Opinioni in Libertà

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ALITALIA E LE FANTOMATICHE CORDATE ITALIANE

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La nostra compagnia di bandiera non aveva bisogno di ulteriori problemi; tra dicembre 2007 e gennaio 2008 tutti i politici erano d’accordo (anche quelli del centrodestra) sul fatto che la proposta di Air France fosse l’unica praticabile per salvare Alitalia dal fallimento. Ecco alcune recenti dichiarazioni pubblicate da Il Sole 24 ore il 21.3.08: Gianfranco Fini (PDL) 19.12.2007 “La via per risanare Alitalia è la fusione con Air France; evitiamo però la guerra Fiumicino-Malpensa. Io preferisco Fiumicino”; Giulio Tremonti (PDL) 19.3.2008 “Sì ad Air France, lo dice anche il presidente Berlusconi”; Umberto Bossi (Lega Nord) 17.02.2008 “E’ giusto vendere Alitalia ad Air France perché altrimenti fallisce”.

Poi di colpo Silvio Berlusconi in piena campagna elettorale tira fuori dal cappello la fantomatica cordata italiana pronta a rilanciare; sembra questione di ore, Berlusconi prima tira in ballo i figli pronti a correre in soccorso di Alitalia (una soluzione in famiglia!), poi annuncia di avere pronti i nomi di imprenditori italiani disponibili a cacciar fuori i soldi per una compagnia che macina milioni di debiti ogni giorno; infine com’era prevedibile la bolla si sgonfia e guarda caso annuncia che la cordata italiana emergerà subito dopo le elezioni.

C’è un paradosso tutto italiano dove il Partito Democratico spinge sulle liberalizzazioni vere  (ricordiamo   l’ottimo lavoro del ministro Bersani) ed il candidato premier del PdL (dove libertà e libero mercato dovrebbero essere le cifre distintive)  - Silvio Berlusconi – diventa il paladino dell’italianità, colui che vorrebbe che il mercato scegliesse un progetto non in base alla qualità e al piano industriale ma in base a chi lo presenta (in questo caso peraltro gli imprenditori italiani ed il progetto alternativo non ci sono proprio).

Questa vicenda ricorda un’analoga situazione padovana: la privatizzazione di PadovaFiere.

Anche allora l’amministrazione di centrosinistra a Padova capitanata da Flavio Zanonato scelse il piano industriale più credibile per la privatizzazione (presentato dai francesi di GL Events); il centrodestra invece pretendeva (esattamente come Berlusconi oggi) che si scegliesse la cordata veneta anche se la proposta finanziaria era più scadente ed il piano industriale di fatto inesistente.

La verità è ben chiara a tutti: i gravi problemi dei lavoratori di Alitalia ed il difficile progetto di salvataggio della compagnia è stato usato in modo strumentale dalla destra per la campagna elettorale e per gratificare la Lega Nord. Contiamo che la maggioranza degli italiani scelga chi si propone al Paese con serietà, con credibilità, senza raggiri o colpi di teatro.

 

Gianni Berno – Vice Capogruppo PD in Consiglio Comunale

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Ferrara e l’aborto, è importante distinguere tra autenticità e furbizia

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Ferrara e l’aborto, è importante distinguere tra autenticità e furbizia

di Adina Agugiaro

 

Domenica sera al dibattito di Giuliano Ferrara a Padova io c’ero.

Non nelle piazze a contestare, ma dentro, in Sala Anziani. Perché è mia abitudine guardare l’avversario negli occhi, ascoltarlo con le mie orecchie, esporgli il dissenso con la mia bocca ed il convincimento del mio pensiero.

Così pensavo sarebbe accaduto anche in quell’occasione. Di fatto ho potuto guardare ed ascoltare Ferrara: in una riunione dai toni e con la presenza fanatica di sostenitori, quali io immaginavo potessero ai giorni nostri esistere solo in una madrassa islamica.

In nome dell’amore per gli embrioni, questo imam del disprezzo verso le donne ha inneggiato ai propri fanatismi, considerando nemici da distruggere tutti coloro che la pensano diversamente.

Secondo lui,"fuori" a manifestare c’erano "gli infelici, i tristi, gli irresponsabili, i rancorosi"; mentre "dentro" si respiravano "gioia ed allegria, saggezza e libertà, buonumore e senso di responsabilità."

L’ateo dichiarato, il novello S. Paolo folgorato sulla via di Damasco, che oggi confessa ai media d’essere stato corresponsabile degli aborti di tre compagne, ha parlato citando Cristo ed il Papa, S. Agostino ed i Vescovi; mettendo me, cattolica praticante, nella condizione di chiedermi quale rapporto possa esistere tra la chiesa cattolica e questo crociato, auto-proclamatosi tale.

Ferrara ha trattato di dogmi; di una "Verità Oggettiva" (beato lui che la possiede), in nome della quale ingaggiare una grande battaglia; ha parlato di desiderio femminile, di sessualità femminile, di maternità (beato lui, che come uomo conosce la donna meglio di quanto noi donne conosciamo noi stesse); ha parlato di aborto come "pratica ormai abituale, equiparata al parto"; di eugenetica, di scienza buona e cattiva, di provette, di stermini, del miliardo di bambini mai nati, dell’infanticidio di stato delle bambine in Cina.

Ha definito la pillola abortiva (come sapete da utilizzare esclusivamente in ospedale) come il "nuovo prezzemolo da assumere nel vuoto della propria stanza". Intrecciando, con una dialettica poderosa e seduttiva, drammi planetari ed inquietanti mistificazioni.

Ma conoscendo da molti anni le sue battaglie da Pifferaio di Hammelin, che trascina dietro di sé tutti i bambini del mondo (non sono forse bambini, gli adulti che si lasciano sedurre da un abilissimo manipolatore di coscienze senza contrapporvi il proprio pensiero critico?) non mi sono stupita più di tanto.

Ciò che più mi ha impressionato, lo ripeto, sono stati i presenti: pellegrini in cerca del taumaturgo ; menti e cuori vuoti, in attesa d’essere riempiti dai messaggi del profeta; persone incapaci di distinguere l’autenticità dalla furbizia; la ricerca narcisistica del consenso dal convincimento sincero. Individui disarmati dall’ammirazione cieca per un oratore, a sua volta accecato dall’ammirazione di sé.

In quelle espressioni forbite, in quel grido di battaglia: "Stupire l’Italia, l’Europa, la Chiesa Cattolica, la società intera", ho scorto il vuoto in agguato dietro la facciata e ne ho rabbrividito.

Questo avrei voluto dire al tribuno Ferrara, quando alle ore 22 egli ha portato a termine la sua concione. Ma non è stato possibile. In estasi per le parole ascoltate, ubriaco di retorica, debordante di certezze metafisiche, il pubblico ha baciato il suo santo e poi ha iniziato ad uscire. A voce alta ho chiesto di aprire un dibattito, ho rivendicato il diritto democratico di porre una domanda. Sono stata, prima ignorata e poi ripresa. Solo una donna ha ammesso: "Forse lei ha ragione".

Alla credibilità, cari Democratici, non servono ragioni, ma coerenza.

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Cattolici nel Partito Democratico

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Cattolici nel Partito Democratico

 

“Il Partito Democratico riconosce e rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al suo interno come parte essenziale della sua vita democratica, e riconosce pari dignità a tutte le condizioni personali, quali il genere, l’età, le convinzioni religiose, le disabilità, l’orientamento sessuale, l’origine etnica”. (dallo Statuto)

“Le energie morali che scaturiscono dalle esperienze culturali, spirituali e religiose, quando riconoscono il valore del pluralismo e del dialogo, rappresentano un elemento vitale della democrazia”; “riconoscimento della rilevanza, nella sfera pubblica e non solo privata, delle religioni..” ( dal Manifesto dei Valori))

E’ a questi articoli dello statuto che si può far riferimento perché anche i cattolici si sentano a pieno titolo all’interno di un Partito capace di mettere assieme provenienze diverse, storie diverse e diverse convinzioni contribuendo così alla costruzione di percorsi virtuosi attraverso il dialogo e il confronto. I cattolici possono sentirsi, al pari degli altri, come coloro che aggiungono valore al partito, portando con sé i propri valori e le proprie convinzioni mettendole al servizio di un modo finalmente nuovo di fare politica senza pregiudizio alcuno. La scelta che i cattolici hanno fatto di entrare nel Partito Democratico è stata una scelta di prospettiva per il cambiamento del paese con una visione di società che si differenzia sostanzialmente da chi sta dall’altra parte dello schieramento. Una società costruita dal basso, in grado di offrire giustizia, solidarietà, opportunità e dignità a tutti coloro che sono a rischio di emarginazione. In sostanza, attivarsi per partecipare responsabilmente alla realizzazione del bene comune con un’attenzione particolare ai più svantaggiati. Questo, senza pensare di detenere la priorità nelle proposte, ma sempre disponibili al confronto nel ricercare gli strumenti migliori per la realizzazione dell’interesse principale di tutti e non di una parte. Dobbiamo mettere in azione le nostre capacità, le nostre sensibilità senza timore nei confronti di alcuno, sapendo di essere ascoltati e non emarginati anche di fronte a temi molti sensibili che ci toccano da vicino e che, talvolta, stridono con i valori di cui siamo portatori; e non sono solo i temi “eticamente sensibili”. I cattolici del Partito Democratico, non hanno interesse per chi ha bisogno di presentare proprie liste costituite da “candidi” e non candidati, con la pretesa di essere gli unici ad essere latori e difensori dei valori e dei principi inscritti nella Dottrina Sociale della Chiesa. E’ una presunzione che non appartiene ai cattolici del PD. Essi si riconoscono nella Costituzione Italiana quale “vangelo laico” di riferimento nella loro attività politica, e nel Vangelo hanno il riferimento personale dal quale trarre beneficio per costruire percorsi di confronto dialettico e non di scontro. In politica dobbiamo “operare da cristiani” come diceva Maritain, autonomamente, impegnando solo se stessi con la propria responsabilità. Nulla è facile e nulla è scontato nella ricerca e nella realizzazione del bene comune. Bisogna lavorare contro i falsi moralismi e le strumentalizzazioni insensate di chi vuole a tutti i costi metterci contro qualcuno; è necessario avere uno sguardo aperto e allontanarsi dalle demagogiche prese di posizione di chi, ancora una volta, vorrebbe essere il solo rappresentante dei cattolici e difensore dei principi a cui essi fanno riferimento. L’ipocrisia si fa vanto di chi si veste con abiti che non gli appartengono e che gli stanno un po’ stretti. Certo è che, comunque, la scelta di far entrare nel Partito Democratico il Partito Radicale, può aprire una nuova fase con nuove difficoltà, che vengono vendute come insanabili. Su alcuni argomenti è evidente, e non si può negarlo, i radicali e i cattolici si guardano da molto lontano, ma tutto deve passare attraverso quei tre documenti che sabato 16 febbraio abbiamo votato a Roma: lo statuto, la carta dei valori e il codice etico, oltre all’accettazione del programma del Partito Democratico. Sarà importante rimanere vigili, prestare attenzione ai protagonismi e ai sensazionalisti che hanno distinto i radicali (e non solo) in questi anni, curandosi di ristabilire gli equilibri che finora si sono raggiunti nel rapporto corretto e costruttivo tra laici e cattolici. Nessuno dovrà creare un circolo chiuso e correntizio, rimanendo fermo alla fine dell’800, alzando palizzate senza senso; nessuno dovrà demonizzare l’altro, portatore non di propri interessi, ma di opinioni, idee e valori. Lo scontro, come cattolici, non ci appartiene (lasciamolo agli altri); cercheremo con forza il dialogo anche di fronte ad estremizzazioni, fondamentalismi e particolarismi che non rasserenano e ci fanno arretrare. Di che bisogna temere? Nessuno potrà imbrigliare coscienza e cervello.

Nereo Tiso

Costituente nazionale Partito Democratico

Componente il Coordinamento Provinciale e Cittadino

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«Atti che non ci fanno paura»

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Zampieri e Zanonato: «I violenti sono fuori dalla storia»

PADOVA. «Un atto che non ci intimorisce. Piuttosto siamo offesi e indignati da un gesto che colpisce simbolicamente la nostra identità e il nostro modo di fare politica». Umberto Zampieri, segretario cittadino della Quercia, ha il volto scuro quando annuncia l’attentato a una sede storica dei Ds come quella di Voltabarozzo: «Per noi è quasi una roccaforte. Un rione in cui la nostra attività è quotidiana tra la gente: un modo autentico di fare politica». Dopo il sopralluogo ieri mattina alla sede colpita, Zampieri è tornato a palazzo Moroni per riferire al primo cittadino dell’attentato che ha colpito la sezione nella notte tra sabato e domenica. «Purtroppo quanti fanno della violenza uno strumento di lotta politica non sono stati ancora definitivamente sconfitti - ha commentato il sindaco Flavio Zanonato - Sono certo che i Ds non si faranno intimidire. La nostra comunità ha dimostrato di saper isolare i violenti e i facinorosi» «Ci preoccupa il significato politico di questo atto - ha spiegato - Anche se non siamo in gradi di attribuirlo a qualcuno. Non abbiamo ricevuto rivendicazioni, nè lettere nè telefonate. Ma è evidente che si tratta di un attacco a un partito in prima linea sulla difesa della legalità e della democrazia. Valori che chi compie questi gesti vuole eliminare dal dibattito politico». Torna così in primo piano il tema della violenza politica in città: «Si tratta comunque di pratiche fuori dalla storia e inutili. Soprattutto perchè non produrranno alcun risultato concreto - ha sottolineato Zampieri - La nostra attività politica, nel quartiere e in città, andrà avanti con più determinazione di prima». Piena identità di vedute e stessa sensibilità esprime il segretario provinciale dei Ds, Fabio Rocco, impegnato ieri nella capitale per un incontro politico. La sezione di Voltabarozzo, intitolata a Giulio Contin, il partigiano «Richard», è una delle «roccaforti» cittadine della sinistra padovana: ha 65 iscritti ma lavora tantissimo sul territorio, con una dimensione quasi di paese pur essendo «inglobata» nella grande realtà cittadina. L’ultima campagna in cui erano impegnati i militanti diessini di Voltabarozzo, infatti, era incentrata sul prezzo dei farmaci. «Non credo sia un attentato da collegare all’attività di Voltabarozzo - precisa Zampieri - Piuttosto mi sembra una minaccia contro i Ds in generale». Dal primo cittadino arriva infine un appello alla coesione contro la violenza: «Occorre l’unità di tutte le forze politiche, per combattere contro chi vuole sovvertire l’ordinamento democratico - sottolinea Zanonato - Qualcuno si illude di poter riportare indietro le lancette della storia. Tutta la mia solidarietà invece va ai militanti Ds».

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