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NON FARE L’ERRORE DI SOTTOVALUTARE

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Gli arresti di ieri confermano le preoccupazioni di chi ritiene che siano ancora attive organizzazioni terroristiche con finalità eversive. Troppo spesso l’opinione pubblica e la politica si sono affrettate a ritenere conclusa la stagione del terrorismo, per poi repentinamente ricredersi di fronte a fatti clamorosi. Questo errore è stato commesso a metà degli anni ’80. Poi le cosiddette «nuove Br» hanno ucciso D’Antona, Biagi e Petri, e le recenti indagini della Procura di Milano hanno portato alla luce l’esistenza di un’organizzazione terroristica ramificata tra Milano, Padova e altre città italiane. Oggi, pur senza creare allarmismi, e nella consapevolezza che la situazione non è più quella degli anni ’70, non dobbiamo ripetere quell’errore. E’ necessario interrogarsi sulle ragioni della permanenza di tentazioni eversive in parti minoritarie della nostra società. E’ cresciuta infatti una avversione alle regole e alla legalità, che spesso si manifesta con le violenze negli stadi e con i comportamenti ostili verso la Guardia di finanza o la polizia municipale, impegnate a fare il loro dovere. Qui emerge la drammatica mancanza di senso dello Stato del nostro Paese. C’è addirittura chi continua a teorizzare l’illegalità diffusa come strumento per cambiare la società, favorito spesso dalle sottovalutazioni e dall’indifferenza dell’opinione pubblica che ha dimenticato i danni provocati da questi «cattivi maestri». In questo clima contro lo Stato matura una cultura potenzialmente eversiva e anti-istituzionale. Un’altra ragione è l’esistenza di una vasta zona grigia, mai venuta alla luce, di complicità e supporto alle organizzazioni terroristiche degli anni ’70. Basti pensare che, di fronte ai circa ventimila fiancheggiatori del terrorismo stimati dalle commissioni parlamentari d’inchiesta, meno di quattromila persone sono state condannate per il reato di costituzione di banda armata; di queste, meno di duecento sono ancora sottoposte a misura cautelare. Sono numeri parziali, che tuttavia danno l’idea della presenza ancora significativa di un’area che ha svolto un ruolo nelle organizzazioni terroristiche e che non è mai stata individuata; e del fatto che molti terroristi condannati sono oggi in libertà, e, come dimostrano le recenti indagini, continuano ad essere punti di riferimento per le attività eversive. Esiste poi una ragione culturale presente solo nel nostro Paese. La storia dell’eversione è stata prevalentemente scritta dagli ex terroristi che, grazie a un atteggiamento compiacente di una pubblicistica generosa, hanno diffuso un’idea del terrorismo avventurosa e romantica, costruendosi l’immagine di combattenti disinteressati per ideali nobili. Basti pensare al fatto che alcuni autori di omicidi efferati vengono invitati negli studi televisivi, nelle università e nelle scuole a raccontare le loro esperienze, e vengono presentati non come criminali condannati per gravi reati, ma come operatori sociali impegnati nel volontariato. Anche la recente polemica sulla nomina di Susanna Ronconi a consulente del ministro Ferrero costituisce un esempio chiaro di questa situazione. Il messaggio che è stato trasmesso per troppo tempo alle giovani generazioni, che non hanno vissuto le tragedie e i lutti di quegli anni, è stato devastante e ha oggettivamente contribuito a costruire i legami tra i fiancheggiatori dell’eversione degli anni ’70 e le nuove leve del terrorismo. Per fortuna l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine ha fin qui contenuto i fenomeni eversivi, dimostrando grande capacità investigativa. Ma non basta. E’ necessario un impegno forte e continuo delle istituzioni e delle forze politiche per contrastare questi fenomeni, e costruire una memoria condivisa di condanna del terrorismo. Da questo punto di vista l’azione dell’amministrazione comunale di Padova e del sindaco Zanonato indica un esempio da seguire e di come le istituzioni possono svolgere un ruolo attivo. Un altro passo importante è stato fatto dal Parlamento italiano, che ha istituito, senza distinzioni di parte, il giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi, in coincidenza con la data del 9 maggio, nella ricorrenza dell’uccisione di Aldo Moro. Solo continuando su questa strada è possibile estirpare le ragioni che costituiscono un terreno favorevole alla rinascita di forme di eversione e terrorismo.

Alessandro Naccarato deputato dell’Ulivo

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«Voglio vivere come sempre»

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Zanonato, prima mattinata con gli agenti della scorta


Il sindaco di Padova Flavio Zanonato, considerato un potenziale obiettivo, è stato messo sotto scorta, 24 ore su 24, da parte di un agente della Digos. Cerca di minimizzare, il primo cittadino: «E’ normale che il sindaco della città sia un obiettivo simbolico per questo tipo di gruppi. Ma non c’è alcuna minaccia concreta: sono stato indicato solo come nemico politico da combattere. Non ho paura, sono tranquillo e continuerò a fare la vita di sempre».

Sotto scorta 24 ore su 24: da ieri il sindaco Flavio Zanonato ha un agente della Digos che lo segue in ogni suo spostamento. Si tratta di una «implementazione» della sorveglianza nei confronti del primo cittadino, già protetto dalle forze di polizia che ogni notte stazionavano sotto la sua abitazione. Una decisione, autorizzata dalla Prefettura, legata agli sviluppi dell’inchiesta sulle nuove Br che ha portato ieri all’arresto di altri due presunti brigatisti. Il primo cittadino fin da subito ha voluto minimizzare la sua condizione di «scortato»: «E’ normale che il sindaco della città sia un obiettivo simbolico per questo tipo di gruppi. Ma non c’è nessuna minaccia concreta: sono stato indicato solo come nemico politico da combattere» spiega, promettendo che la presenza della scorta non gli farà cambiare abitudini e stili di vita. «Io ho sempre girato in bicicletta e in motorino. Vorrei continuare a farlo - sottolinea - Non ho paura: sono tranquillo e continuerò a fare la vita di sempre». Ma la presenza, discreta ma inevitabile, di un agente della Digos alle spalle del sindaco è stata visibile per tutta la giornata di ieri. Una sorta di «angelo» che lo accompagna in via Anelli, di prima mattina, per il sopralluogo con il questore e l’assessore Ruffini. Lo attende fuori dal suo studio a palazzo Moroni e poi lo accompagna alla cerimonia di inaugurazione della mostra dei progetti di Auditorium. «Il Gramigna? Si tratta di un gruppo isolato in città. Pensate che hanno fatto una manifestazione nazionale qualche settimana fa ed erano un centinaio. Quando fanno le loro iniziative politiche sono in 35», risponde telefonicamente alle domande dei giornalisti della web-tv di Repubblica. Saranno in tutto dieci agenti ad assicurare la scorta al sindaco Zanonato, con diversi turni nel corso della giornata. Lo aspetteranno sotto casa alla mattina e lo scorteranno fino agli ultimi impegni serali. «Il primo che ho conosciuto è simpatico, spero lo siano anche tutti gli altri» scherza il primo cittadino. «Si tratta di una protezione che questore e prefetto hanno ritenuto di darmi. Un gesto che apprezzo e per cui li ringrazio - ci tiene a sottolineare ancora Zanonato - A Padova ci sono delle forze dell’ordine particolarmente efficienti che hanno saputo individuare un fenomeno che stava emergendo ed è stato subito estirpato, aiutati da un magistrato di straordinaria bravura come Ilda Boccassini». Nessun commento invece sui due arrestati come presunti brigatisti: «Di certo non conoscevo il ragazzo più giovane, ma non ho ricordi neppure di Tonello» commenta il sindaco, che riferendosi alla provenienza dal mondo sindacale aggiunge: «Deve far riflettere il fatto che in alcuni ambienti resista ancora una frangia minima di persone che pensano che il terrorismo possa portare dei risultati a vantaggio dei lavoratori. La storia insegna che non è così. Gli unici risultati positivi sono arrivati dai movimenti riformisti e dalle lotte sindacali». E al primo cittadino arriva anche la solidarietà e la vicinanza del presidente della Provincia Vittorio Casarin: «Zanonato si è esposto con le sue prese di posizione molto dure nei confronti dei centri sociali - sottolinea - Questo può aver dato fastidio a qualcuno. Ma si fa fatica ad entrare nelle menti di queste persone, per cui il bersaglio potrebbe essere veramente qualsiasi tipo di istituzione». E il nuovo terrorismo che mette radici anche nell’Alta con l’arresto del cittadellese Simonetto? «Si tratta di frange marginali. Il fatto di averle individuate prima che potessero colpire vuol dire che il lavoro delle forze dell’ordine è qualificato. E questo dà tranquillità ai cittadini». «E’ chiaro che Zanonato è oggetto di minacce perché ormai da tre anni è il sindaco di una città in cui l’eversione e la violenza hanno provato a riemergere, mentre lui le ha caparbiamente e duramente represse. Anche e soprattutto dal punto di vista culturale - aggiunge il capogruppo dei Ds a palazzo Moroni Umberto Zampieri - Zanonato disturba chi fa della violenza uno strumento di lotta politica, proprio come Sergio Cofferati a Bologna». Collegamenti tra gli arresti e l’attentato alla sede della Quercia di Voltabarozzo? Zampieri tende a escluderli: «Purtroppo sembra che ci troviamo di fronte a un livello eversivo più alto».

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Confesercenti: basta, troppi partitini

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Anche i Ds raccolgono firme a sostegno della consultazione popolare

«Meno partiti, più riforme: ci metto la firma!». Parte con questo slogan la storica adesione della Confesercenti di Padova alla raccolta firme legata ai referendum per la riforma elettorale, promossa dal Comitato promotore dei Referendum elettorali 2008. Non era mai accaduto, infatti, che l’associazione dei commercianti si schierasse nelle campagne referendarie che hanno contrassegnato la storia d’Italia. «Ma questa volta siamo costretti a farlo -interviene il presidente della Confesercenti provinciale, Nicola Rossi- in quanto con questo sistema proporzionale il territorio e i suoi abitanti non sono più in grado di esprimere nulla a livello di scelte politiche. E questo non è sopportabile». Il sì della Confesercenti al referendum è stato illustrato ieri dalla presidenza dell’associazione stessa assieme al coordinatore provinciale del Comitato Antonio Danieli. Come sottolinea Nicola Rossi «abbiamo deciso di appoggiare questa raccolta firme perché questa legge elettorale non va bene, crea una moltitudine di partitini inutili». Insomma, il motto d’ordine è «tornare al sistema maggioritario». Lo dice chiaramente il direttore della Confesercenti, Maurizio Francescon: «Serve una nuova legge elettorale che assicuri la rappresentatività delle istituzioni, la stabilità e la coesione delle maggioranze». Hanno già raccolto oltre 500 firme a favore del referendum anche i Ds di Padova, tra queste anche quella del primo cittadino Flavio Zanonato. «La Quercia padovana ha deciso di sottoscrivere il referendum, perché riteniamo sia l’unica strada per modificare la legge elettorale» spiega il segretario provinciale Fabio Rocco. I diessini adesso cercano il «rush finale». Per questo negli ultimi giorni di raccolta (il 24 luglio è il termine ultimo per presentare le firme a Roma) si moltiplicheranno i banchetti nelle piazze e nei mercati.

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Veltroni: Padova laboratorio della riforma del fisco

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PADOVA. Ridurre il peso del fisco e rimodellare il welfare state nel giro di tre anni. Walter Veltroni ha scelto Padova come «laboratorio» della sfida più difficile: tagliare le tasse, ridurre l’Irpef e l’Ici. «Ci siamo dati appuntamento a settembre: il leader del Pd inizierà proprio da Padova il suo viaggio in Italia e qui presenterà le proposte di riforma del fisco», spiega Massimo Carraro, «il Nord Est si aspetta grande attenzione e il futuro leader del Pd ha proposto uno shock innovativo che condivido profondamente. Mi auguro solo che la sinistra superi la sindrome dell’autodistruzione, di chi come Cacciari insegue sempre un’idea migliore e diversa pur di non fare un gioco di squadra». Lo «shock innovativo» riguarda in primis la nuova legge elettorale maggioritaria che il parlamento è chiamato ad approvare: ieri Prodi ha dato il via libera. Poi toccherà alle relazioni sindacali: basta con la guerra tra lavoratori dipendenti e autonomi, altrimenti la sinistra è destinata all’eterno suicidio, ha detto Veltroni. Bisogna pensare ai precari, a chi non riesce ad entrare nel mondo del lavoro e lo scontro ideologico con la galassia delle professioni autonome va messo in soffitta. Le parole pronunciate al Pedrocchi hanno scatenato le reazioni dei sindacati, che replicano con un comunicato unitario: «La ricchezza prodotta a Nordest è il risultato del lavoro prima che delle imprese. Riteniamo che amare l’Italia è pagare le tasse dovute per garantire il progresso sociale», spiegano Simonaggio, Faverin e Cum. «Quindi nessuna contrapposizione, né ieri, né nelle prossime occasioni, ma nemmeno buonismo e colpevoli silenzi sui doveri dei cittadini italiani». «In queste settimane», continua la lettera, «abbiamo difeso le ragioni del risanamento, dell’equità e dello sviluppo del programma del Governo Prodi e oggi confermiamo il giudizio positivo sui contenuti sul Dpef.

Ma i lavoratori e pensionati del Nord Est si aspettano di più», sottolineano i segretari di Cgil Cisl e Uil. «Ci aspettiamo che non sia abbassata la guardia sull’equità fiscale e diciamo che pensioni e salari sono bassi. Che i problemi della terza e quarta settimana sono sempre in lista d’attesa. Che i lavori non sono uguali e non siamo uguali di fronte allo scalone. Che si deve fare di più per battere l’evasione contributiva, per unificare le regole tra versamenti e rendimenti delle pensioni prima di chiedere sacrifici sempre ai soliti noti (lavoratori dipendenti)». Da Roma, Veltroni non replica. Ma al Papa Luciani, mercoledì sera ha chiuso il suo primo viaggio nel Nord Est che ribolle, con un impegno solenne. «Le tasse si possono ridurre gradualmente: ci proveremo». E al suo fianco scende proprio Massimo Carraro, leader dell’Ulivo alle regionali del 2005: «Non capisco la reazione stizzita dei sindacati. Veltroni ha ribadito gli stessi concetti alle categorie economiche e a Cgil Cisl e Uil parlando degli studi di settore. Il suo invito a non perseverare nella guerra tra lavoratori dipendenti e autonomi è la premessa della riforma del welfare: la pressione fiscale ha raggiunto livelli elevatissimi e non solo a causa dell’Irpef. Tant’è vero che il governo si è impegnato a rivedere gli studi di settore e a tagliare l’Ici sulla prima casa nel 2008». A parte le scintille dei sindacati, Ds e Margherita marciano compatti verso l’investitura a Veltroni del 14 ottobre o il ministro Bersani sta già arruolando larghi consensi, magari in tandem con Letta? «Gli elettori ci chiedono unità. Io stimo Bersani ma spero che non si candidi, sarebbe un errore. A meno che la sinistra non voglia farsi eternamente del male: io ho già scelto. E sto con Veltroni, anche perché prende l’aereo alle 7,30 come noi, gente operosa del Nord».

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