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Commissione Antimafia. Naccarato:"ha ragione la Presidente Bindi".

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Le polemiche contro la decisione della Commissione antimafia di pubblicare l’elenco dei candidati alle elezioni regionali condannati o rinviati a giudizio per reati di mafia, corruzione o concussione sono infondate e hanno l’evidente obiettivo di delegittimare la Commissione e di nascondere presenze imbarazzanti nelle liste. Sono state scritte e dette cose inesatte per disinformare l’opinione pubblica sulla vicenda ed è utile ricostruire in sintesi le ragioni alla base della scelta dell'Antimafia. La legge istitutiva della Commissione, legge n.87 del 19 luglio 2013, le ha assegnato, tra gli altri, i compiti di indagare sul rapporto tra mafia e politica, con particolare riferimento alla selezione dei gruppi dirigenti e delle candidature per le assemblee elettive, e di svolgere il monitoraggio sui tentativi di condizionamento e di infiltrazione mafiosa negli enti locali. Il lavoro della Commissione, come previsto dalla Costituzione per le commissioni d’inchiesta parlamentare, ha la finalità di mettere a disposizione del Parlamento tutti gli elementi utili per legiferare e per invitare il Governo ad adottare provvedimenti di propria competenza. In attuazione di tali compiti la Commissione ha approvato il 23 settembre 2014 un codice di autoregolamentazione in materia di formazione delle liste della candidature per le elezioni europee, politiche, regionali, comunali e circoscrizionali. Il codice è stato esaminato, come gli altri testi elaborati dalla Commissione, dal Senato il 29 ottobre 2014 e dalla Camera il 27 aprile 2015. In queste occasioni nessuna forza politica ha manifestato osservazioni, critiche o contrarietà.
In passato la Commissione antimafia ha adottato analoghi codici di autoregolamentazione nel 1991, nel 2007 e nel 2010. In particolare la Commissione, presieduta dal senatore Gerardo Chiaromonte, nel 1992 applicò il codice rendendo pubblico l’elenco dei candidati in situazioni di contrasto con il medesimo codice tre giorni prima delle elezioni politiche del 5 e 6 aprile 1992. All'epoca infuriarono feroci polemiche contro il presidente e la sua forza politica, PDS, e i partiti “laici” lo difesero con forza.
L'attuale testo di autoregolamentazione si richiama all’articolo 54 della Costituzione, che impone ai cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche di svolgerle con disciplina e onore. Tale principio ha ispirato il DLGS. 235/2012 in attuazione della Legge “Severino” che richiede a chi si candida a ricoprire cariche pubbliche una situazione particolare: il prerequisito di non avere condanne per gravi reati contro le istituzioni.
Il Codice elenca precise condizioni collegate a situazioni giudiziarie non coperte da segreto, a partire dal rinvio a giudizio, considerate ostative alla candidatura: reati di mafia e alcuni reati “spia” di possibile infiltrazione e condizionamento mafioso, come la corruzione e la concussione. Il documento assegna alla Commissione il compito di controllare le liste ed è uno strumento politico, e non giuridico, elaborato in sede parlamentare, di cui i partiti possono dotarsi per evitare che le situazioni giudiziarie possano influire sulla credibilità e sulla stabilità delle istituzioni.
Sulla base di queste disposizioni, più volte elogiate e rivendicate positivamente da tutte le forze politiche, la Commissione si è mossa nell’ambito delle proprie competenze, nel rispetto dei compiti ed dei poteri assegnati dalla Costituzione. La Presidente e la Commissione hanno applicato la legge e il codice di autoregolamentazione e hanno riportato in modo corretto e completo dati pubblici, acquisiti e certificati dall’autorità giudiziaria, relativi a situazioni processuali. Le forze politiche devono interrogarsi non tanto sul lavoro della Commissione ma sulla presenza nelle liste di candidati condannati o rinviati a giudizio per gravi reati.

Alessandro Naccarato
Deputato PD Commissione Antimafia

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