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Partecipa all'incontro sulla SCUOLA

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LA RINUNCIA ALL’ISTRUZIONE
di Flavio Zanonato sindaco di Padova

In occasione dell’apertura dell’anno scolastico, ho visitato la nuova scuola elementare e media di Torre, e ho riscontrato negli insegnanti e nelle famiglie degli alunni l’entusiasmo, la voglia di fare e tante aspettative per il futuro dei bambini e della loro nuova scuola, che li accompagnerà nel percorso di crescita culturale, educativa e civile dei prossimi anni. Nel corso dell’incontro non ho potuto fare a meno di pensare alle notizie che arrivano dal ministero dell’Istruzione, che vuole mettere mano all’organizzazione scolastica con una riforma che sta destando polemiche e preoccupazioni. Accanto ad alcuni provvedimenti più o meno condivisibili, ma per certi versi di dettaglio, come il ritorno del voto in condotta, la valutazione del rendimento scolastico non più attraverso il giudizio ma ricorrendo al voto numerico, il governo annuncia decisioni che incideranno pesantemente e negativamente sulla qualità della nostra scuola pubblica.  Mi riferisco in particolare al ritorno del cosiddetto maestro unico, alla riduzione dell’orario scolastico e, soprattutto, al taglio delle spese per l’istruzione dei nostri ragazzi. Nessun coinvolgimento delle famiglie e nessuna concertazione con gli insegnanti hanno preceduto gli annunci del ministro Gelmini. Credo che questo modo di procedere sia sempre sbagliato, perché le riforme non vanno mai decise sulla testa dei cittadini che ne subiranno le conseguenze, soprattutto se riguardano la scuola, che prepara il futuro delle nuove generazioni e del Paese. Non bisogna mai dimenticare che la scuola elementare italiana funziona ottimamente, viene ritenuta la parte migliore dell’intero ciclo dell’istruzione, e ad affermarlo sono importanti istituti internazionali che considerano le nostre scuole dell’obbligo tra le più avanzate dell’Unione europea.  Tornare al maestro unico non mi sembra una scelta saggia. Oggi i nostri bambini possono godere di una quantità di informazioni davvero significativa e di un’offerta formativa molto più ricca rispetto a quella di qualche decennio fa: basti pensare all’insegnamento delle lingue fin dalla prima elementare. Inoltre, se i ragazzi saranno privati degli strumenti necessari ad apprendere e appassionarsi alle materie scientifiche, alla conoscenza della natura, della fisica e della matematica, verrà aumentato il gap che ci separa dagli altri Paesi avanzati, dove lo studio delle scienze sin dai primi anni di scuola incide anche nella scelta delle Facoltà scientifiche, che attirano molti più studenti di quanto accada da noi. E’ evidente che un solo insegnante non potrà mai sostituire - sia dal punto di vista qualitativo che dal punto di vista quantitativo - il lavoro di più maestri.  Non condivido neppure la decisione di ridurre l’orario scolastico. Questo innanzitutto perché si riducono le opportunità di apprendimento e di socializzazione dei bambini, ma anche perché si mettono in difficoltà molte famiglie dove entrambi i genitori lavorano. E, vista la crisi economica e la riduzione del potere di acquisto che caratterizzano la fase che stiamo attraversando, non mi sembra un dettaglio di poco conto.  Ancor meno condivisibile mi sembra il taglio drastico delle risorse destinate all’istruzione pubblica. Capisco le esigenze di riorganizzazione e di razionalizzazione della spesa, ma credo che la sfida, in un settore cruciale per la crescita del nostro Paese, sia quella di spendere meglio e non di spendere meno. Temo che anche in questo caso i Comuni vengano lasciati soli di fronte alle aspettative e alle inquietudini di tante famiglie. Ed è preoccupante che lo Stato rinunci a svolgere il proprio ruolo in un settore, quello della pubblica istruzione, da cui dipende tanta parte del futuro delle nuove generazioni.


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“LA VITA BUONA NELLA SOCIETA’ ATTIVA”

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Libro Verde sul Welfare e qualche nota del pensiero sociale della Chiesa

mancanze e contraddizioni

 

Leggendo il Libro Verde quale proposta di trasformazione del Stato Sociale del ministro Sacconi, molti sono gli spunti di riflessione e di interesse e molte le evidenti note distorte accompagnate da patetici e compassionevoli moralismi. Mi soffermerei ad analizzare, seppur in breve,  alcune questioni riportate nel testo ministeriale di 24 pagine alla luce del documento della Commissione ecclesiale Giustizia e Pace della CEI “Stato sociale ed educazione alla socialità” del 1995, momento storico-politico di grandi cambiamenti e trasformazioni. Qui non si vuole tirare per la giacchetta i vescovi, ma sottolineare come, leggendo i documenti, anche chi deve governare legittimamente vantandosi di un legame solido col pensiero della Chiesa (alcune frasi del LV lo richiamano),  potrebbe certamente essere più accorto e non cadere in continue, evidenti e gravi contraddizioni che non si traducono in fatti positivi per i cittadini.  Anzi!

Nel Libro verde spesso si parla di “centralità della persona”. Sarebbe interessante capire quale persona si intende dato che di immigrati nel medesimo testo del Ministro,  se ne parla molto poco; anzi, per nulla. La dottrina sociale della Chiesa ha come suo cardine la centralità della persona, di qualsiasi persona senza alcuna distinzione, e il suo sviluppo integrale che riguarda ogni momento della sua esistenza durante il quale conseguire quella dignità che non può mai essere dimenticata. Immigrati e nomadi compresi. Scrive il documento ecclesiale subito nell’introduzione: “Il pericolo più grande oggi è quello di limitarsi ad interventi frammentari e contingenti, invece di affrontare la crisi nella sua complessità. Non si può costruire una comunità più giusta per tutti senza un disegno organico né un progetto di Stato e di società, senza una visione chiara e integrale dell’uomo”.

Altro aspetto interessante del documento è come la Chiesa definisce lo Stato sociale: “…si intende quella convivenza umana che si struttura su tre principi fondamentali, tra loro inscindibili: la sussidiarietà, la solidarietà e la responsabilità”. Nel libro verde pur parlando di sussidiarietà a partire dalla famiglia, dai corpi intermedi, il termine solidarietà viene citato solo quattro volte    quando si parla si convergenza tra mercato e solidarietà per dei nuovi stili di vita, bisogno degli ultimi, legato alla sussidiarietà e di solidarietà generazionale. La quasi assenza del termine crea qualche disagio. Sarebbe interessante capire come il ministro arrivi a coniugare la solidarietà  anche ai diritti delle persone, di tutte le persone, alla giustizia sociale, alle uguali opportunità ecc.. Essa infatti, come diceva Giovanni Paolo II, è “la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune, ossia per i bene di ciascuno, perché tutti siamo responsabili di tutti”. Ma la nota pastorale aggiunge alcune indicazioni concrete per la solidarietà:

-          doveri di solidarietà collegati al riconoscimento dei diritti

-          proporre norme di libertà a sostegno di ciascuno

-          l’equa redistribuzione del reddito

-          libertà di scelta familiare

-          diritto al lavoro

-          libera iniziativa economica

-          diritto alla salute, alla previdenza e all’assistenza

-          diritto alla rappresentanza politica

 

La nota dei vescovi sottolinea anche quando lo Stato sociale tradisce i suoi obiettivi:

-          invece di sviluppare imprenditoria, tende a privilegiare i mercanti di capitali

-          invece di sostenere il lavoro e di favorire la ripresa, agevola l’accumulazione di alcuni grandi gruppi

-          permette che si stabilizzi la sperequazione tra i lavoratori dipendenti e autonomi, consentendo a larghe fasce di sottrarsi ai doveri fiscali, previdenziali e sociali

In conclusione la nota ecclesiale  afferma che “lo Stato sociale è da realizzarsi nella sua interezza, tenendo conto della società nella quale siamo inseriti: una società che si avvia ad essere sempre più multiculturale, multirazziale e multireligiosa”.

Su questo ultimo punto “società multiculturale, multirazziale e multireligiosa” . come si diceva, non esiste un solo accenno. Forse è stata una dimenticanza o una chiara scelta di coalizione? Senza questa attenzione viene a cadere, in un certo senso, tutto ciò che è stato detto sulla centralità della persona, sulla solidarietà, e anche, possiamo dire, sulla sussidiarietà di tipo orizzontale e  verticale. Quasi che gli immigrati esistano solo per le forze dell’ordine e non anche per l’integrazione dei figli nelle nostre scuole, come lavoratori che contribuiscono in modo non indifferente alla ricchezza italiana (e al sistema contributivo -pag. 14 Libro Verde- che aiuta la previdenza a non entrare definitivamente in crisi) e, non ultimo, come persone che si ammalano e che necessitano di assistenza sanitaria oltre che di educazione alla prevenzione.  Non sono solo un problema sociale.

Altra contraddizione. A pag. 13 il Libro Verde parla di “nuove politiche redistributive che non si limitino ad erogare sussidi di tipo risarcitorio o assistenziale”. La social card va proprio in questa direzione (tra l’altro assegnata solo agli italiani);  la nota dei vescovi afferma che Il pericolo più grande oggi è quello di limitarsi ad interventi frammentari e contingenti. Mi sembra che le scelte del Ministro sia  in questo senso.

Sarebbe interessante anche capire da dove arrivano se le risorse per il nuovo Stato Sociale. Si legge pag. 20 c.v. 7: A differenza che nel caso delle pensioni e della sanità, negli altri comparti della spesa sociale non è necessario ridurre la dimensione del comparto pubblico. Questo va ancora a ridurre le risorse per la sanità e per le pensioni quando la si vuole aprire ad un’attenzione maggiore, ad una riqualificazione e ad un migliore riordino economico. Intanto, così si consente, come dice la nota dei vescovi, a “larghe fasce di sottrarsi ai doveri fiscali, previdenziali e sociali”.    Probabilmente l’evasione fiscale e previdenziale è diventata un dettaglio. Dobbiamo aspettarci un altro condono? A tal proposito mi sembra corretto citare la nota Educare alla Legalità del 1991 al n. 9: Anche la classe politica, con il suo frequente ricorso alle amnistie e ai condoni, a scadenze quasi fisse, annulla reati e sanzioni e favorisce nei cittadini l’opinione che si può disobbedire alle leggi dello Stato. Chi si è invece comportato in maniera onesta può sentirsi giudicato poco accorto per non aver fatto il proprio comodo come gli altri, che vedono impunita o persino premiata la loro trasgressione della legge

Penso che il documento della Commissione Giustizia e pace sia stato e sia ancora profetico in materia di Stato Sociale, affermando tra l’altro, che oltre alle necessità economiche per il welfare, ci sia una forte necessità educativa, senza la quale si pensa ad un futuro già “monco”.  Chiaramente il pensiero sociale della Chiesa è ricchissimo rivolto innanzitutto ai cattolici, ma non solo.

Forse un chiarimento sarebbe quanto meno opportuno, almeno da parte dei cattolici al Governo.

 

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In ricordo di Fulvio Palopoli

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Fulvio Palopoli è morto ieri sera, vinto dal morbo di Alzheimer. Una malattia che non perdona, come ricorda la moglie Rossella, nel necrologio con cui ne dà notizia.
 Fulvio e Rossella Palopoli: inseparabili, nella vita e in politica. Lui impegnato a Roma, nella sua prestigiosa attività di deputato. Lei sui banchi del consiglio provinciale, voluta a palazzo Santo Stefano dagli insegnanti cui dava sempre una mano, come dipendente e sindacalista del Provveditorato agli Studi. Nomine, supplenze, posti e cattedre vacanti: tutti in fila in quel grigio palazzone di Pontecorvo. C’era l’inavvicinabile Pasquale Scarpati e c’era Rossella Palopoli cui chiedere un parere, sempre a disposizione, tranne nei giorni in cui Fulvio era a Padova. Vivevano nel residence del Biri, prima di trasferirsi in centro storico.
 Fulvio Palopoli, eletto deputato nel Pci negli anni Settanta e Ottanta, può essere annoverato tra i padri della riforma sanitaria, che ha creato le Usl con il diritto all’assistenza gratuita garantita a tutti, a prescindere dal livello di reddito. Una vera «rivoluzione sociale», che portò all’eliminazione delle «casse mutue», giungla di privilegi ed inefficienze. Fu lui a scivere il testo della legge, una competenza di assoluto rilievo, che oggi gli avrebbe valso la nomina a «ministro ombra» per la conoscenza del meccanismo legislativo, tanto che Palopoli ha fatto parte del comitato medico e scientifico del ministero della Sanità. E ha diretto anche la Usl di Mestre, primo manager «rosso» in un Veneto dove la Dc aveva la maggioranza assoluta di tutto: dalle casse rurali agli ospedali. Lui che in consiglio regionale contro Tomelleri, Veronese e i dorotei aveva combattuto fin dagli anni Settanta, s’era preso una grande rivincita: presidente della Usl di Mestre. Antonio Papalia, Franco Longo e Fulvio Palopoli: sono i dirigenti che hanno fatto la storia del Pci e della sinistra a Padova e in Veneto. Se ne sono andati tutti e tre, stroncati da malattie che non perdonano. Palopoli prima di mettere piede a Montecitorio per due legislature, è stato uno stimato insegnante al Marconi, frequentato anche dal sindaco Flavio Zanonato e dal presidente della Provincia Vittorio Casarin. Abilissimo nella dialettica, ironico, era legatissimo ad Enrico Berlinguer e al fratello Giovanni, medico. Se la federazione Pci-Pds-Ds ora Pd è stata una fucina di prestigiosi dirigenti, il merito è anche di Fulvio Palopoli.
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CONVINCERE GLI INDECISI

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Gio 10 Luglio ore 18: Convincere gli indecisi

SALA ANZIANI MUNICIPIO DI PADOVA
Seminario di Formazione aperto al Pubblico e dedicato a tutti i membri dei circoli della provincia di PADOVA: Il profilo dell'elettore indeciso e le modalità per avvicinarlo

PRESENTA:
ROSSELLA PIOVAN Resp. Formazione PD

INTERVENGONO:
FABIO ROCCO Segretario provinciale PD
LUCIANO ARCURI Professore ordinario di psicologia dello sviluppo e della socializzazione Università degli Studi di Padova

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