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Carraro, licenziamenti scongiurati

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Siglata ieri in tarda serata, negli uffici della sede di Bronzola di Campodarsego, l’ipotesi di accordo fra la delegazione del coordinamento sindacale in cui c’erano anche Gianni Castellan (Fim), Antonio Silvestri (Fiom), Marzio Giacomin (Uilm) e i rappresentanti del Gruppo Carraro. Sembrano definitivamente scongiurati i licenziamenti dei 650 operai.
 Dunque verranno «cancellati» i 265 (su 630) esuberi individuati nello stabilimento di Campodarsego, i 130 (su 240) della Mini Gears, alla Zip di Padova, i 167 (320) della Siap di Maniago, in provincia di Pordenone, gli 80 posti a rischio (su 120) della sede di Gorizia e gli altri esuberi, per fortuna pochi, annunciati anche a Rovigo ed a Poggio Fiorito (in provincia di Chieti in Abruzzo). All’Elettronica Santerno, di Imola, invece, non sono stati mai programmati licenziamenti.

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Acciaierie venete aperte di notte

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Le tute blu lavorano solo di notte. Dalle 20 alle 8 di mattina. Anche al sabato ed alla domenica. Per risparmiare energia elettrica ad uso industriale, che al calare delle tenebre costa molto meno ed anche per guadagnare di più visto che nei turni by night e nel week-end scattano le indennità per i dipendenti. A vivere così da oltre nove mesi sono i circa 400 lavoratori delle Acciaierie Venete spa. Pur di evitare i licenziamenti, dunque, alle storiche Acciaierie i dipendenti hanno accettato il lavoro notturno: l’azienda risparmia sui costi di energia in virtù di contratti di fornitura in fasce orarie diversificate. Acciaierie Venete spa è di proprietà della famiglia Banzato (Gianfranco e il figlio Alessandro in particolare). Gli operai sono in cassa integrazione ordinaria a rotazione perché anche le aziende meccaniche, che si trovano negli stabilimenti di Riviera Francia, Via Silvio Pellico e Via Pietro Maroncelli sono state colpite dalla pesantissima crisi del mercato dell’acciaio. Solo nell’export si registra il 37,6% in meno. D’altronde Acciaierie Venete, nata 52 anni fa, con stabilimenti anche nel Bresciano, nell’alto Veronese, in Friuli ed a Mezzolombardo (Trentino), non è un’aziendina qualsiasi. Rappresenta uno dei punti di forza della produzione d’acciaio nella penisola e fornisce la materia prima anche ai settori dell’edilizia e delle automobili. Nelle prossime settimane sia i sindacati sia le Rsu terranno una serie di assemblee e di incontri per vedere cosa si potrà fare quando, a gennaio, scadranno le 52 settimane di cig concesse. Â«Innanzitutto noi lavoratori speriamo tantissimo nella ripresa della domanda – sottolinea Ernesto Vecchiato, della Fiom-Cgil -. La proprietà, per fortuna, non ci ha lasciato soli. Non ha mai aperto alcuna procedura di messa in mobilità, pur in tempi di crisi acuta ed ha avuto anche il coraggio di investire non poco in un impianto di produzione, totalmente ristrutturato ex novo. Ci dicono che all’orizzonte s’intravedono segnali di ripresa. Speriamo bene». Intanto i sindacalisti Dante Loi ed Antonio Silvestri, della segreteria della Fiom-Cgil fanno sapere che, tra alcuni giorni, chiederanno un altro incontro agli amministratori ed ai dirigenti delle Acciaierie per fare il punto della situazione.
 

CRISI: la situazione padovana

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Fermi, sul fondo della crisi. Con il fiatone, a tentare una risalita che si annuncia difficoltosa e lenta. Si presenta così l’industria padovana al passaggio del terzo trimestre 2009 nell’indagine congiunturale realizzata da Ufficio studi di Confindustria Padova e Fondazione Nord Est su un campione di 330 imprese: con una domanda interna debole e quella estera flebile. Senza segnali che suggeriscano almeno una ripresina.
I dati. Fra luglio e settembre la produzione risulta in aumento per il 9,4% delle imprese (24,2% nello stesso periodo 2008), a fronte del 62,5% che riduce l’attività.
Soffrono le aziende di ogni dimensione, soprattutto oltre i 50 addetti e, tra i comparti, il metalmeccanico (produzione in calo per il 77,7%). Ancora in discesa il flusso di nuovi ordinativi per il 62,4%, a fronte del 9,7% che li aumenta (19,7% nel terzo trimestre 2008). Il 34,8% delle imprese ha lavoro per meno di 1 mese, 4 su 10 da 1 a 3 mesi. Persiste la debolezza della domanda interna, con il 63,2% che contrae le vendite in Italia e il 10,7% che le aumenta. Il 13,5% delle aziende aumenta le vendite all’estero; più della metà (54,9%) le riduce. Perdono ulteriore terreno le vendite in Europa, in calo per il 51,2%; recuperano quelle nei paesi extra Ue (calo per il 43,5% dal 53,5).
L’occupazione. La maggioranza delle imprese (63,5%) la mantiene stabile. L’11,3% ha fatto nuove assunzioni, il 25,2% ha ridotto gli organici. Tra le nuove assunzioni prevale il tempo determinato (53,9%).
La domanda. La debolezza della domanda raffredda i prezzi alla produzione, in aumento per il 20,9%, nonostante il rialzo di petrolio e materie prime. E’ stabile al 18,6% la quota di chi segnala un aumento del costo del denaro. Il 74% lamenta ritardi nei pagamenti.

   

LOFRA DI TEOLO

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Mattino di Padova 8/11/2009 - Domani il destino della Lofra dovrebbe essere più chiaro e il centinaio di lavoratori dello stabilimento di cucine che continuano a presidiare i cancelli dell’azienda a Treponti di Teolo avranno finalmente qualche notizia certa sul loro futuro. Il giudice che sta seguendo il caso si è riservato un paio di giorni per decidere se procedere con il fallimento, accettare la proposta di acquisto avanzata dalla modenese Bompani oppure cercare nuovi acquirenti interessati a rilevare l’azienda. La trattativa fra l’attuale proprietario, la famiglia Bonfante e Bompani si è arenata sul contratto d’affitto, ma a quanto pare non è questo l’unico aspetto controverso. Se il giudice riterrà l’offerta di Bompani troppo bassa rispetto al valore stimato con il concordato potrà indire una manifestazione pubblica di interesse, indicando dei criteri minimi per le proposte di acquisto. A meno che la partita non si chiuda con il fallimento. I dipendenti, in cassa integrazione da gennaio, attendono anche la decisione dell’Inps sugli assegni.
 

Epifani tra gli operai della Zen: «Resistete»

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Ieri il segretario nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani (che oggi concluderà a Treviso la manifestazione regionale indetta dal suo sindacato), ha trascorso una giornata in città. Nel tardo pomeriggio ha voluto incontrare le 200 tute blu delle fonderie Zen, in presidio permanente. L’azienda del Gruppo Garro è in amministrazione straordinaria dal 29 ottobre e proprio ieri è stata annunciata l’anticipazione della Cigs grazie alla convenzione stabilita con CariVeneto e la Provincia. Epifani (nella foto col microfono), è arrivato davanti ai cancelli della Zen ad Albignasego, a fianco di Andrea Castagna ed Emilio Viafora, rispettivamente segretario provinciale e regionale della Cgil ed anche di Antonio Silvestri, leader della Fiom.

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