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MAFIE, VENETO TERRA DI CONQUISTA. NACCARATO INTERROGA ALFANO

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MATTINO DI PADOVA 13 DICEMBRE 2014 - Era colui che passava “i lavori buoni”. Era colui che, sottomesso alle intimidazioni della banda, faceva raggiungere gli obiettivi economici già prefissati e concordati con gli altri sodali interessati alla buona gestione degli affari. Così scrivono gli investigatori a proposito di Riccardo Mancini, 56 protagonista del capitolo Mafia Capitale, ex Nar, ex amministratore pubblico, ex braccio destro del sindaco Alemanno, e ora in carcere. Più ci si addentra nelle carte che hanno fatto saltare in aria il “mondo di mezzo” e più si ha la sensazione che chi tirava le fila dell’organizzazione sapeva bene come funzionava il sistema, i punti deboli e come approfittarne. Era per questo motivo che Riccardo Mancini, attraverso il figlio Giovanni Maria, 29 anni, aveva costituito due società consortili a Limena insieme anche alla padovana Intercantieri Vittadello spa (e altre)? Scarl che con denaro pubblico si apprestano a costruire opere che servirebbero per lo smaltimento di rifiuti a Terni e a Palermo, le cui quote (in portafoglio della Società Generale Rifiuti srl di cui Giovanni Maria Mancini è amministratore unico) sono state poste sotto sequestro. Società costituite a Limena, paese della provincia di Padova, distante da riflettori e occhi indiscreti. Così come geograficamente (solo) lo è anche Cortina d’Ampezzo, località che - stando alle intercettazioni - era un luogo sicuro dove emettere fatture false per “ripulire” le armi, perché proprio lì «è possibile fare tutte le fatture del mondo. Il Veneto, dunque, ancora terra di conquista da parte della criminalità organizzata. Ed è per questo motivo che il deputato padovano del Pd Alessandro Naccarato, insieme ai colleghi Camani, Miotto e Narduolo, ha depositato un’interrogazione al Ministro dell’interno per chiedere «come intenda intervenire per contrastare la presenza delle organizzazioni criminali in Veneto, esprimendo in particolare forte preoccupazione circa le reali ragioni che avrebbero spinto i soci delle due Scarl (Terni e Bellolampo) a creare due società a Limena, per realizzare opere e impianti in località situate a grande distanza dalla loro sede legale come il comune di Terni e la contrada Bellolampo nel Comune di Palermo. «L'allarme dei Deputati del partito Democratico» scrive Naccarato «nasce dal fatto che la presenza criminale in Veneto appare in modo sempre più evidente: infatti, è bene ricordare che questo caso ripete, naturalmente con dettagli diversi, l’analoga vicenda, del 2012, che portò all’arresto del camorrista Cipriano Chianese, 61 anni, di Parete (Caserta) e di Franco Caccaro, 50 anni, di Campo San Martino (Padova) per aver causato il dissesto finanziario di Tpa trituratori Spa - società attiva nel settore del riciclo di rifiuti con sede a Santa Giustina in Colle in provincia di Padova». Una vicenda che aveva tirato in ballo anche l’ex presidente del consiglio regionale Clodovaldo Ruffato in quanto socio (con una partecipazione di circa 21 mila euro) in una società di Santa Giustina in Colle di cui Caccaro era amministratore unico. «Dopo i numerosi casi di infiltrazione mafiosa in Veneto, anche questo episodio conferma la volontà delle organizzazioni criminali di mettere radici nella nostra regione», scrivono i deputati nell’interrogazione a risposta scritta «per costruire nuove opportunità di traffici entrando in relazione con società del territorio e dirigendo i loro interessi in particolare verso gli appalti pubblici».

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