Stampa
PDF

LA RIFORMA DEL LAVORO (JOBS ACT) PER L'OCCUPAZIONE E LA TUTELA DEI PIÙ DEBOLI

on . Postato in Rassegna Stampa


La legge-delega per la riforma del lavoro prevede principi innovativi e riformatori per dare risposte alla situazione critica del mercato del lavoro, che rappresenta oggi il punto più acuto di sofferenza sociale. Non è quindi dedicata solo alla modifica dell'art.18, come sembrerebbe dal dibattito generale che verte quasi esclusivamente su questo punto. In premessa va detto che il Governo ha fatto bene ad utilizzare in una materia così complessa come quella del lavoro non un decreto-legge, che sarebbe entrato immediatamente in vigore senza possibilità di confronto, ma una legge-delega che è chiamata a fissare i criteri e i principi generali della riforma da attuare poi, attraverso uno o più decreti legislativi. Va detto che i passaggi della legge delega al Senato ed alla Camera hanno permesso di apportare significativi miglioramenti in più punti al testo originario.

Servizi per il lavoro più efficienti
E' previsto il rafforzamento delle strutture che presidiano il mercato del lavoro attraverso una duplice azione. In primo luogo tutte le attuali strutture pubbliche (centri per l'impiego, agenzie regionali) verranno ricomprese nell'Agenzia Nazionale del Lavoro che sarà co-partecipata dallo Stato e dalle Regioni ed avrà il compito di rendere più forti e più omogenee in tutto il territorio nazionale le politiche per il lavoro, per migliorare l'incontro tra domanda ed offerta di lavoro, per una gestione più coordinata degli ammortizzatori sociali, per promuovere in maniera più efficace le politiche attive del lavoro, nei confronti dei giovani e di quanti hanno perso il lavoro.
In parallelo è previsto un più attivo coinvolgimento delle Agenzie del Lavoro private, previo opportuno accreditamento, per rendere più incisiva e capillare nel territorio l'azione di inserimento lavorativo dei giovani e soprattutto di ricollocazione delle centinaia di migliaia di lavoratori cassaintegrati e disoccupati.

Ammortizzatori sociali universali

La riforma degli ammortizzatori sociali prevede anch'essa due aspetti innovativi e significativi. Da un lato il sistema di ammortizzatori sociali avrà finalmente una impostazione universale. Ciò riguarderà il sostegno al reddito dei lavoratori in costanza di rapporto di lavoro nei casi di difficoltà delle aziende, attraverso la conferma e la razionalizzazione della Cassa Integrazione ordinaria e straordinaria e l'obbligo per tutti i settori, oggi non coperti da CIG, di aderire ai Fondi di Solidarietà. In materia di Cassa Integrazione straordinaria è stata particolarmente importante la precisazione che la abolizione della CIGS in caso di cessazione di attività delle aziende, ci sarà solo in caso di cessazione "definitiva" salvaguardandone l'utilizzo nei casi in cui da un'azienda cessata si manifesti qualche possibilità di nascita di altre attività.
L'universalizzazione è particolarmente importante per l'ASPI per assicurare la protezione sociale con il sostegno al reddito in caso di disoccupazione a quanti oggi ne sono sprovvisti, in particolare ai molti giovani impegnati nei lavori atipici e para-subordinati. Ciò sarà possibile rendendo più elastici i requisiti per poter accedere all'ASPI e, cosa non marginale, aumentandone la quantità e la durata, portandole al livello degli standard europei più avanzati. Si calcola che saranno circa 300.000 in più di oggi coloro che potranno usufruire dell'ASPI. E' prevista altresì una prestazione sociale per le situazioni di disoccupazione involontaria con redditi bassi, una volta esaurita l'Aspi, con l'obbligo di attivazione per cercare lavoro.
Dall'altro lato si cambierà la natura degli ammortizzatori sociali che da "passivi" come sono ora dovranno diventare "attivi" . Ciò significa che le persone nei periodi nei quali percepiscono il sostegno al reddito dovranno anche cercare attivamente un altro lavoro ed essere disponibili per programmi di riqualificazione professionale allo scopo di poter tornare più rapidamente al lavoro. Per questo motivo verrà riformato il sistema degli incentivi prevedendo, non più finanziamenti ex-ante a pioggia per formazione ed inserimento dei lavoratori, bensì ex-post cioè destinando gli incentivi a chi raggiunge risultati concreti nella ricollocazione al lavoro delle persone, che a loro volta non potranno rifiutare di partecipare alla formazione e il nuovo lavoro, pena la perdita della indennità di disoccupazione.

Più conciliazione per il lavoro femminile
Sarà favorita la conciliazione tra lavoro e famiglia prevedendo un insieme articolato di interventi finalizzati, come il tax-credit, ad incentivare il lavoro femminile. Tra i più significativi la tutela della maternità che sarà assicurata per le lavoratrici con contratto a progetto anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro (cosa purtroppo assai frequente) e il contrasto delle diverse discriminazioni di genere, a partire dalle dimissioni in bianco.

Meno burocrazia
E' previsto un ampio capitolo per la semplificazione dei molteplici adempimenti burocratici che ingessano lavoro ed imprese sulla base di alcuni principi importanti: il dimezzamento dei passaggi burocratici soprattutto attraverso la digitalizzazione di tutte le comunicazioni e il vincolo per la pubblica amministrazione di non richiedere a lavoratori ed imprese documentazioni di cui essa è già in possesso. La semplificazione è un passaggio decisivo per dare un contributo significativo - assieme alle misure di riduzione delle tasse su lavoro e di sblocco degli investimenti - alla ripresa dell'economia.

Contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti
Nel corposo capitolo della riforma dei rapporti di lavoro viene inserita l'introduzione per le nuove assunzioni del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in rapporto all'anzianità lavorativa. Questo nuovo contratto è finalizzato a favorire l'utilizzo del contratto a tempo indeterminato per dare maggiore stabilità e durata al rapporto di lavoro, in particolare per i giovani, anche perché nel contempo è prevista una forte riduzione delle tante forme di contratti di lavoro temporaneo e di bassa contribuzione, fonte di tanti abusi ed incertezze. A questo fine la delega prevede espressamente che il contratto a tempo indeterminato sia la forma privilegiata di rapporto di lavoro e debba essere reso più conveniente in quanto ad oneri diretti ed indiretti, rispetto alle altre tipologie di rapporti di lavoro temporanei.
A quanti nel PD manifestano dissenso, va ricordato che i contenuti della delega-lavoro sono in linea con le migliori esperienze riformistiche (la c.d. flexicurity) dei paesi europei socialmente più avanzati, in particolare di quelli a guida PSE. Se si perde di vista questo quadro di riferimento e si focalizza l'attenzione unicamente sull'art.18 si commette un errore di valutazione.
L'art.18 non è una questione da prendere alla leggera, ma essa non deve impedire l'approvazione della delega-lavoro, senza la quale il mercato del lavoro rimarrebbe bloccato e frammentato come è ancor oggi, lasciando senza risposte migliaia di giovani e i tanti lavoratori over-50 che sono nella necessità di ri-trovare il lavoro.
Vogliamo ricordare in proposito che tutti i dati negli ultimi anni certificano che il contratto a tempo indeterminato viene utilizzato con percentuali molto basse, circa il 15%, mentre il rimanente 85% delle assunzioni avviene con contratti temporanei. Chi si oppone a questa riforma con motivazioni "di sinistra" rischia, oltre ogni sua migliore intenzione, di ottenere un risultato paradossale: si bloccherebbe una riforma che punta a facilitare nuove assunzioni con contratti di lavoro più stabili e duraturi, lasciando il Paese in una situazione di disoccupazione altissima, con contratti di lavoro in grandissima prevalenza temporanei e con un sistema di tutele che spesso non arrivano dove c'è più necessità, tra i giovani e le famiglie più in difficoltà, ormai risucchiate dal gorgo della povertà.

Il punto più controverso è rappresentato dal contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che secondo i critici cancellerebbe l'art.18 e con esso ogni tutela del lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa.
Non è così. Le discussioni svolte in Senato ed alla Camera, le dichiarazioni ufficiali del Ministro del Lavoro Poletti, i documenti della Direzione del PD, assicurano che il Decreto Legislativo da emanare una volta approvata la legge-delega prevederà che questo tipo di contratto, dopo un periodo iniziale, continuerà a garantire la tutela dei lavoratori in caso di licenziamenti ingiustificati con alcune modifiche dell'attuale normativa L.92/2012.
Nella sostanza in caso di licenziamento senza giusta causa, i lavoratori continueranno a poter ricorrere al giudice e sarà previsto il reintegro nei casi di licenziamento discriminatorio e nei licenziamenti disciplinari secondo specifiche fattispecie che saranno definite dallo stesso Decreto Legislativo. Nei casi di licenziamenti ingiustificati per motivi economici che manterranno l'obbligo di una procedura di comunicazione preventiva al lavoratore e di un confronto congiunto per accertare l'effettiva sussistenza delle motivazioni economiche, sarà prevista, anche attraverso una forma di conciliazione, una indennità economica crescente in rapporto all'anzianità di servizio. Va ricordato che l'attuale legge 92/2012 che regola la materia già prevede questo impianto per i licenziamenti per motivi economici e, nei casi di licenziamento per motivi disciplinari, prevede sia la possibilità di reintegro che di indennizzo in base a diverse casistiche. Le proposte di modifica introdotte nella Delega mirano a dare più certezza di attuazione a fronte di una notevole difformità di interpretazione da parte dei giudici registratasi in questi due anni di applicazione delle nuove norme.
Questi temi saranno definiti dal decreto legislativo ma è indiscutibile che per i lavoratori licenziati senza giusta causa rimane sostanziale la tutela individuale anche se ridefinita e che essa si inserirà in un quadro di maggiori tutele universali per sostenere il reddito di chi perde il lavoro e di favorire un loro più rapido reinserimento lavorativo.
E' del tutto fuori luogo quindi parlare di libertà di licenziare, paragonare il Presidente del Consiglio Renzi alla Thatcher, utilizzare l'argomento del lavoro per una divisione interna al PD.

Viceversa il PD è impegnato ad impedire questa deriva, a sostenere la riforma del lavoro, approvando la delega in Parlamento e i decreti legislativi attuativi, con tutti i miglioramenti possibili, chiedendo al Governo di confrontarsi con le parti sociali e di recepirne le proposte utili.
L'impegno del PD sarà concentrato per realizzare una riforma che aiuti l'occupazione ed accompagni con il sostegno al reddito e le politiche di ricollocazione ogni persona che si trovi in difficoltà nel lavoro, nei diversi momenti della propria vita.

Legge di stabilità : più risorse per il lavoro

A tal proposito va ricordato che nella Legge di stabilità 2015 sono contenute misure e risorse che danno immediata applicazione a quanto contenuto nella riforma del lavoro.
In particolare si prevede:
un forte incentivo per il 2015 per le nuove assunzioni con il nuovo contratto a tempo indeterminato attraverso la totale de-contribuzione per tre anni per un valore annuo di 1,9 mld euro;
la cancellazione della tassazione Irap riferita al lavoro, impegnando risorse per 2,7 mld euro;
lo stanziamento 1,7 mld di euro per sostenere la riforma degli ammortizzatori sociali, in particolare per rendere universale l'Aspi e aumentarne la durata.
la conferma definitiva degli 80 euro al mese per 11 milioni di lavoratori dipendenti con un reddito annuo fino a 26.000 euro con l'intento di sostenere i consumi e la domanda interna per far ripartire l'economia. Si tratta della misura cardine della legge di stabilità per un valore annuo di 9,5 mld di euro;
la decisione di assumere in ruolo dal settembre 2015 150.000 insegnanti, impegnando 1,2 mld di euro.

Tutti questi interventi intendono collegare saldamente gli obiettivi della riforma del lavoro con le misure e gli stanziamenti della legge di stabilità, che in questo senso assume una impostazione chiaramente a favore del lavoro e della coesione sociale. Per questo motivo, senza voler mettere in discussione la legittimità e l'autonomia delle scelte delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, appare tuttavia poco comprensibile e poco motivata una opposizione frontale attraverso lo sciopero generale indetto da rilevanti componenti del sindacalismo confederale con l'obiettivo esplicito di contrastare e bloccare la riforma del lavoro e la legge di stabilità.
Da parte del Parlamento c'è la piena disponibilità ad un confronto di merito con le organizzazioni sindacali ed imprenditoriali per quanto riguarda i Decreti Legislativi sulla riforma del lavoro per recepirne utili indicazioni, così come a modificare alcuni aspetti della legge di stabilità riguardante i Patronati, la cui funzione sociale a tutela dei più deboli va salvaguardata e per ridurre la tassazione sui Fondi Pensione Complementari, ma appare fuori luogo e largamente dannoso per il Paese cambiare l'impostazione e la sostanza della riforma del lavoro e della legge di stabilità.

Il ruolo delle Organizzazioni Sindacali è molto importante nella società in particolare nei momenti prolungati di crisi per tutelare i lavoratori e sostenere politiche di sviluppo e di equità sociale ed è sicuramente necessario che il Governo riconosca e valorizzi attraverso il dialogo sociale il ruolo e la rappresentanza del sindacato. Ma spetta anche al sindacato saper stare al passo con i cambiamenti sociali ed economici così profondi ed insidiosi, con un forte rinnovamento per non essere un fattore di conservazione e blocco delle politiche necessarie per uscire dalla palude della crisi economica e occupazionale, vero nemico mortale dei lavoratori e della democrazia.

IMMAGINA