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Bettin: Ospedale, grazie a Bitonci ci cureremo a Verona...

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Mattino di Padova 23 luglio 2014 - Bitonci, nonostante i suoi poteri e le sue competenze si limitino alla concessione dell’area, pare aver deciso di utilizzare cocciutamente tutti gli strumenti a sua disposizione per mettere i bastoni tra le ruote al progetto, già molto avanzato, che se finalmente attuato consentirebbe a Padova di vantare una nuova e moderna struttura ospedaliera. Ovvero, onorando la sua storia, la sua vocazione e la sua Università, di rimettersi al passo con altre province venete beneficiarie di generosi finanziamenti della giunta Zaia che fin qui ha deciso nei fatti non solo di lasciare a bocca asciutta Padova e quindi la maggiore eccellenza del Nordest in ambito sanitario, ma anche di sottrarci per delocalizzarle a Treviso o Verona alcune delle punte di diamante indiscusse come lo Iov o la scuola di cardiochirurgia. Non è chiaro se il sindaco sia una sorta di Nerone che gode nel vedere la “sua” città scippata nelle eccellenze e ferita nel suo orgoglio o se semplicemente anteponga il tener fede ad ogni costo alle sparate della campagna elettorale. Nel suo splendido isolamento a trazione leghista, sordo anche agli appelli di una delle più prestigiose Università d’Europa, pare non preoccuparsi del futuro della più grande azienda di Padova e provincia, forse immaginando per la nostra sanità una prospettiva angusta di mediocrità e marginalità piuttosto che la costruzione di un polo in grado di attrarre le opportunità che oggi giungono dal contesto globale offrendo contemporaneamente ai padovani sviluppo, lavoro e la possibilità di curarsi nel migliore dei modi a casa loro. Se riuscirà nel suo folle proposito, tra qualche anno sapremo chi ringraziare se per curarci saremo costretti a intraprendere da padovani quei “viaggi della speranza” che oggi invece portano nel nostro comune decine di migliaia di persone che vogliono contare sulle cure più moderne ed efficienti. Francamente stupisce e pone più di qualche interrogativo la leggerezza e la miopia con cui alcuni stakeholder (tardotto letteralmente “Portatori di interessi”) della città e della provincia (per ora in verità casi molto limitati) intervengono nel dibattito, accodandosi in maniera disciplinata sulle posizioni di Bitonci sulla base di proprie convenienze. Pare quasi che desiderosi di non perdere l’uovo di oggi, non capiscano che tra non molto potrebbe stramazzare la gallina e con lei anche i loro settoriali interessi. Ribadisco il concetto espresso qualche giorno fa: su una decisione di interesse pubblico che mette al centro il diritto alla salute e il benessere della comunità non possono decidere ambiti corporativi che hanno a che fare con categorie economiche o lobby che difendono orticelli completamente slegati dal cuore della questione. E' una scelta politica che riguarda un bene comune fondamnatle che sta ben al di sopra di quello dei tabacchini, dei salumieri, degli albergatori, dei falegnami, dei muratori, delle agenzie immobiliari, della comodità degli addetti ai lavori. I cittadini hanno diritto ad essere curati bene, in siti pubblici, da bravi medici, nelle migliori strutture, nella maniera più moderna. Compito della politica, di chi è chiamato al nobile compito del governo della cosa pubblica, è saper trovare la giusta composizione tra interessi anche molto diversi, con la capacità di fare la cosa migliore per tutta la comunità. Quello sul nuovo ospedale è un tema troppo decisivo per il futuro di Padova. Riguarda i prossimi decenni, riguarda chi verrà dopo di noi. E’ troppo chiedere a tutti un dibattito che non guardi solo al proprio ombelico? Ci sono momenti in cui anche le organizzazioni che rappresentano in maniera più che legittima ben delimitate “parzialità” sono chiamate alla responsabilità di una riflessione più generale. Un “Sistema città” efficiente non può funzionare dentro mille recinti, mille compartimenti stagni. Ho letto con piacere gli interventi di alcune organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori. Non mi pare si pongano il problema che il luogo di lavoro dei loro rappresentati sarà spostato di qualche centinaio di metri, ma svolgono riflessioni orientate al cittadino, al diritto alla salute. Il Pd fonda la sua posizione su questi presupposti frutto di oltre dieci anni di approfondita analisi. Altre argomentazioni le ascoltiamo, ma ci auguriamo non condizionino in alcun modo la decisione degli attori in campo, perché questa deve restare vincolata all'interesse comune e non a singole partigianerie.

Massimo Bettin segretario provinciale del Pd

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