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ATO UNICO PROVINCIALE DEI RIFIUTI

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La consulta degli Enti Sovracomunali del Partito Democratico di
Padova, convoca una serata di approfondimento dedicata al tema dei
rifiuti su:

"COSTITUZIONE DELL´ATO UNICO PROVINCIALE DEI RIFIUTI:
IDEE E PROPOSTE PER LA GESTIONE
E LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI NELLA PROVINCIA DI PADOVA"



MERCOLEDI´ 4 GIUGNO
ORE 20.45

presso la Sede Provinciale del PD

in via B. Pellegrino 16 a Padova


Interverranno:
Fabio Rocco, Segretario Provinciale PD Padova
Francesco Bicciato, Assessore all´Ambiente del Comune di Padova
Severino Vettorato, consigliere provinciale, componente Commissione Ambiente
Franco Frigo, consigliere regionale


Sono invitati gli amministratori e i rappresentanti dei
Circoli del PD interessati all´argomento.

Boris Sartori
responsabile Enti Sovracomunali


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CONSULTA “PD per la FORMAZIONE“

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PARTECIPA
alla


CONSULTA “PD per la FORMAZIONE“

Giovedì 29 Maggio, ore 18.00

Presso la sede provinciale PD

Via B. Pellegrino 16 - Padova

 

O.d.g.

 

  • Esigenze formative dei circoli e dei territori
  • Segnalazioni di disponibilità (docenze, elaborazione materiali, supporti tecnologici, organizzazione attività sui territori..)
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CATTOLICI DEMOCRATICI: Un decalogo per capire il caso via Longhin

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Gianni Berno e Claudio Sinigaglia, per conto del coordinamento cattolici democratici, hanno elaborato un decalogo diffuso alle associazioni cittadine sulla vicenda moschea. Eccone una sintesi.

 1) Il Comune vuole costruire una nuova moschea? No, consente semplicemente il trasferimento di una sala di preghiera già presente a Padova da alcuni anni. E’ ora in via Anelli ed ha come riferimento l’associazione Rahma. Se non ci fosse stato lo sgombero di via Anelli non sarebbe sorto il problema.
 2) Il Comune finanzierà questo trasferimento? No, ha messo a disposizione un immobile in forte degrado, in via Longhin, accanto ad un campo nomadi. L’associazione Rahma lo ristrutturerà a proprie spese e pagherà l’affitto al Comune.
 3) Ma perché il Comune si è impegnato nella concessione di un immobile? L’associazione Rahma ha chiesto al Comune un immobile, volendo porsi in un atteggiamento di dialogo con le istituzioni. Avrebbe potuto cercare altre soluzioni private e nessuno avrebbe potuto impedirglielo. In altre città i mussulmani hanno trovato soluzioni insoddisfacenti e il momento di preghiera è diventato problematico. Il Comune di Padova ha preferito gestire questa richiesta.
 4) L’associazione Rahma aderisce all’Ucoii? No, e si è sempre dimostrata appartenere ad un islamismo non integralista.
 5) Qual è la posizione della Giunta di fronte alla richiesta di Referendum? Il referendum proposto da Lega e Pdl, chiede di ritirare la delibera di giunta che prevede la concessione dell’immobile di via Longhin all’associazione Rahma. L’amministrazione, se ammissibile, consentirà il regolare svolgimento della consultazione.
 6) I referendari affermano che l’immobile dato in concessione diventerà una madrassa e discriminerà le donne. Attenzione, la sala di preghiera, non una moschea, verrà organizzata secondo gli usi e costumi della cultura islamica. Quindi dovrà prevedere le abluzioni, la separazione delle donne dagli uomini, gli spazi per approfondire la cultura araba.
 7) Qualcuno teme possa nascondere l’addestramento di terroristi. Le nostre informazioni lo escludono.
 8) Perché consentire ai mussulmani di realizzare da noi un luogo di preghiera quando invece nei loro paesi lo impediscono ai cattolici? La libertà religiosa è un valore da richiedere con forza e sempre, anche nei loro paesi, e su questo chiederemo il loro impegno. Ma proprio per questo non possiamo negarla anche noi.
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«Da un cantiere inutile danno ambientale enorme»

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Mattino di Padova 24 maggio 2008

L’intervento della Magistratura, che ha chiuso il cantiere dell’ascensore della Rocca di Monselice, conferma le perplessità e i dubbi che molti cittadini, associazioni e forze politiche hanno sollevato sulla realizzazione di quest’opera. Purtroppo si deve constatare con amarezza che gli elementi alla base della scelta di bloccare i lavori erano stati sollevati in diverse occasioni, tra cui il consiglio comunale di Monselice, senza alcun esito da parte delle istituzioni locali. L’esito di tutta questa vicenda è sotto gli occhi di tutti: le ingiustificate arroganza e perseveranza con le quali, nonostante le evidenti perplessità, anche di natura tecnica-geologica, si è voluto comunque portare avanti il progetto hanno portato soltanto risultati negativi per l’intera collettività: un danno ambientale enorme, con la Rocca danneggiata in modo irreparabile, costi elevati, tempi lunghi e incerti di riapertura dei luoghi violati.

E tutto questo per realizzare un’opera inutile, sulla base di un progetto approssimativo. Il pretesto che molti, tra cui Regione e Comune di Monselice, hanno sostenuto per promuovere il progetto era la presenza di un finanziamento dell’Unione Europea. In sostanza, di fronte a un contributo pubblico, non si guarda in faccia nessuno e si accetta qualsiasi progetto. In questo modo in passato sono stati fatti disastri e sprechi enormi di risorse. E par di capire che anche a Monselice finirà così. Infatti, a prescindere dall’esito giudiziario della vicenda, i costi cresceranno molto e i tempi saranno dilatati sia per completare, chissà a quali condizioni, il lavoro, sia per ripristinare i luoghi. Questo è il risultato della corsa miope e irrazionale ai fondi europei. La decisione della Magistratura non è che la logica conseguenza di quanto cittadini, associazioni ambientaliste e alcune forze politiche, avevano denunciato tempo fa. Mi sembra quindi opportuno ribadire gli elementi di contrarietà sulla realizzazione di quest’opera. Anzitutto è doveroso sottolineare come le relazioni allegate al progetto ne rilevassero già chiaramente tutte le principali difficoltà tecniche legate, ad esempio, all’estrema friabilità della trachite della Rocca; tanto che l’iniziale proposta di scavo in diagonale venne modificata proprio perché erano note le caratteristiche di fragilità della roccia. Ma c’è stato di peggio: il Parco Colli ha dato l’autorizzazione nonostante il parere negativo del tecnico che aveva istruito la pratica. E’ così che l’Ente Parco tutela il paesaggio e svolge la sua funzione?

Alessandro Naccarato
Deputato del Partito Democratico

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