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PADOVA UMILIATA DAL FALLIMENTO DI BITONCI, ORA LA CITTÁ SI UNISCA PER TORNARE GRANDE

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alt"Anche se comprendo la tentazione, quando si è circondati da macerie c’è poco da esultare. In questi anni di fallimenti Bitonci non ha trascinato a fondo soltanto i suoi sodali, ma ha rischiato di rendere periferica una città che dovrebbe essere la capitale economica e culturale del Nord-est. Da oggi Padova può archiviare una stagione politica fatta di provocazioni, insulti e una montante cultura antidemocratica che ci ha messo in imbarazzo agli occhi del Veneto e del resto d’Italia, ma chiusa questa pagina è necessario riportare finalmente al centro dell'attenzione le esigenze dei padovani e le sfide della città che verrà. Per questo il nostro partito si metterà a disposizione di tutti coloro che vogliono che Padova torni ad avere il ruolo che gli spetta. Dobbiamo riunire la città, dobbiamo ritrovare l’orgoglio di essere una grande comunità sapendo che la fine di questa esperienza politica può trasformarsi in un nuovo inizio in cui restituire a Padova il pieno rispetto e l’onore che merita. Lo vogliamo fare con un percorso che coinvolga le migliori energie della nostra società per scrivere un progetto che permetta a Padova di ritrovare la sua identità come città di sviluppo, di conoscenze e di opportunità. Un progetto che riguardi la qualità della vita di tutti noi e restituisca alla politica il compito di traghettarci nel futuro abbandonando l'odio e il rancore che in questi anni è stato seminato nella nostra comunità."

Antonio Bressa
Segretario Cittadino PD Padova
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Veneto in fuga dai vaccini «Intervenga il ministro» Il calo della copertura pediatrica diventa interrogazione dei parlamentari Pd «Siamo sotto soglia, colpa della legge regionale che ha tolto l’obbligatorietà»

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MATTINO DI PADOVA 10 NOVEMBRE 2016 - Finisce in Parlamento il calo delle vaccinazioni in Veneto, in particolare di quelle pediatriche. Un’interrogazione è stata presentata ieri mattina dai deputati del Pd Alessandro Naccarato, Margherita Miotto, Vanessa Camani e Giulia Narduolo per chiedere un intervento immediato al ministro della Salute Beatrice Lorenzin. E per sollecitare la predisposizione di una lista delle vaccinazioni obbligatorie con passggio delle competenze dalla Regione allo Stato. «Il calo delle vaccinazioni nel nostro Paese è un fenomeno molto preoccupante specialmente in relazione al ritorno di malattie che sembravano debellate», spiegano nell’interrogazione i parlamentari del Pd, «I dati relativi al 2015 della Direzione generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute indicano una situazione di cronico difetto da parte di tutte le regioni del Nord-Est dove l’andamento negativo è ancora più preoccupante che nel resto dell'Italia. La soglia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per ottenere la cosiddetta immunità di popolazione è rappresentata dal 95% per le vaccinazioni incluse nel vaccino esavalente generalmente impiegato in Italia nei neonati per il ciclo di base. La media italiana delle vaccinazioni contro poliomielite, tetano, difterite, epatite B, pertosse e Hib è in calo dal 2013 e si è attestata solo al 93,4% nel 2015.Purtroppo questo dato scende drammaticamente in Veneto e in Trentino Alto Adige». Il Veneto rispetto alla media nazionale, raccoglie quasi 3 punti percentuali di distacco nell’anti-epatite B: 90,8% contro il 93,2 delle altre regioni e quasi di 2 punti nell’anti-tetanica (91,75% contro 93,56). L’area in cui si registra maggiore resistenza ai vaccini è quella vicentina. I parlamentari del Pd puntano il dito contro la legge regionale che ha sospeso l’obbligo di vaccinazione per l’età evolutiva: «Questi dati in Veneto sono il risultato della legge 7 del 2007», affermano, «I numeri sulle vaccinazioni per il morbillo e la rosolia rischiano di fare fallire il Piano globale dell’Oms per eliminare queste malattie». A lanciare l’allarme sul possibile ritorno di epidemie di malattie che sembravano debellate è stato lo stesso presidente dell’Istituto Superiore della Sanità Walter Ricciardi. E i medici veneti hanno rilanciato la preoccupazione visti i 3 casi di meningite rilevati lo scorso anno e gli otto di morbillo nell’ultima settimana a Vicenza. «Questi dati suscitano preoccupazione e allarme soprattutto dopo le numerose campagne di promozione del ministero della Salute. Tali campagne non sono tuttavia riuscite a vincere la diffidenza di un numero crescente di soggetti probabilmente anche in ragione della diffusione di campagne anti-vaccinazioni che stanno sortendo effetti molto gravi». Di qui la richiesta di un’azione concreta da parte del governo: «Occorre un'azione decisa per uniformare e innalzare i livelli di vaccinazione».
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DOPO L'INTERRROGAZIONE CINQUE NUOVI GIUDICI A PADOVA

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Mattino di Padova 6 novembre 2016 - Ha avuto buon esito l’interrogazione a risposta scritta presentata da Alessandro Naccarato al ministro della Giustizia sulla carenza di magistrati in Veneto. Ovvero «agli uffici giudicanti di primo grado del distretti della Corte d'Appello di Venezia sono stati complessivamente assegnati 29 ulteriori posti di giudice, 5 dei quali in incremento della dotazione prevista per il Tribunale di Padova. Agli uffici requirenti del distretto sono state, invece, assegnate 9 unità aggiuntive, una delle quali in aumento delle dotazioni della Procura di Padova». Questa la risposta all’interrogazione a firma di Alessandro Naccarato con i deputati Vanessa Camani, Margherita Miotto,  Giulia Narduolo, Gessica Rostellato e Alessandro Zan. «Il distretto giudiziario del Veneto è all'ultimo posto in Italia per quanto riguarda il rapporto magistrati-popolazione» si legge nell’interrogazione; «Nella regione Veneto che coincide con il distretto giudiziario, tale rapporto è di un magistrato di Corte d'appello ogni 99 mila abitanti e un magistrato di tribunale ogni 14 mila abitanti;  questo rapporto è la metà di quello di altri distretti italiani, che dispongono del doppio di magistrati rispetto al Veneto, con una sproporzione immotivata;  già in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, il Procuratore generale aveva rinnovato l'allarme, inviato al Ministero nel marzo 2014, facendo presente che l'organico dei magistrati conta 415 unità, ma gli effettivi sono 40 in meno, inoltre mancano 345 cancellieri su 1803 previsti dalla pianta organica;  in particolare, a Padova il rapporto giudice-popolazione scende a un magistrato ogni 15 mila abitanti, mentre, per comprendere la sproporzione, in Molise è di un magistrato ogni 5 mila abitanti. E il territorio della provincia di Padova conta 900 mila residenti, 68 mila attività economiche e un numero crescente di reati legati al mondo delle imprese e della finanza».
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Bike sharing in calo 11% di bici in meno «Decrescita infelice»

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Mattino di Padova 7 novembre 2016 - «Padova ha un buon sistema di mobilità auto-bici, l’unica richiesta che facciamo è che aumentino le postazioni nei luoghi dove si fa impresa». Gianni Potti, vicepresidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici pigia sull’acceleratore, convinto che il progresso passi attraverso anche la condivisione. «Bike e car sharing rappresentano il presente e il futuro», spiega Potti. «Perché abbassano i costi della mobilità e sono ecosostenibili. La direzione è tracciata. A Milano, per esempio, nell’Area C, ormai l’utilizzo dei mezzi condivisi è diventata una consuetudine. E se guardiamo altre città europee, in Francia e in Spagna, il bike sharing è un mezzo di trasporto usatissimo perché trasforma in low cost il trasporto individuale. Anche perché ormai grazie al digitale con tre tocchi si può prenotare un’auto o una bicicletta per spostarsi in città».di Claudio Malfitano È il contrario della più elementare legge di mercato: all’aumentare della domanda si abbassa l’offerta. Il bike sharing di Padova diventa un paradosso. Almeno secondo la denuncia del giovane consigliere dem Enrico Beda, che dati alla mano, denuncia la «decrescita di uno dei fiori all’occhiello della città». Decrescita assolutamente infelice se si pensa che il servizio di “bici in condivisione” è uno degli elementi che trascinano Padova nelle zone alte della classifica delle smart city italiane. I numeri in calo. Beda, grazie a un accesso agli atti, ha messo in fila le cifre del servizio, operato dalla società torinese “Bicincittà srl”, a partire dall’inaugurazione nel luglio del 2013. All’inizio le bici in movimento erano 170 (di cui 20 a pedalata assistita) e 28 le stazioni in città. Oggi, a distanza di due anni, anziché aumentare viste le 2 mila persone che quotidianamente usano il servizio, le bici disponibili sono scese a 150 (di cui 15 a pedalata assistita) e le stazioni a 27, perché la stazione di via Marzolo, chiusa nel 2015, non è stata sostituita. Un calo dell’11%. «In tutte le città d’Italia il bike sharing viene incrementato anno dopo anno. I comuni trovano le risorse per coprire zone periferiche e quartieri – osserva Enrico Beda – Questo processo a Padova si è completamente fermato, nonostante ci fossero moltissime opportunità per allargarlo». Quartieri dimenticati. Alcune aree della città sono clamorosamente ignorate dal bike sharing: primo fra tutti l’Arcella, il quartiere con la maggiore densità di studenti universitari. Il servizio si ferma infatti all’altezza di piazzale Stazione. Senza stazioni è anche l’altro popoloso rione di Padova: la Guizza. Lo stallo più a sud è infatti in Prato della Valle. Ma ci sono anche comuni della cintura che potrebbero essere interessati all’espansione, come Vigodarzere, Rubano e Cadoneghe. «Ci siamo battuti in consiglio comunale per trovare i finanziamenti per allargare il servizio ma il sindaco non ci sente – aggiunge Gianni Berno, consigliere Pd – È ferma addirittura da 18 mesi una mia mozione, approvata all’unanimità, per portare una stazione a Chiesanuova e valutare altre aperture nei quartieri. Nulla è stato fatto». Finanziamenti mancati. Eppure le opportunità non mancherebbero. Anche perché il progetto bike sharing è stato realizzato a Padova con un costo relativamente contenuto: 456 mila euro, cofinanziati da alcuni fondi europei. «Con il decreto sulla mobilità sostenibile approvato lo scorso ottobre, abbiamo messo a disposizione per i comuni sopra i 100 mila abitanti un fondo di 35 milioni di euro per sviluppare progetti di mobilità sostenibile – afferma la parlamentare padovana Giulia Narduolo – Padova potrebbe accaparrarsi da 200 mila euro fino a un massimo di un milione, con cui potrebbe potenziare il bike sharing, oltre a realizzare percorsi protetti per gli spostamenti a piedi o in bicicletta e, in generale, progettare programmi di riduzione del traffico e quindi dell’inquinamento. C’è tempo fino al 10 gennaio 2017 per presentare le proposte. Spero che Bitonci si metta subito al lavoro e la smetta con gli annunci. Altrimenti saremo costretti a registrare un’altra opportunità perduta».

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