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ACCOGLIENZA PROFUGHI «PREFETTURA RISPONDA DELLE IRREGOLARITÀ»

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MATTINO 17/05/2016 - Offensiva del Pd su Ecofficina: il caso finisce in Parlamento. «Il governo intervenga e chiarisca quanto è accaduto a Due Carrare e in Prefettura, spiega il parlamentare padovano Alessandro Naccarato, promotore di un interrogazione al ministro Alfano. Il testo, depositato alla Camera, mette sotto accusa anche la struttura di Palazzo Santo Stefano, dove si sarebbero verificati episodi di «conflitto di interessi». Un atto che rischia di provocare un “terremoto”, visto che la Prefettura non è altro che l’emanazione del governo sul territorio padovano. Il caso è quello del bando per la gestione dello Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) nel Comune di Due Carrare. Tra i documenti presentati dalla cooperativa di Battaglia Terme «emerge un’irregolarità evidente», è il racconto di Naccarato al ministro.
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I NOMADI A PADOVA: DALLA RUSPA ALLA BETONIERA

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A distanza di due anni dalle elezioni amministrative può essere utile chiedersi quale fine abbiano fatto alcune promesse solenni. E’ interessante, a questo proposito, soffermarsi sulla vicenda esemplare dei campi nomadi, a quel tempo al centro di un dibattito che sembrava contrapporre da una parte i fautori di ruspe ‘a gogò’ e dall’altra chi era impegnato nel difficile compito di trovare soluzioni, in particolare per i minori. Orbene, negli ultimi ventiquattro mesi abbiamo assistito ad una ininterrotta sequenza di penultimatum, con annunci di sgombero reiterati con periodicità bimestrale - a cui non ha mai fatto seguito alcuna azione -, per finire in queste settimane con la decisione del sindaco pro tempore di consentire la costruzione di alloggi su terreni di proprietà degli stessi nomadi. Dunque, da premesse condite da parole belligeranti la politica è passata nei fatti dalla ruspa alla betoniera.In questa sede non mi soffermerò sul rapporto complesso della nostra comunità locale e nazionale verso questi gruppi che, per non banalizzare “buonisticamente” la lettura e dunque anche le soluzioni, si trovano talvolta a vivere borderline, rispondendo a codici propri e non alle regole della convivenza unanimemente accettate, nonostante si tratti spesso di cittadini italiani. Né può essere ignorato che, altrettanto spesso, con le comunità con cui entrano in “rapporto” (ricordo il caso di Mortise) finiscano per generare situazioni conflittuali, che trascinano non solo le persone più fragili, ma anche chi manifesti uno spirito caritatevole nei loro confronti, parroci compresi. Consapevoli delle difficoltà delle soluzioni, proviamo ad immaginare in quale performance si sarebbe prodotto l’attuale sindaco pro tempore di Padova se il provvedimento di stabilizzazione di famiglie nomadi fosse stato proposto da un’amministrazione di centro sinistra. Proviamo ad immaginare con quale rapidità pattuglie di fazzoletti verdi avrebbero dato vita a ronde e a passaparola agitanti accuse inverosimili, e quanti comitati sarebbero proliferati contro questa “ingiustizia” attuata dai soliti “buonisti” della sinistra, incuranti del disagio dei cittadini che, grazie a questo favore, privilegia i nomadi a dispetto dei “padovani” onesti e laboriosi. Proviamo ad immaginare come si sarebbe infuocato il dibattito sui quotidiani locali, occupando pagine e locandine come se si fosse in presenza di un’emergenza riguardante la stessa sopravvivenza della città. Proviamo ad immaginare le accuse rivolte all’incauta e correa amministrazione, rea di consentire l’edificabilità di terreni acquistati con denari di chissà quale provenienza, frutto di chissà quali attività, fiscalmente incerte. Ma torniamo alla stabilizzazione promessa. E’ interessante poter pensare che per una volta non è la sinistra ad essere accusata di fare politiche di destra ma è la destra nostrana, quella che evidentemente ha consumato tutte le parole contro, a far politiche considerate di “sinistra”. E’ interessate vedere come i professionisti delle paure, che nei nomadi hanno sempre sintetizzato l’idea di nemico, abbiano messo la mordacchia al loro elettorato, altrimenti sempre pronto a essere usato e a scatenarsi in una canea incivile. E’ interessante vedere che la stampa, sempre pronta a cogliere anche il più flebile stormir di fronde, oggi non possa che registrare il silenzio di quegli stessi che urlavano solo fino a qualche mese fa. Ultima piccola riflessione a cui questa vicenda rimanda: sembrerebbero esistere in città due tipi di elettorato, quello esigente del centro sinistra, difficile da intruppare, sempre pronto a spezzare il capello in quattro, con una vocazione alla critica corrosiva verso la propria classe dirigente; e quello di destra più disponibile alle chiamate alle armi, facile agli innamoramenti e alieno alle critiche verso i suoi capipopolo, anche quando questi lo raggirano dando loro in pasto una semplice razione di “panem et circenses”. Il positivo silenzio di queste settimane confermerebbe che a destra più che i fatti contano le parole. Anche se i fatti stanno facendo a pezzi le parole.

Concludo parafrasando Charles Péguy: cosicché i cittadini vedono solo ciò in cui credono. O ciò che gli si vuol far credere…


Ivo Rossi

Padova 10 maggio 2016
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ISOLARE I VIOLENTI CONTRO IL TERRORISMO

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MATTINO DI PADOVA 9/5/2016 - Il 9 maggio, anniversario dell’uccisione di Aldo Moro, è la giornata dedicata alle vittime del terrorismo e delle stragi per rinnovare una memoria storica in difesa delle istituzioni democratiche. La data ricorda le vittime, i loro familiari e le tante persone che, con coraggio e grandi sacrifici personali, hanno combattuto e sconfitto il terrorismo. La giornata è anche l’occasione per raccontare ai giovani un periodo tragico della recente storia nazionale e per riflettere sui danni e sui lutti causati dalla diffusione di ideologie e pratiche violente. Negli ultimi anni l’attenzione sull’argomento è cresciuta ma resta ancora molto da fare. Padova svolse un ruolo centrale nella nascita e nello sviluppo del terrorismo nero e rosso. Qui si formò il gruppo neo fascista che organizzò i primi attentati e la strage di piazza Fontana nel 1969; e nel 1974 in via Zabarella le Br commisero i primi omicidi di una lunga serie uccidendo Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci e l’anno dopo a Ponte di Brenta l’agente Antonio Niedda. Ancora a Padova nel 1981 i Nar di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, condannati poi per la strage della stazione di Bologna, assassinarono sul lungargine scaricatore i carabinieri Enea Codotto e Luigi Maronese. La città venne sconvolta per anni da attentati incendiari, notti dei fuochi, aggressioni e pestaggi realizzati dai gruppi di Autonomia: solo tra il 1977 e il 1979 furono denunciati 708 atti di violenza eversiva. Nella nostra città partì anche la reazione dello Stato. Le indagini del procuratore Calogero, scoprendo i collegamenti e le relazioni tra diverse formazioni, determinarono una svolta nella lotta contro l’eversione e portarono a numerose sentenze di condanna che smantellarono il partito armato. E sempre a Padova, in via Pindemonte, nel gennaio del 1982 la polizia ottenne la prima vittoria militare contro le Br liberando il generale Dozier. Di quella stagione rimangono le vittime con i loro familiari e l’insegnamento di come le istituzioni e la società riuscirono a isolare e sconfiggere la violenza. La ricorrenza del 9 maggio non si limita solo al ricordo perché dalla conoscenza del passato possono arrivare elementi importanti per affrontare le minacce attuali. Infatti oggi è necessario utilizzare l’esperienza accumulata in quel periodo per fronteggiare in modo efficace la minaccia del terrorismo fondamentalista. Dopo gli attentati e gli arresti degli ultimi mesi in molte città europee e anche in Italia risulta evidente la presenza di una rete pronta a colpire. Le reazioni basate sull’allarmismo e sulla paura sono sbagliate. Come accadde contro l’eversione interna, bisogna innanzitutto studiare e analizzare strategie e tattiche dei gruppi armati. I terroristi sono nati e cresciuti in famiglie residenti in Europa da anni, sono apparentemente integrati, si sono radicalizzati per convinzioni ideologiche e inseguono un'utopia totalizzante e rivoluzionaria. Le biografie dei terroristi indicano che il disagio sociale non è la causa dell’adesione al terrore ma può favorire la propaganda fondamentalista. Anche la rete di protezione che ha consentito ad alcuni attentatori di evitare la cattura per mesi restando in clandestinità presenta analogie con gli anni di piombo. Allora diventa attuale la lezione del passato sull’importanza della prevenzione e della collaborazione dei cittadini per isolare e scovare i terroristi e i loro complici. Il fanatismo religioso si contrasta con la tolleranza, diffondendo la cultura della libertà, la condivisione dei princìpi costituzionali e la democrazia nelle comunità islamiche. Il terrorismo fondamentalista può essere sconfitto, come negli anni ’70, senza cedere alle paure e difendendo la libertà e i valori democratici che costituiscono il punto di forza delle istituzioni europee e occidentali.

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