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DOPPIO INCARICO A ROSSI, LO STOP DI CANTONE. NON POTEVA ESSERE L’AD DI TELERETE, IL COMMERCIALISTA ORA RISCHIA LA DECADENZA DA APS E DI DOVER RESTITUIRE GLI STIPENDI

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MATTINO DI PADOVA 11 MARZO 2016 - Il commercialista Paolo Rossi non poteva essere nominato amministratore delegato di Telerete, essendo anche presidente di Aps Holding, società partecipata al 99,98% dal Comune. È la sentenza dell’Autorità nazionale anti corruzione, firmata direttamente dal presidente Raffaele Cantone. È l’epilogo di una querelle politica iniziata nell’ottobre 2014 dopo la nomina di Rossi al posto di Amedeo Levorato nella srl controllata da Aps che si occupa di telecomunicazioni e sistemi informatici. La segnalazione all’Anac era stata inviata dal parlamentare Pd Alessandro Naccarato e dai due consiglieri dem Umberto Zampieri e Andrea Micalizzi. Adesso Rossi (52 anni, studio nella centrale via dei Livello) rischia una sanzione pecuniaria, la decadenza da presidente di Aps (si è già dimesso nel giugno scorso da Telerete) e un’interdizione per 5 anni da incarichi pubblici. Le due società. In pratica Cantone ha applicato la legge Severino che non consente a chi ha o ha avuto cariche politiche o di amministratore pubblico di avere un doppio incarico (fino a 2 anni dopo il termine del mandato). La difesa di Rossi era affidata al parere legale che (prima di accettare l’incarico) aveva chiesto all’avvocato Giorgio Trovato. Si sosteneva che Telerete non può essere considerata società che svolge funzioni pubbliche (pur essendo controllata al 66,5% da Aps) ma che «svolge attività economiche sul libero mercato». Di parere opposto la valutazione di Cantone: Telerete «svolge servizi pubblici, soprattutto quale partner esclusivo della controllante (Aps), come avviene ad esempio per la gestione dell’ufficio turistico». Le sanzioni. Di conseguenza la sentenza è netta: «L’incarico di ad di Telerete non poteva essere conferito a Paolo Rossi – scrive Cantone – E trattandosi di una situazione di inconferibilità e non di incompatibilità, le dimissioni dell’interessato non consentono di sanare retroattivamente la violazione». Per questo scatteranno le sanzioni. Dal punto di vista pecuniario ci sarà l’obbligo di restituire le remunerazioni ricevute: il compenso da ad di Telerete è di 12 mila euro lordi all’anno. Poi c’è la possibilità di annullamento di tutti gli atti approvati durante il mandato di Rossi e la responsabilità economica delle conseguenze. Infine al momento di accettare l’incarico Rossi dovrebbe aver firmato una auto-certificazione in cui dichiarava di non essere in una situazione di inconferibilità. Dichiarazione che appare «mendace». In questo caso la legge prevede come sanzione l’«inconferibilità di qualsivoglia incarico per un periodo di 5 anni». Dunque Rossi rischia di perdere anche il posto di presidente di Aps Holding, affidatogli il 24 luglio 2014 e confermato il 18 marzo 2015, con un compenso annuo lordo di 32.400 euro. Ci sarebbero poi responsabilità anche del consiglio d’amministrazione di Aps che decise le nomine in Telerete: all’epoca era composto dallo stesso Rossi, da Ludovico Mazzarolli (oggi presidente di BusItalia) e da Silvia Greguolo. La legge prevede che non possano più conferire incarichi pubblici per un periodo di tre mesi. Palazzo Moroni. Il caso però avrà delle ripercussioni anche in municipio. Perché il segretario generale Lorenzo Traina è anche il responsabile della prevenzione della corruzione, nominato dal sindaco Bitonci nell’agosto del 2014. In questo ruolo avrebbe dovuto vigilare sulla nomina e ora avrà il compito di dichiararne la nullità e «irrogare» le sanzioni.

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