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IL SEGRETARIO VITTORIO IVIS ALLA DIREZIONE PD PADOVA 15 MARZO 2018

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Care Democratiche e Cari Democratici, abbiamo passato mesi intensi e complicati in vista delle elezioni politiche, ma è giusto dirci con franchezza che la sfida vera si apre ora. E molto dipenderà da come il Partito Democratico, anche qui a Padova, deciderà di gestire questa fase di necessaria e urgente analisi e riorganizzazione. In un momento di impasse come questo, è importante ribadire che il nostro partito, anche dopo il 4 dicembre, è per la vocazione maggioritaria. Il Partito Democratico vuole rivolgersi ad un sistema di valori ampio e trasversale nell’elettorato italiano e che non accetta di divenire minoritario nel Paese. Oggi, è necessario comprendere le ragioni di questa sconfitta per poter risalire la china e tornare a crescere. Ci tengo fin d’ora a dire che in questa e sola direzione spenderemo tutte le nostre energie.  Il risultato del voto è chiarissimo. Un 19% che rappresenta una fitta per tutti noi militanti che abbiamo provato a mettere in questa campagna elettorale anima e corpo come sempre, come ogni volta. Ma nella sua nettezza, rappresenta anche un’analisi del voto che non può essere semplicistica e sbrigativa, perché dietro ad un risultato così ci stanno mille ragioni e mille aspettative tradite che abbiamo il dovere di affrontare una ad una. Le affronteremo tutte, ma svolgendo un ruolo diverso da quello della legislatura scorsa. Saremo all’opposizione, per vigilare, controllare e proporre, rispettando la scelta fatta dai cittadini. LEGGI TUTTO

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Vittorio Ivis alla Direzione PD Padova 15 Marzo 2018

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Care Democratiche e Cari Democratici, abbiamo passato mesi intensi e complicati in vista delle elezioni politiche, ma è giusto dirci con franchezza che la sfida vera si apre ora. E molto dipenderà da come il Partito Democratico, anche qui a Padova, deciderà di gestire questa fase di necessaria e urgente analisi e riorganizzazione. In un momento di impasse come questo, è importante ribadire che il nostro partito, anche dopo il 4 dicembre, è per la vocazione maggioritaria. Il Partito Democratico vuole rivolgersi ad un sistema di valori ampio e trasversale nell’elettorato italiano e che non accetta di divenire minoritario nel Paese. Oggi, è necessario comprendere le ragioni di questa sconfitta per poter risalire la china e tornare a crescere. Ci tengo fin d’ora a dire che in questa e sola direzione spenderemo tutte le nostre energie. Il risultato del voto è chiarissimo. Un 19% che rappresenta una fitta per tutti noi militanti che abbiamo provato a mettere in questa campagna elettorale anima e corpo come sempre, come ogni volta. Ma nella sua nettezza, rappresenta anche un’analisi del voto che non può essere semplicistica e sbrigativa, perché dietro ad un risultato così ci stanno mille ragioni e mille aspettative tradite che abbiamo il dovere di affrontare una ad una. Le affronteremo tutte, ma svolgendo un ruolo diverso da quello della legislatura scorsa. Saremo all’opposizione, per vigilare, controllare e proporre, rispettando la scelta fatta dai cittadini.

Partiamo dai dati:
Il PD, su base nazionale, raccoglie circa il 19% dei voti, mentre in coalizione raggiungiamo il 23%. Siamo molto distanti ovviamente dall’aggregato di centrodestra che raccoglie oltre il 37% tutto insieme, ma anche dal M5S che arriva da solo al 33%. Rispetto al 2013 perdiamo oltre 2 milioni e mezzo di voti. Tutto questo in un contesto in cui l’astensione resta alta, circa il 30% degli aventi diritto scelgono di non recarsi alle urne e crescono leggermente rispetto al 2013.
Venendo a noi, il Partito Democratico prende un 16,85% a livello provinciale e il 20,86% come coalizione. Il dato è proporzionalmente migliore nella città di Padova, dove arriviamo al 24,48% come PD e al 32,42% come coalizione. Questi sono chiaramente valori percentuali che dal punto di vista strettamente numerico si traducono in una riduzione significativa dei voti a noi espressi. Nel 2013 al PD 124.170 voti, nel 2018 sono 95.180. Nella provincia di Padova vota l’80% degli aventi diritto, il 4% in meno rispetto al 2013.
Un primo aspetto evidente è la frattura, concreta e profonda, tra la città e la periferia. Una frattura non omogenea, in quanto ci sono zone con criticità maggiori, storicizzata, ma anche collegata alle dimensioni del comune. Nei comuni più piccoli tendiamo ad andare peggio. Questo significa che il lavoro, come ci eravamo già prefissi di fare durante la fase congressuale, di accompagnamento e presenza nei territori è un lavoro vitale e che non può assolutamente essere posticipato.
In secondo luogo c’è un tema d’identità. Ottenere risultati migliori nei centri storici che nelle periferie, come succede a Padova, dimostra un cambio di pelle del nostro elettorato che un partito che vuole considerarsi popolare deve saper gestire. Molti professionisti, il ceto medio o medio alto, coloro che hanno goduto di una scolarizzazione e formazione progredita, hanno premiato il Partito Democratico distinguendosi dal passato. E’ giusto che ora ci facciamo carico di rappresentare tutte queste persone, ma si tratta anche di riallacciare primariamente un legame con quella maggioranza a cui non siamo riusciti a parlare efficacemente: sono coloro che hanno sofferto di più la crisi e che restano in condizioni di disagio sociale, coloro che vivono di lavoro dipendete, coloro che non sentono la ripresa economica, coloro che hanno piccole aziende artigiane e le tante partite iva che provano a farsi strada anche nel mondo delle nuove professioni. E’ giusto ci ricordiamo che una parte del nostro elettorato storico non è tornato da noi ma ha scelto M5s o, in Veneto, addirittura Lega. Sono persone che volevano lanciarci dei segnali chiari, ma che al tempo stesso non sono culturalmente integrati nello stile e nel pensiero leghista. Le scelte che faremo in questa fase, compiamole anche alla luce della consapevolezza che queste persone potrebbero continuare a guardarci domandandosi se abbiamo capito la lezione. E’ stata una lezione decisamente dura. Ora dobbiamo ricostruire un rapporto con strati della società per i quali non siamo punto di riferimento.
Questo risultato però non pone un problema solo al PD, ma costringe un intero campo politico e culturale ad una riflessione. Nella sua relazione il Segretario reggente ha affermato che “si è realizzata una censura storica tra le culture fondative della Repubblica e il Paese”, anche su questo è fondamentale che ci interroghiamo questa sera. Perché il problema ha le dimensioni europee nel campo dei progressisti.
All’indomani del voto il Segretario Nazionale ha scelto di dimettersi, un atto dovuto, ma al tempo stesso un presupposto necessario per andare oltre una discussione legata ai nomi. Le ragioni di questa sconfitta bisogna saperle rintracciare senza il capro espiatorio di una persona sola, come la Direzione Nazionale ha già iniziato a fare, e riflettendo ancora una volta sul valore insostituibile che ha la squadra dentro il nostro partito. Ma i motivi sono tanti ed articolati. Ci aspetta un periodo di ascolto, all’interno e all’esterno del PD, tra la gente.
Io ho iniziato dall’assemblea di circolo di Cadoneghe, Domenica mattina, ma poi anche a Battaglia Terme, lunedì sera e via seguendo. Insieme alla Segreteria così proseguiremo, dopo esserci riuniti come organismo dirigente venerdì scorso. Cento assemblee in tutta la provincia, ogni circolo è chiamato a convocarsi, a discutere con i propri iscritti e ad aprire le porte a tutti i suoi simpatizzanti. Non dobbiamo avere paura di dirci le cose con franchezza, di ascoltare le diverse letture, ma soprattutto di ricercare nelle nostre riunioni le ragioni di una ripartenza autentica. Ed è su questo, sul tema del ricostruire, che alcuni segnali incoraggianti ci sono. Ogni giorno, qui in Federazione e sul territorio, ci sono persone che ci contattano perché vogliono iscriversi. Non è un segnale da trascurare. Vuol dire che è partito un meccanismo di riappropriazione, vuol dire che tanti, vista la mal parata, hanno capito che  il patrimonio politico, culturale e valoriale che il Pd rappresenta non va mai dato per scontato e che per assicurarsi un episodio come quello delle ultime elezioni non si ripeta bisogna metterci la faccia tutti assieme, in tanti. Quindi bene le nuove adesioni, anche quelle che hanno maturato maggior notorietà come nel caso del Ministro Calenda, ma bene soprattutto perché questo è un fenomeno reale che interessa le nostre federazioni.
Cento assemblee anche per ricordarci che noi gli spazi gli abbiamo e dobbiamo usarli. Dare dignità ai nostri iscritti significa anche questo, discutere nelle nostre sedi mettendoci tutti sullo stesso piano, dal deputato eletto all’ultimo degli iscritti. Discutiamo ma discutiamo qui dentro, non sui social. E se saremo chiamati a fare scelte difficili, troviamo il coraggio per una legittimazione forte dal basso. Facciamo come l’SPD in Germania e come previsto anche dal nostro statuto: chiediamo ai nostri iscritti di dirci cosa ne pensano.
Voglio ringraziare tutti i candidati per l’impegno immenso dimostrato in questa sfida, come anche tengo a dire grazie a coloro che con me hanno passato qui dentro le notti e lavorato senza pausa e a tutti i nostri deputati e senatori uscenti. Meritate un grande applauso, il vostro spirito di servizio è stato encomiabile. Abbiamo fatto una campagna tradizionale, spendendoci senza riserve, investendo in materiale e cercando al tempo stesso di gestire al meglio le spese perché nulla fosse sprecato. Abbiamo raccolto volontari e fatto distribuzioni casa per casa nel territorio. Ce l’abbiamo messa tutta.
Sono state fatte le maxi affissioni nella città di Padova e quelle dei tabelloni elettorali in tutta la provincia. Abbiamo predisposto del materiale in formato volantino come Federazione Provinciale che è stato distribuito a tutte le zone e abbiamo poi fatto lo stesso anche con quello nazionale. I candidati dei collegi uninominali si sono fatti carico di spese importanti per avere loro uscite personalizzate. Abbiamo promosso un centinaio di iniziative in tutta la Provincia e circa lo stesso numero tra banchetti, mercati e volantinaggi. I comuni più importanti e non solo quelli si sono fatti anche carico di una distribuzione casa per casa. Inoltre abbiamo realizzato dei fac-simili per l’ultima settimana, coordinati con fronte e retro Camera-Senato in base al collegio. E’ stato fatto tanto e si è costruito anche un clima interno significativo. Penso anche a momenti inusuali ma che siamo riusciti a popolare e a riempire di senso: le Assemblee Programmatiche e il Pranzo dei 500. Su quest’ultimo in particolare mi soffermo per esprimere l’orgoglio e la soddisfazione che ho nel ricordo di quel giorno. Abbiamo fatto tanto ma purtroppo non è stato abbastanza.
Oggi, al Partito Democratico di Padova, chiedo unità e lealtà. Non i distinguo. E’ tempo di rigenerare un entusiasmo vivo anche fuori da queste mura.
Ci aspetta una fase importante e delicatissima che vedrà tra le nostre priorità il riassetto e la stabilizzazione economica della nostra struttura, la preparazione alle elezioni amministrative di Maggio e la prossima Festa dell’Unità Provinciale. Non smettiamo di correre, ma semplicemente proseguiamo. Creeremo gli spazi idonei ad un confronto sempre presente e trasparente, quindi scorro velocemente su questi argomenti.
La nostra struttura dovrà operare un ridimensionamento della sua spesa pur mantenendo la maggior operatività possibile e necessaria per lo svolgimento delle nostre funzioni. Ci eravamo detti che superate le politiche si saremmo dati questa priorità e così sarà. Da parte mia, da parte nostra, ci sarà la massima serietà e la spirito di collegialità con cui questi temi vanno affrontati. A tutti i coinvolti chiedo altrettanta serietà e la consapevolezza che solo con uno sforzo da parte di ciascuno è possibile raggiugere la sintesi più equilibrata. Le nostre risorse sono preziose e altrettanto il mantenimento di uno spazio accogliente per le nostre riunioni.
I comuni al voto nel 2018 sono i seguenti 11: Borgo Veneto, Casalserugo, Codevigo, Galzignano Terme, Maserà di Padova, Megliadino San Vitale, Mestrino, Piove di Sacco, Santa Margherita D’Adige, Solesino, Villanova di Camposampiero. In segreteria abbiamo già iniziato a condividere qualche riflessione utile e ci siamo accordati nel calendarizzare rapidamente un momento di approfondimento generale dal quale partire tutti assieme. Sono sfide importanti, molte assolutamente contendibili e non mancheremo di dare il nostro contributo in ciascuna di esse. Lo ha peraltro dimostrato Zingaretti con il risultato del 4 Marzo, l’altro risultato, quello bello: le persone contano e in Lazio è successo. Nello stesso giorno ci sono stati ben 350.000 elettori che in quella regione hanno scelto di rinnovare la loro fiducia ad un’esperienza amministrativa importante di centro sinistra. Da questa convinzione e con quello spirito ripartiamo per affrontare anche le partite nei singoli comuni.
Questa è casa nostra, nessuno si deve sentire accerchiato e nessuno padrone. Ho speso molto tempo, nonostante la mia giovane età, per il Pd. L’ho fatto nel mio piccolo, senza la pretesa di sentirmi indispensabile ma con l’esigenza di sentirmi parte di qualcosa e di poter contribuire ad un cambiamento. Questo vale per me, ma so che vale anche per tanti di voi. Fuori da qui, per me, non c’è spazio. Continuerei ad occuparmi di politica, ma non come attore in campo, non mettendoci la faccia. Il PD è casa mia, il Pd è casa nostra ed è una comunità straordinaria di milioni di persone. Ripartiamo da qui. Ripartiamo da noi. Insieme.


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Tesseramento 2018

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E' aperto il tesseramento PD 2018. Vi aspettiamo in Via Beato Pellegrino 16 a Padova dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19. Info: 049660544 - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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