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Bressa: «Bisogna cambiare e' la base che ce lo chiede»

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Mattino di Padova 10 novembre 2014 - Il bilancio del segretario Pd dopo la Leopoldina: «Nessuno deve sentirsi escluso. Ogni generazione ha i propri riferimenti, ma io ho dimostrato la mia autonomia». L’assemblea generale del Pd, andata in scena sabato alla fornace Carotta, mette sul tavolo più quesiti di quanti non ne sciolga, ma definisce la volontà di ripartire, anche se la strada si annuncia lunga e difficile. Lo sa il segretario cittadino Antonio Bressa che della Leopoldina è stato il promotore. Bressa, sabato si è parlato molto di idee, ma si è fatta poca analisi sulle cause della sconfitta. «L’analisi della sconfitta è iniziata il 21 giugno ed è proseguita all’interno dei circoli. Sabato si è parlato molto di questioni concrete per la città. Ma credo che le proposte emerse in questa occasione, che sono diverse da quelle maturate in campagna elettorale, abbiano comunque definito gli errori commessi in quel frangente. Penso, ad esempio, al modo in cui abbiamo affrontato il tema della sicurezza. Non solo: ad esempio non ci siamo accorti che, mentre noi parlavamo di grandi opere, magari la gente aveva bisogno di essere ascoltata sulle piccole cose». Oggi c’è un problema di distanza tra i circoli, che chiedono di contare di più e chi, all’interno del partito, risponde che sono poco rappresentativi. «Stiamo cercando di trovare il giusto equilibrio. Momenti come quello di sabato danno ai circoli la possibilità di essere protagonisti. È un sistema che va potenziato, anche nel rapporto con la classe dirigente. Tuttavia, nei momenti delle grandi scelte, come candidature e congressi, diventa fondamentale aprirsi alla società». L’altro grande tema emerso è quello generazionale, problema acuito da un pensiero diffuso, ovvero che anche i giovani siano stati scelti dalla vecchia guardia. E siano quindi manovrabili. «Credo di aver ormai dimostrato di avere una linea completamente autonoma, finalizzata al bene del partito e non alla salvaguardia di rendite di posizione di altri. Ogni generazione ha i propri riferimenti, è ovvio, ma l’obiettivo è di emanciparsi inaugurando un nuovo ciclo politico capace di tenere insieme tutti. Dalle elezioni ci è arrivato un messaggio forte e chiaro di richiesta di rinnovamento e se non lo capiamo ora non faremo molta strada. Questo non significa escludere qualcuno, ma favorire un processo di rigenerazione di idee e posizioni. La società sta cambiando e così i suoi riferimenti». I renziani doc hanno duramente criticato la Leoplodina, definendola un’operazione d’immagine fine a se stessa. «Per quanto mi riguarda, i renziani doc sono quelli di Adesso Padova, sono Pierfrancesco Palego e Marisa Galbussera che hanno collaborato attivamente all’organizzazione dell’evento. Non si cambia il partito criticando, servono atti concreti. Il mio auspicio è che tutti rientrino e portino il loro contributo per agevolare un percorso di cambiamento che non passa necessariamente per i volti, ma per le proposte». Nel suo intervento Gianni Berno ha rilevato il ritorno a un’animosità interna che prima delle elezioni però non c’era. E che adesso non aiuta. «La gestione mia e di Bettin resta unitaria, nell’interesse del partito, ma non si può negare la crescita, è nell’interesse di tutti. Servono azioni nuove, dobbiamo evolvere, è la città che lo richiede». Al momento, però, vi manca un leader. «A livello locale non abbiamo un Renzi, ma la leadership si costruisce organizzando momenti di confronto, di partecipazione, come sabato, superando la vecchia idea verticistica di partito. Le figure nuove emergono dalla dialettica. Ecco perché i Pacchiega e i Fonovich non dovrebbero prendere posizione stando a casa, ma partecipare alla discussione». In tema di esclusione, forse però quelli che si sentono emarginati sono quelli che stanno in mezzo, mai leader e non più giovani. E sono la maggior parte. «Nessuno si deve sentire escluso. Anche le elezioni provinciali hanno dimostrato come il partito voti compatto, senza distinzione di appartenenza. Ripeto, il cambiamento non è una questione di volti, ma di programmi». Chiusa la fase post elettorale dove va il Pd? «Continuiamo con gli approfondimenti tematici. È venuto il momento di organizzare l’opposizione in città per raccontare ai padovani le bugie di Bitonci e affermare l’alternativa» NEI PROSSIMI GIORNI PUBBLICHEREMO GLI INTERVENTI  E I CONTRIBUTI sul sito LEPAROLEDELNUOVO INIZIO

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