccolta (il 24 luglio è il termine ultimo per presentare le firme a Roma) si moltiplicheranno i banchetti nelle piazze e nei mercati.

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Veltroni: Padova laboratorio della riforma del fisco

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PADOVA. Ridurre il peso del fisco e rimodellare il welfare state nel giro di tre anni. Walter Veltroni ha scelto Padova come «laboratorio» della sfida più difficile: tagliare le tasse, ridurre l’Irpef e l’Ici. «Ci siamo dati appuntamento a settembre: il leader del Pd inizierà proprio da Padova il suo viaggio in Italia e qui presenterà le proposte di riforma del fisco», spiega Massimo Carraro, «il Nord Est si aspetta grande attenzione e il futuro leader del Pd ha proposto uno shock innovativo che condivido profondamente. Mi auguro solo che la sinistra superi la sindrome dell’autodistruzione, di chi come Cacciari insegue sempre un’idea migliore e diversa pur di non fare un gioco di squadra». Lo «shock innovativo» riguarda in primis la nuova legge elettorale maggioritaria che il parlamento è chiamato ad approvare: ieri Prodi ha dato il via libera. Poi toccherà alle relazioni sindacali: basta con la guerra tra lavoratori dipendenti e autonomi, altrimenti la sinistra è destinata all’eterno suicidio, ha detto Veltroni. Bisogna pensare ai precari, a chi non riesce ad entrare nel mondo del lavoro e lo scontro ideologico con la galassia delle professioni autonome va messo in soffitta. Le parole pronunciate al Pedrocchi hanno scatenato le reazioni dei sindacati, che replicano con un comunicato unitario: «La ricchezza prodotta a Nordest è il risultato del lavoro prima che delle imprese. Riteniamo che amare l’Italia è pagare le tasse dovute per garantire il progresso sociale», spiegano Simonaggio, Faverin e Cum. «Quindi nessuna contrapposizione, né ieri, né nelle prossime occasioni, ma nemmeno buonismo e colpevoli silenzi sui doveri dei cittadini italiani». «In queste settimane», continua la lettera, «abbiamo difeso le ragioni del risanamento, dell’equità e dello sviluppo del programma del Governo Prodi e oggi confermiamo il giudizio positivo sui contenuti sul Dpef.

Ma i lavoratori e pensionati del Nord Est si aspettano di più», sottolineano i segretari di Cgil Cisl e Uil. «Ci aspettiamo che non sia abbassata la guardia sull’equità fiscale e diciamo che pensioni e salari sono bassi. Che i problemi della terza e quarta settimana sono sempre in lista d’attesa. Che i lavori non sono uguali e non siamo uguali di fronte allo scalone. Che si deve fare di più per battere l’evasione contributiva, per unificare le regole tra versamenti e rendimenti delle pensioni prima di chiedere sacrifici sempre ai soliti noti (lavoratori dipendenti)». Da Roma, Veltroni non replica. Ma al Papa Luciani, mercoledì sera ha chiuso il suo primo viaggio nel Nord Est che ribolle, con un impegno solenne. «Le tasse si possono ridurre gradualmente: ci proveremo». E al suo fianco scende proprio Massimo Carraro, leader dell’Ulivo alle regionali del 2005: «Non capisco la reazione stizzita dei sindacati. Veltroni ha ribadito gli stessi concetti alle categorie economiche e a Cgil Cisl e Uil parlando degli studi di settore. Il suo invito a non perseverare nella guerra tra lavoratori dipendenti e autonomi è la premessa della riforma del welfare: la pressione fiscale ha raggiunto livelli elevatissimi e non solo a causa dell’Irpef. Tant’è vero che il governo si è impegnato a rivedere gli studi di settore e a tagliare l’Ici sulla prima casa nel 2008». A parte le scintille dei sindacati, Ds e Margherita marciano compatti verso l’investitura a Veltroni del 14 ottobre o il ministro Bersani sta già arruolando larghi consensi, magari in tandem con Letta? «Gli elettori ci chiedono unità. Io stimo Bersani ma spero che non si candidi, sarebbe un errore. A meno che la sinistra non voglia farsi eternamente del male: io ho già scelto. E sto con Veltroni, anche perché prende l’aereo alle 7,30 come noi, gente operosa del Nord».

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Meno tasse e voltare pagina a Nordest

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Ai sindacati: è un suicidio contrapporre i lavoratori dipendenti a quelli autonomi

PADOVA. Riforma del fisco, nuova legge elettorale maggioritaria e un drastico taglio ai costi della politica. E’ questa la ricetta shock che Walter Veltroni ha proposto al Veneto che ribolle contro gli studi di settore e scalpita per il federalismo fiscale. Il leader del Partito democratico arriva alle 19,40 al Pedrocchi accompagnato da Flavio Zanonato, sindaco di Padova, e da Massimo Carraro, leader dell’Ulivo che ha sfidato Galan.

Ad attenderlo i big dei Ds e della Margherita, ma soprattutto i leader della rivolta antitasse in Veneto. Mario Carraro la butta subito là: le grandi industrie pagano fino all’ultimo euro, per noi l’evasione è pari a zero. Ma il Veneto della fabbrica diffusa e del capitalismo di massa non è Torino con la Fiat. Qui gli artigiani e i commercianti sono scesi in piazza a Treviso; qui Fernando Zilio ha raccolto 15 mila firme anti-tasse per la revisione degli studi di settore e lunedì le consegnerà al ministro Bersani. E Veltroni prima parla con gli imprenditori, poi ascolta i segretari di Cgil Cisl e Uil cui lancia un messaggio nuovo. «Cari amici del sindacato, non infilatevi anche voi nella contesa tra lavoro dipendente e lavoro autonomo perché sarà il suicidio della sinistra. Va superata l’idea del conflitto tra categorie produttive con nuove regole, che fissino criteri condivisi di equità. La pressione fiscale è alta e nel mio discorso a Torino ho parlato della necessità di un nuovo patto che obbedendo al principio costituzionale della progressività giunga al risultato di pagare meno e pagare tutti. L’obiettivo è molto concreto: man mano che lo Stato abbassa le aliquote e semplifica gli adempimenti, il contribuente accresce il livello di fedeltà della sua dichiarazione, creando un più forte clima di condanna dell’evasione». Ilario Simonaggio, Giovanni Faverin e Nello Cum seduti al fianco di Francesco Peghin, leader degli industriali e del rettore Vincenzo Milanesi, tentano di rilanciare sulle pensioni: «Dopo 35 anni di lavoro in fonderia si deve andare in pensione», dice il segretario della Cgil.  Ci sarà tempo, a settembre, per approfondire i temi del nuovo welfare con una pressione fiscale più bassa: ieri sera, Veltroni ha lanciato però un segnale chiaro al Nordest: la società è cambiata, non c’è solo il lavoro dipendente. Ci solo grandi ingiustizie da abolire, a partire dal regime fiscale che premia le miliardarie stock option dei manager e umilia i dipendenti con ritenute alla fonte inaccettabili. Ma, dopo Torino, anche ieri sera, Walter Veltroni ha voluto ribadire che la «lotta non riguarda la ricchezza, ma la povertà», tanto per citare Olof Palme. Un concetto che nel Nordest è regola di vita. E prima del faccia a faccia con Simonaggio-Faverin e Cum, il leader del Pd si è seduto al tavolo con Mario Carraro, Francesco Peghin, Fernando Zilio, Nicola Rossi e Sergio Gelain. Tema: la pressione fiscale troppo alta, che ammazza le imprese. E’ Zilio a recitare la parte del mattatore: «Ho l’impressione che il Veneto e il Nord siano delle vacche da mungere, con i soldi delle nostre tasse che finiscono al Sud», dice il presidente dell’Ascom: Visco dice che in Italia l’evasione fiscale raggiunge i 100 milioni di euro, ma si dimentica di colpire le vendite abusive e ci fa chiudere bottega se per errore ci dimentichiamo di emettere lo scontrino. Le tasse noi le paghiamo. Mario Carraro scuote la testa perplesso, mentre Francesco Peghin incalza: «Credo che l’impresa non possa sopportare un carico fiscale ancora più pesante, l’anno prossimo avremo il record in Europa. Sergio Gelain, invece, introduce il tema del federalismo fiscale. Veltroni ascolta. Non riesce ad assaggiare la mozzarella, beve un sorso d’acqua minerale e poi spiega la sua ricetta per cambiare l’Italia, per farla diventare un Paese moderno. E’ vero. Le tasse sono troppo alte, ma il problema è più complesso. Va snellita tutta la macchina burocratica. In queste giorni, spiega il sindaco di Roma, la politica si è messa in moto: gli studi di settore verranno rivisti, il governo ha presentato il progetto per il federalismo fiscale e la riforma della politica, i cui costi sono insostenibili. I tagli del 10% del numero degli eletti nelle istituzioni avrà un grande effetto. Ora sul tappeto c’è il Dpef con la riforma delle pensioni.

Gli imprenditori ascoltano. Veltroni è rassicurante. E insegue un sogno: cambiare la legge elettorale e introdurre il maggioritario seguendo il modello dei sindaci. «Cerchiamo di voltare pagina, prima di fare la guerra che se si é fatta per 12 anni, dove tutti erano contro qualcun altro. Mettiamoci attorno ad un tavolo - ha sottolineato - e definiamo la legge elettorale. Poi ognuno sarà sicuro che se vince avrà uno schieramento coeso che governa». «Adesso gli schieramenti - ha precisato Veltroni - sono inevitabilmente fatti per sconfiggere l’avversario e non per governare il Paese. Perché la legge elettorale attuale é fatta per questo. Io ci sono stato a Palazzo Chigi e vi giuro che i tempi delle decisioni sono infiniti perché il sistema è sbagliato: «Se noi introducessimo il fatto che il governo può mandare un ddl in Parlamento e quest’ultimo in un mese può approvarlo o respingerlo; o se si facesse la Finanziaria senza andare in aula ma con un dibattito in commissione e poi in aula la si approva o la si respinge, introdurremmo degli elementi di velocizzazione che oggi non ci sono». Già Palazzo Chigi: quando ci tornerà Veltroni?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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