Sant'Angelo di Piove

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Notizie dal Circolo

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Il Programma, lo Statuto,
il Manifesto dei valori e
il Codice Etico del
Partito Democratico

 

Il 25 febbraio 2008 è stato
presentato il programma di
governo del PD.
Leggi il programma del Pd
e guarda le slide con la sintesi.





Il 16 febbraio 2008,
l’Assemblea Costituente del
Partito Democratico ha approvato
lo Statuto, il Manifesto dei
valori e il Codice etico
del Partito Democratico.

>>> Lo Statuto

> Vademecum del Costituente regionale
(vincoli statutari nazionali da
valutare nella redazione degli
statuti regionali)


>>> Il Manifesto dei Valori


>>> Il Codice Etico

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Notizie dal Circolo

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TRATTO DAL SITO NAZIONALE DEL PD

Marco Minniti: "Berlusconi ha un disegno: occuparsi di giustizia per sè"

 Intervista di Eduardo Di Blasi - L'Unità

Marco Minniti, ministro ombra dell’Interno per il Partito Democratico, fa un’analisi temporale dei provvedimenti sulla giustizia approvati o ancora nell’agenda del governo, e ne trae una conclusione: «Quella che abbiamo davanti - spiega - è una sequenza assolutamente inarrestabile di scelte che ha un disegno chiaro: affrontare il tema delle giustizia non dal versante degli italiani, i quali sono interessati ad avere tempi più rapidi per un giudizio e un processo, la certezza e l’effettività della pena e una giustizia civile che funzioni, ma da quello del Presidente del Consiglio».
Non si registrano novità rispetto ai passati governi del Cavaliere...
«Persiste un elemento di carattere abbastanza fastidioso. Che è quello di una sorta di rancore nei confronti della magistratura che un’autorità della Repubblica non dovrebbe avere».
Qualcuno immaginava che questa volta sarebbe andata in modo diverso...
«La cosa è cominciata pochi giorni dopo il giuramento del governo perché nel momento in cui si varava il decreto Sicurezza, e quindi stiamo parlando del 25 di maggio, a governo appena fatto, si discuteva già della possibilità di eludere il processo Mills. Ricordo allora le parole particolarmente severe del ministro dell’Interno Maroni che disse: “Se si fa qualunque cosa che intervenga nei processi in corso, questo decreto non avrà la mia firma”. Poi si è saputo come è andata: si è scelta la strada parlamentare, l’emendamento apposito. L’idea di bloccare centomila processi per bloccarne uno. Infine, di fronte alla sollevazione di una parte significativa dell’opposizione, si è fatto marcia indietro su quell’ipotesi e si è percorsa la strada della legge Alfano, che affronta più strettamente il tema dell’immunità del Presidente del Consiglio».
A settembre Berlusconi avrà probabilmente incassato il lodo Alfano e inizierà a mettere mano a una riforma della giustizia...
«Autorevoli commentatori dissero che il fatto di avere uno scudo per il Presidente del Consiglio, avrebbe favorito un atteggiamento più sereno e più prudente. Che si sarebbe occupato maggiormente dei problemi che sono all’ordine del giorno nel nostro Paese. Invece questa metodologia nell’affrontare le cose porta solo al rischio vero di una destrutturazione del sistema giudiziario italiano».
Berlusconi ha detto e poi smentito giusto ieri che si pensa al ritorno dell’immunità parlamentare...
«Oggi l’articolo 68 della Costituzione garantisce già i parlamentari con misure significative: il Parlamento solo può autorizzare perquisizioni, misure cautelari, strumenti di indagine come le intercettazioni, nei confronti dei membri delle due Camere. Il ruolo del parlamentare è ampiamente tutelato. L’unica cosa che non c’è è l’impossibilità di indagare su un deputato o su un senatore, e questa credo sia una buona norma che sarebbe bene non toccare».
Perché lo consiglia?
«Lo dico per tutti: il livello di credibilità della politica in generale non è molto alto. Se nella sequenza delle emergenze italiane, dall’inflazione quasi al 4%, ai salari più bassi d’Europa, alla mancanza di fondi per la sicurezza (il 60% dei dipendenti delle forze di polizia e delle forze armate ha uno stipendio di 1200 euro al mese) la scaletta delle priorità vede ai primi posti l’immunità, si rischia di creare un drammatico scollamento tra l’opinione pubblica e il Parlamento. Da qui anche qualche soffocato mugugno dall’interno della maggioranza».
Più dalla Lega Nord che da An...
«La Lega è un partito più “popolare”, meglio radicato sul territorio. Evidentemente avverte la schizofrenia, l’incongruità di questo percorso».
Ma tiene al federalismo fiscale promesso da Berlusconi...
«Se la riforma della giustizia, anziché affrontare il tema di come avere un migliore funzionamento degli uffici giudiziari interviene su materie come l’immunità, la proposta è irricevibile. Se l’idea è di fare una sessione parlamentare che tenga insieme giustizia e federalismo fiscale, la Lega rischia di vedere il federalismo attratto dentro il buco nero della giustizia. Noi non condividiamo sul federalismo fiscale tutte le posizioni della maggioranza, ma siamo convinti che sia un grande tema che va affrontato, anche con l’obiettivo di ridurre il carico fiscale.Non saremo disponibili a discutere di federalismo fiscale se la riforma della giustizia avrà il tipo di impostazione che oggi mostra». 
 

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Gli organismi dirigenti del partito

«Finalmente i democratici, i riformisti italiani, hanno un partito. Una casa comune, grande e nuova. Il sogno che insieme a Romano Prodi abbiamo coltivato per così tanto tempo è diventato realtà. Con lui abbiamo camminato a lungo. Sono stati anni di lavoro e di impegno, che hanno messo alla prova la nostra fiducia e la nostra tenacia».

Walter Veltroni

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Tratto dal SITO NAZIONALE DEL PD

Semplificazione legislativa, le proposte del PD

Magnolfi: "Servono strumenti adeguati" (Video)

Ecco l'iniziativa legislativa del Pd, depositata oggi al Senato a firma di Enzo Bianco e alla Camera a Sesa Amici, per la semplificazione normativa, amministrativa e gestionale. A presentarla, nel corso della conferenza stampa tenutasi al termine della riunione del Governo ombra del PD è Beatrice Magnolfi. “Il centrodestra – spiega – ha ripreso con grande enfasi le nostre proposte. Noi presentiamo comunque il nostro progetto, aggiornato rispetto a quello lanciato da Walter Veltroni e Franco Bassanini in campagna elettorale, non per rivendicare il copyright, ma perché lo riteniamo più completo”.

La proposta del Partito democratico prevede l'abrogazione di 5mila leggi entro il 2008; la riduzione di tutte le leggi e regolamenti dello Stato a non più di 100 testi unici e non più di mille leggi speciali entro il 2010; il riassetto delle leggi regionali entro il 2010 attraverso l'adozione di testi unici per materia e l'introduzione di controlli rigorosi sulla produzione di nuove norme per sbarrare la strada a un successivo ritorno alla giungla legislativa. 
L'iniziativa presentata da Magnolfi stabilisce anche il rilancio degli uffici territoriali del governo con il trasferimento di compiti e funzioni dello Stato alle autonomie regionali e locali. L'idea è di coinvolgere gli uffici territoriali di 11 ministeri con 91.700 unità di personale. Molti i benefici attesi: dall’esercizio unitario di funzioni logistiche e strumentali; l'accorpamento degli uffici interni; la condivisione di beni e servizi; l'unificazione dei punti di accesso per i cittadini e l'uso in via prioritaria dei beni immobili di proprietà pubblica.

Quanto ai primi provvedimenti messi in campo dal suo omologo al Governo, Beatrice Magnolfi esprime un giudizio agrodolce. Se da una parte c’è l’apprezzamento per “la continuità con le mosse fatte in questo campo dal governo Prodi”, dall’altra “gli annunci del ministro Calderoli sul taglio delle leggi rischiano di essere fuorvianti e di produrre una vera e propria giungla legislativa, se non ci si preoccupa al contempo della manutenzione e della qualità della legislazione. Senza uno strumento adeguato, che il Pd propone nel ddl, in poco tempo si riprodurrà la stessa situazione di caos legislativo attuale”.

Secondo Magnolfi “i numeri e i meccanismi attualmente in vigore confortano questa ipotesi: la produzione normativa italiana è maggiore di quella di tutti i paesi europei (al netto delle leggi regionali). Basti pensare che dal 1997 al 2006 la Francia ha approvato 696 leggi, la Spagna 499 e l’Italia 1529. Vista la produzione, senza l’adozione dei testi unici per materia e la previsione delle modifiche a tali testi unici anziché, come avviene oggi, l’approvazione di una nuova legge, in poco tempo di ripresenterà il Paese si ritroverà nella medesima situazione attuale di giungla legislativa”.

Inoltre, conclude Magnolfi, “il ministro Calderoli ci dica quali sono i numeri reali del suo intervento: finora, si contano tre uscite del ministro della Semplificazione, che a maggio ha parlato di 6000 leggi da tagliare, a giugno di 3000 e a luglio di 7000 leggi già tagliate. Qual è la verità”.

S.C.
 

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