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La PIAZZA-TA e il Partito Democratico

Postato in Opinioni in Libertà

La notizie arrivate dalla manifestazioni dell’altro giorno a piazza Navona lasciano quanto meno sconcertati. Un raduno per dimostrare la contrarietà alle scelte del Governo, a Decreti legge rincorsi con velocità inaudita per sistemare certe posizioni personali arrivando ad allontanare il giusto giudizio al quale il nostro Primo Ministro dovrebbe sottoporsi alla pari degli altri cittadini; a norme identificative dei bambini rom che lasciano il tempo che trovano dato che sembrano più una trovata etnicamente orientata di scarso effetto sulla sicurezza e, tanto meno, sul problema dei rom che è molto più complesso e che, comunque va risolto. Un orientamento, quello del Governo, criticato dalla Chiesa e    sonoramente  bacchettato anche dalle Istituzioni europee con accuse pesanti di razzismo  e che sta creando non poche tensioni e reazioni scomposte. Le giuste  ragioni,  delle quali la piazza era portatrice, sono state, purtroppo, palesemente nascoste da un pessimo risvolto:   si è scaduti nella volgarità più bieca, nell’insulto generalizzato contro, oltre al governo e ai suoi ministri (una in particolare) anche contro il Presidente della Repubblica e il Papa. Di saltimbanchi siamo pieni, ma questi dovrebbero almeno divertire senza annegarsi nello squallore come hanno fatto i due maggiori protagonisti di Piazza Navona. La verità va proclamata, anche ironicamente, la satira è segno di democrazia,  la volgarità, invece, fa scadere in basso chi la pronuncia, anche se strappa applausi.  Il Governo si giudica nel merito delle scelte politiche, con forza e determinazione, senza tentennamenti, presentando progetti alternativi, significativi e forti per il bene comune e in particolare per i molti cittadini e le loro famiglie che si trovano in gravissima difficoltà (stipendi fermi da 15 anni) . Le volgarità di chi giustifica particolari comportamenti e ammiccamenti e si trova oggi a governarci, non deve  essere sottolineata con altre volgarità e il rapido “percorso politico” della ministra Carfagna pone certamente una serie di perplessità,  ma da questo all’offesa personale ce ne corre. La speranza è che lavori per le pari opportunità…anche degli altri. Ma abbiamo ancora bisogno di questi piazzisti esagerati? La piazza è importante, certo,  perché mostra attenzione, partecipazione, sensibilità; essa vuole farsi sentire, dimostrare che i cittadini hanno qualcosa da dire e sono attenti e presenti. Bene ha fatto, comunque,  il Partito Democratico a smarcarsi da un tale squallido sensazionalismo, costruito ad arte anche se non pochi presenti hanno manifestato un profondo disagio se non disgusto. Purtroppo per loro, troppo in ritardo. Bene ha fatto anche perché ora non c’è bisogno di questa piazza, ma di ricomporsi, innanzitutto a partire dalla sua gente. Progettare, conoscere, riconoscere esperienze e capacità anche dei semplici elettori in una sorta di partecipazione attiva e progettuale all’interno del Partito Democratico. In sostanza   valorizzare  le competenze esterne e interne per costruire una fase nuova, di contenuti (la gente, gli elettori, cominciano a spazientirsi), di proposte politiche per riappropriarsi del legittimo entusiasmo iniziale incalzando il Governo preparandosi e per gli impegni a breve che si dovrà affrontare. Il lavoro non manca e al riposo ci penseremo, ma le categorie con cui pensare vanno rivedute: operare nel presente facendo memoria del passato, ma proiettati verso il futuro. La necessità è di essere continuamente in movimento, aperti e rinnovabili. Tutto ciò in un momento in cui,  come sette anni or sono, la storia politica si ripete e la strategia  è quella di controllare un sistema legislativo in ragione dell’autorità conferita dagli elettori. L’azione governativa, a tale proposito, si rivela  efficace e senza sbavature. Mi piacerebbe sapere cosa pensano i milioni di cittadini che hanno scelto di farsi rappresentare per la terza volta da questo Governo e dal suo Presidente, e se si sentono effettivamente rappresentati,  se ne condividono le scelte soprattutto quelle degli inizi. Bisogna dialogare? Sempre, ma rimanendo fermi e propositivi. Bisogna ascoltare? Certamente sì, anche… la piazza.

 

Nereo Tiso

UNITÀ.TV