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UN ANNO DI LAVORO PER IL LAVORO

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lavoroLa fine dell’anno è sempre un momento di bilanci.

Sul tema del lavoro, il 2007 può essere senza dubbio considerato molto positivo per l’Italia: da molti anni non veniva raggiunto un accordo sul welfare così importante e ricco di significative riforme, ampiamente concertato con le parti sociali e favorevolmente accolto da più di 4 milioni di lavoratori.

L’azione di questo Governo in materia di politiche del lavoro, che nel Protocollo Welfare ha trovato l’atto più significativo, si è però estesa a molte altre piccole e grandi riforme, volte a rendere meno confuso e discriminante il mercato del lavoro, più equa la redistribuzione, maggiore il benessere per tutti.

Per questa ragione mi sembra utile migliorare la conoscenza sulle principali novità di quest’anno nell’ambito del lavoro, attraverso il breve compendio che vi allego, per la realizzazione del quale ringrazio Tiziano Treu, insieme a Lucio Cafarelli e Valentino Filippetti. L’auspicio è che queste informazioni di base possano essere lo spunto anche per organizzare incontri e dibattiti in tutto il territorio, nella convinzione profonda che il Partito democratico non debba dimenticare la propria fondamentale funzione di formazione, che inizia dalla diffusione quanto più ampia possibile di ciò che c’è ed è stato fatto.

Questo è peraltro il modo migliore per dare il giusto valore al lavoro di tutti coloro che hanno permesso che si raggiungessero questi risultati: il presidente del Consiglio Romano Prodi e il ministro del lavoro Cesare Damiano prima di tutto, insieme ai membri del Governo, ai parlamentari, ai tecnici, alle parti sociali. Sono convinta che far conoscere quanto sia stato fatto con serietà, rigore e competenza dal Governo e, più in generale, dalla politica, sia doveroso. Gli episodi di ingiustificabile devianza dalle proprie responsabilità o di abuso dei privilegi, deprecabili senza nessuna attenuante, finiscono per coprire tutta la scena mediatica e mettono in ombra anche quanto di positivo ed encomiabile viene fatto ogni giorno dai gestori seri e responsabili della cosa pubblica. Perché fa più rumore un albero che cade rispetto a mille che germogliano, e così la sfiducia e lo scollamento dalla politica continua no a crescere. L’intento di questo breve compendio è di andare nella direzione opposta: conoscere e valutare nel merito, concretamente, le questioni, e lanciare un messaggio di ottimismo, che guardi anche alle cose positive che stiamo realizzando.

Questo mio messaggio di saluto di fine anno è primariamente dedicato a tutti i lavoratori. A coloro che ogni giorno cercano di fare il loro meglio per rendere grande, moderno e competitivo questo Paese, nonostante quanto dica il New York Times o il Time di Londra. Agli impiegati, ai dirigenti, ai liberi professionisti, agli imprenditori. Ai ricercatori e a chi fa cultura. Agli artisti e agli artigiani. Ma soprattutto a chi il lavoro lo ha perso, a chi è in cerca di un’occupazione stabile e dignitosa. Ed alle donne. A quelle donne che nel 2007, anno europeo delle pari opportunità, hanno subìto nel nostro paese forti discriminazioni, sono uscite dal mondo del lavoro o non sono potute entrarvi, hanno dovuto lavorare il doppio per conciliare vita privata e vita professionale. Per loro soprattutto,

il PD vuole impegnarsi affinché il 2008 sia l’anno della svolta vera. Insieme a loro, a quei lavoratori, in particolare gli operai, che più di altri, come abbiamo potuto drammaticamente sperimentare, rischiano quotidianamente la propria incolumità e la propria vita. L’impegno del 2008, anche su questo, dovrà essere massimo. Alla fine di questo anno segnato da tante tragedie, vorrei dedicare un ricordo e un pensiero di cordoglio alle famiglie di tutte le vittime. E un monito a tutti quanti hanno a vario titolo la responsabilità della sicurezza, affinché non si abbassi mai la guardia.

Infine vorrei rivolgere a tutti noi democratici un augurio per il 2008. Che sappiamo incarnare e trasmettere la nostra idea del lavoro come nuova riscoperta dell’uomo, della sua individualità che attraverso il lavoro si esprime, della collettività entro cui opera e si realizza, della libertà che solo il lavoro può dare e della giustizia sociale che le regole che disciplinano il lavoro devono assicurare. E della società nel suo insieme, che ogni singolo uomo contribuisce a definire tramite la qualità delle relazioni che intesse.

Alessia Mosca

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