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SANTINI (PD): "Indipendenza bluff. Veneto autonomo solo con negoziato"

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CORRIERE VENETO 9/7/2016 - Non c'e' due senza tre. E cosi' si affaccia nella calda estate della politica veneta la proposta di un referendum sull'indipendenza. Si tratta, è evidente a tutti, di un'arma di distrazione di massa. Non solo perche' il quesito è stato già bocciato dalla Consulta come incostituzionale, ma anche perche' i legislatori veneti, ed in primis la giunta Zaia, dovrebbero occuparsi di ben altre questioni con la crisi del sistema bancario, il sostegno alla ripresa economica, l'avvio su tutto il territorio regionale dell'alternanza scuola lavoro. Per altro questa scomposta mossa politica avviene mentre è aperto un canale di negoziato tra la Regione e lo Stato per una maggiore autonomia. Assurdo, a meno che lo scopo non sia quello di far saltare quel tavolo, cosi' faticosamente costruito. Avviare un negoziato tra  Regione Veneto e lo Stato sulla autonomia ha ragione d’essere: il Veneto è' l'unica regione italiana che confina con due regioni a statuto speciale per larga parte del suo territorio e a causa degli squilibri che questo determina, da tempo è maturata la convinzione della necessità  di una maggiore   autonomia. Bene ha fatto il Governo a dichiarare la disponibilità di aprire il negoziato con la Regione Veneto, nel rispetto dei suoi doveri istituzionali e in sintonia con il sentimento ed i pensieri dei cittadini veneti. Un negoziato che secondo la richiesta  della Regione Veneto, inizierà sulla base di quanto previsto dall'attuale art.116 comma 3 della Costituzione ma inevitabilmente, il negoziato Governo Regione Veneto troverà compimento solo alla luce del nuovo articolo 116 della Costituzione riformata. Quale dunque il senso di un referendum consultivo per una maggiore autonomia del Veneto cosi’ come  richiesto dalla Legge Regionale n.15?  Esso è senza altro legittimo, in quanto si svolge su  un quesito autorizzato dalla Corte Costituzionale. Si tratta tuttavia   di un Referendum consultivo  basato su un quesito di carattere generale  che anche in caso di parere favorevole (come appare scontato data la genericità del quesito),  ha necessità per essere efficace di una  successiva intesa tra la Regione e lo Stato  e di una legge nazionale votata da entrambe le Camere.  Si può quindi sostenere senza nessuna forzatura dal punto di vista dell'efficacia che il Referendum consultivo proposto dalla Giunta regionale abbia una minore utilità rispetto all'approvazione con il si della riforma costituzionale nel Referendum confermativo di ottobre.  Infatti con il si  entrerebbe in vigore la riforma della Costituzione e con essa la nuova versione dell'art.116 comma 3, che rende possibile una maggiore autonomia per la Regione richiedente e vincola maggiormente il Governo sia alla realizzazione dell'intesa con la Regione, sia per la successiva legge dello Stato.

Sia che ci fosse la contemporaneità con il Referendum costituzionale sia che non ci fosse, il risultato non cambia. Votando si al Referendum costituzionale si da comunque molta  più forza alla possibilità sancita dalla Costituzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia per il Veneto, in quanto è una Regione che ha già  un negoziato aperto con il Governo per raggiungere quel risultato.  Autorevoli esperti sostengono che il Referendum consultivo sul l'autonomia del Veneto va fatto perché avrebbe una adesione molto ampia, quasi plebiscitaria e questo rappresenterebbe una sorta di "atto costitutivo" per la Autonomia del Veneto e ciò  darebbe più forza alla trattativa Regione Veneto -Governo.  A prescindere dalle  valutazioni  soggettive sul valore dell'autonomia,  resta il fatto che il voto al Referendum confermativo sulla riforma della Costituzione  che vedesse nel Veneto una larga maggioranza di SI, avrebbe ugualmente un peso molto forte per favorire un esito positivo del negoziato tra la Regione Veneto e il Governo sull'autonomia prevista dall'art.116 comma 3 riformato.

Le considerazioni svolte sul negoziato tra Governo e Regione e sul suo intrecciarsi con la riforma della Costituzione rappresentano buone  ragioni per sostenere come il Referendum consultivo sull'autonomia proposto da Zaia pur essendo legittimo, sia in realtà meno utile alla causa dell'autonomia per la Regione Veneto  rispetto al Referendum costituzionale. Del tutto inutile ed inattuabile quello sull'indipendenza. Utile soltanto ad alcune forze politiche per farsi notare, in mancanza di proposte alternative sui temi che davvero stanno a cuore ai veneti: lavoro, impresa, credito, formazione e coesione sociale.
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IL PD INVIA UNA SEGNALAZIONE ALL'AUTORITÀ NAZIONALE ANTICORRUZIONE SUL PROJECT: «RABIN, SENZA IL PARK INTERRATO IL BANDO DOVEVA ESSERE RIFATTO»

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GAZZETTINO 31 MAGGIO 2016 - «Se si fa una gara d’appalto poi non si può mettersi d’accordo con il privato che l’ha vinta per cambiarne i termini. Questa rinegoziazione per la giurisprudenza è contraria al principio della concorrenza ed è anche poco trasparente. Segnaleremo il caso all’Autorità nazionale anti corruzione».Il caso è quello della convenzione fra Comune e privati sul restauro del frontone dell’ex Foro Boario di Prato della Valle, contestato ieri dal deputato Pd Alessandro Naccarato e dal capogruppo in consiglio comunale Umberto Zampieri. «La Convenzione approvata nel 2009 prevedeva un project con la ristrutturazione e gestione degli spazi del frontone da parte dei privati insiem alla realizzazione di un parcheggio sotterraneo da 600 posti che ora non si farà più perché il Comune lo ha revocato nel dicembre del 2015».
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PIAZZA RABIN FINISCE ALL’ANTICORRUZIONE. IL PD: «ILLEGITTIMO IL PATTO CON I PRIVATI»

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CORRIERE DEL VENETO 31 MAGGIO 2016 - L’accordo (che non è ancora nero su bianco) stabilisce che la superficie che sta alle spalle di Prato della Valle, cioè quella che va dalla facciata dell’ex Foro Boario fino al velodromo Monti e meglio nota come piazza Rabin, verrà data dal Comune in concessione ai privati per trentanove anni. In cambio, i privati, dopo aver recuperato ad uso commerciale il cosiddetto frontone dell’ex mercato del bestiame e sistemato il parcheggio a raso esistente, verseranno ogni anno nelle casse del Comune il 14% del fatturato derivante dall’affitto degli spazi del frontone e dalla gestione diretta dell’area di sosta.La recente intesa trovata tra il sindaco Massimo Bitonci e gli imprenditori che fanno capo alla Parcheggio e Immobiliare Prato della Valle Srl (la cordata composta da Parcheggi Italia, Cavagnis Costruzioni e Fratelli Gallo) però rischia di naufragare sul tavolo dell’Anticorruzione.

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