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LA SCUOLA “APPRODA IN CITTÁ”

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LA SCUOLA “APPRODA IN CITTÁ”
Una proposta educativa e pedagogica per prenderci cura dei bambini 
Fase due. Mentre la città cerca di tornare alla normalità destreggiandosi tra protocolli, divieti e permessi, i bambini sono ancora chiusi in casa a svolgere le lezioni dal PC. Hanno visto i banchi di scuola l’ultima volta il 24 febbraio. Da allora hanno sperimentato la didattica a distanza, ma soprattutto la mancanza dei loro amici e delle pratiche sociali che fanno della scuola non tanto un luogo dove si imparano nozioni bensì un ambiente di crescita e di scoperta di sé. Alcuni bambini hanno affrontato situazioni famigliari complesse, essendo costretti vivere l’intera giornata con genitori assenti oppure violenti. In generale tutti i bambini hanno affrontato un trauma e ora dovranno di nuovo acquisire un’ulteriore routine staccandosi dal nido per tornare tra i compagni. Per questo l’intera città e non solo la scuola si dovranno prendere cura del loro
benessere. 
 
La priorità della fase due deve essere l’educazione. 
Fabio Rocco, maestro elementare e ispiratore del progetto “La mia scuola è differente!”, grazie al quale le scuole dei quartieri Stanga, Forcellini e Camin, offre a tutta la città
un’idea per un progetto pedagogico unitario: “Quanto i bambini hanno affrontato è un inedito nella storia italiana e mondiale. Per oltre 2 mesi i bambini hanno vissuto una condizione di disagio, privi di relazioni fondamentali ad un sano sviluppo educativo ed emotivo. È fondamentale che in questa fase di rientro non ci si trovi impreparati, perchè rischia di essere penalizzata la possibilità dei bambini di vivere con la necessaria spensieratezza l’esperienza educativa estiva. In questo senso la formazione degli operatori che si occuperanno delle attività estive è fondamentale, anche come preparazione per il rientro nel contesto scolastico a settembre. 
Sbagliare l’intervento educativo potrebbe causare costi sociali enormi per un’intera generazione di studenti e per le comunità, in particolare per gli alunni più fragili e in difficoltà. 
Quest’estate proviamo a raccontare le esperienze di chi va per mare, di chi già in una condizione di “normalità” è rimasto isolato per un lungo periodo, però alla fine è arrivato ad un approdo. Un esempio potrebbero essere le caravelle di Cristoforo Colombo arrivate nel Nuovo Mondo. Le varie realtà educative potrebbero raccordare la loro offerta didattica sul tema del viaggio e il Comune potrebbe mettere a disposizione un luogo fisico o virtuale dove raccogliere tutte le elaborazioni dei bambini. Anche loro avranno il loro approdo, la città, anch'essa nuova, forse mutata dall'emergenza ma pronta ad accoglierli e ad essere riscoperta, mettendo a disposizione dei più piccoli spazi e luoghi fino ad ora inesplorati”. 
Come Partito Democratico di Padova accogliamo tale proposta e rilanciamo: perché non allestire un luogo del Centro come mostra permanente delle creazioni che i bambini produrranno quest’estate? Le classi saranno ridotte e i bambini potranno giocare solo a piccoli gruppi, ma tutta la città diventerà un approdo per i loro sogni e i loro desideri.

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