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Assemblea Provinciale Partito Democratico di Padova - Mercoledì 6 novembre

Postato in Segretario

Care Democratiche, cari Democratici, in premessa lasciatemi dire che il discorso che farò non sarà comprensivo di tutti gli aspetti e di tutto il lavoro che dovremo affrontare insieme. Questo sia per limiti di tempo, sia per non abusare della vostra pazienza, sia evidentemente per limiti che sono miei come di ciascuno. Prendetelo come un segno preventivo di umiltà che voglio dare, ma anche come un primo atto che vuole affermare da subito un principio che mi è caro e che proverò a perseguire in tutto il mio mandato, perché ritengo sia uno dei principi che stanno al fondo di ogni comunità complessa e del Partito Democratico in particolare. E’ il principio che potremo definire della non autosufficienza, della non indispensabilità dei singoli, del non bastare a se stessi. L’idea cioè che tra noi non esistono tuttologi e che le idee migliori non sono nelle mani di pochi e tantomeno dei singoli. Noi esistiamo come comunità che ragiona, dove il pensiero, la fatica, la passione di ciascuno, insieme, costruiscono qualcosa di più grande.

Diversamente semplicemente non esistiamo ma, soprattutto, non serviamo, e l’inutilità è l’onta più deprimente per un collettivo plurale che si pone il tema, per nulla banale, di cambiare il nostro presente a partire dai nostri territori.

Il mio primo assillo sarà di essere all’altezza di quest’idea con umiltà, equilibrio e spirito di servizio. E vi chiedo fin da subito di richiamarmi a questo impegno se ciò non dovesse essere e - al contempo - di comprendermi se attuerò dei richiami generali nel caso questo spirito dovesse smarrirsi, tra di noi, complessivamente.

Ora, lasciate anzitutto che vi ringrazi. Ognuno senza distinzioni, voi che siete qui stasera, i numerosi iscritti e simpatizzanti che hanno animato i nostri congressi di circolo, chi mi ha votato e anche chi non mi ha votato, perché il dissenso e i punti di vista diversi sono il sale di una comunità democratica. Sono opportunità e non fardelli, specialmente per chi ha scelto il percorso, faticoso, ma necessario e ineludibile di essere il segretario di tutti e non solo di qualcuno.

Consentitemi anche di ringraziare il segretario uscente Federico Ossari, che con generosità si è messo al servizio del partito conciliando questo onere con la fatica del suo impegno professionale e assieme a lui l’esecutivo uscente e tutti i componenti dei nostri luoghi di discussione democratica che saremo chiamati a riformulare oggi e nelle prossime settimane.

Inoltre - nel fare un sincero augurio al nuovo segretario cittadino Antonio Bressa al quale offro fin da subito una piena collaborazione, che nasce anche dall’amicizia e dalla reciproca stima - voglio rivolgere anche un ringraziamento a Piero Ruzzante che lascia la segreteria cittadina e, senza scomodare i mammiferi marini come hanno fatto i giornali in questi giorni, perché non mi sento il delfino di nessuno, voglio dirgli che da lui ho imparato molte cose, che svolgere il ruolo di responsabile organizzativo del partito cittadino è stato un privilegio; ho imparato, soprattutto, che politica, ascolto e condivisione sono concetti che non possono andare divisi.

E un ringraziamento va anche ai componenti della commissione di garanzia congressuale che volontariamente hanno girato la provincia in lungo e in largo consentendo il regolare svolgimento di oltre 100 congressi.

Vi ringrazio perché a mio avviso abbiamo centrato il primo obbiettivo , siamo usciti da questo congresso più ricchi di idee e con più consapevolezza delle positività e delle criticità di come ci siamo entrati.

Abbiamo coltivato il valore dell’unità, e anche qui comprendo fino in fondo che sul tema si sia legittimamente dibattuto, sapendo che ora sta a noi far si che dall’unità nasca un laboratorio politico occasione di nuovo slancio per tutti e non una sommatoria di sensibilità.
Io sono in campo per questo e dovremo esserlo insieme, perché questo tempo non ci chiede di essere singolarmente sentinelle o custodi di ciò che è stato, questo tempo ci chiede di essere artefici assieme di ciò che è davanti a noi.

Ma lasciatemi anche dire che io oggi sono orgoglioso del Partito Democratico di Padova.

Sono orgoglioso perché abbiamo offerto di noi un'immagine limpida e coesa,

sappiamo che altrove non è stato così con i tavoli delle commissioni di garanzia ingombri di recriminazioni e veleni.
Quelle cose, che qui grazie al cielo non abbiamo visto, sviliscono e umiliano la fatica e l’impegno dei nostri militanti, perché se è vero - come è vero - che per noi la politica è passione, entusiasmo, bellezza, non può certo essere chi ha deciso di servirla a lordarla e deturparla.
Fatemelo ribadire: sono orgoglioso della nostra comunità, di tutti noi.

Questo congresso, unitario, ha rappresentato per me un’immersione dentro tante realtà, tanti volti, tante idee.
Ho avuto la percezione di quanto grande sia il patrimonio di generosità e umanità che rappresentiamo. In ogni singolo circolo, nel nord e nel sud padovano, in cintura e in città, ho avuto la fortuna di toccare una presenza.
Ho raccolto alcune critiche, sempre preziose, ma ho anche percepito una grande determinazione e solide basi da cui partire per costruire cose importanti.

Il Pd c’è, ci siamo, pur in un tempo complesso, confuso, in cui prevalgono spesso sentimenti di frustrazione, rancore, ribellismo che non sfocia in nulla di costruttivo; in un tempo che sembra portare su di sé tutte le tossine di decenni governati dal principio dell’individualismo e dell’egoismo, che hanno lasciato solo le macerie di una crisi economica, sociale, relazionale.
In questo tempo i nostri circoli rappresentano un luogo della possibilità. Un punto di partenza. Un nodo della rete. Un luogo di relazioni.

Ma siamo qui per fare meglio, per fare di più. Per dare più forza e senso alla nostra storia.

Su quest’ultimo aspetto vorrei aprire una riflessione sul concetto di cambiamento.

Il Partito Democratico deve cambiare, ci diciamo. Non c’è programma, relazione, mozione da quella del segretario di circolo a quella del candidato alla segreteria nazionale del Pd che non metta questa espressione al primo posto. Cambiamento.

È sacrosanto – ci tornerò - ma vorrei fosse chiaro a tutti noi che quella del cambiamento è un’esigenza che viene sempre dall’urgenza di ciò che è fuori dal nostro perimetro, il partito è uno strumento ma il campo da gioco è la società, non certo le nostre interne vicende.
Cambiare e ragionare su noi stessi e sui nostri limiti ha senso nella misura in cui l’obbiettivo lo troviamo oltre il nostro recinto, in un futuro da riconquistare perché questo presente non va bene.
Noi non dobbiamo avere paura di metterci nella trincea delle emergenze sociali, delle richieste di aiuto che ci giungono dai meandri della crisi, nasciamo per rappresentare tutti, ma gli ultimi prima degli altri. E gli ultimi sono sempre di più. Viviamo un tempo davvero difficile che ci porta al paradosso di guardare al futuro con diffidenza piuttosto che con speranza.

Vale anche qui, nel nostro Veneto, nella nostra Padova.

Anche nella nostra avanzata provincia

Il tasso di abbandono scolastico nei primi anni di scuola è ancora a due cifre.

Il livello di disoccupazione giovanile supera il 40%

Anche qui aumentano vertiginosamente le situazioni di crisi aziendali che mettono in ginocchio tanto i lavoratori quanto le imprese, in un contesto in cui il lavoro torna a essere un privilegio e non un diritto sancito dalla Costituzione.

Anche qui siamo dentro una tendenza che porta al depotenziamento del sistema di tutele universalistico. Ammalarsi, appartenere a categorie deboli, la condizione di disabilità: tutto questo rischia inaccetabilmente di diventare una colpa.

Anche qui la condizione femminile vive ancora di discriminazioni non più accettabili, siamo ancora scandalosamente lontani da un effettiva parità di genere.

E poi i diritti e le libertà delle persone, il valore universale dei diritti umani.

Questo è un paese dove un ragazzo omosessuale si lancia dal balcone della sua stanza perché non sopporta più la discriminazione omofoba, dove centinaia di uomini e donne che fuggono dalla miseria muoiono in mare, nel nostro mare, un mare che vorremo fosse di pace e non di morte.

Che vergogna, mi viene da dire. E quanto lavoro da fare.

A queste sfide vorrei ancorassimo i nostri valori non sindacabili.
Tuttavia dobbiamo essere consapevoli che In Veneto e a Padova il contesto politico torna a farsi fluido, contendibile.

Lo hanno dimostrato le ultime elezioni amministrative,
lo dimostra il calo verticale dei consensi della Lega Nord,
le difficoltà interne alla destra, Forza Italia o Pdl fate voi…
lo dimostra la sempre maggiore inconcludenza del fenomeno grillino.

Possiamo essere protagonisti di un superamento di quell’immobilismo che ha inaridito la nostra comunità rendendola più povera in ogni senso, ma dobbiamo farci trovare pronti. Pronti a contrastare duramente - nel merito di una proposta di sviluppo diversa - i nostri avversari politici, con l’intelligenza però di sapere che i nostri nemici non sono gli elettori, di qualunque colore essi siano.
Non dobbiamo criminalizzare migliaia di cittadini che per anni si sono orientati verso un voto che non ci prendeva in considerazione e che ora sono disorientati,
a loro oggi siamo chiamati a far riassaporare il sapore di una scelta libera e innovativa a partire da una nuova proposta: comprensibile, comunicabile e libera da pregiudizi.

Nei prossimi mesi noi avremo di fronte la sfida delle amministrative, un impegno gravoso del quale sento tutta la responsabilità, con 61 comuni compreso il capoluogo chiamati alle urne.

Questa sfida si intreccia con le Europee.

Mi auguro non parleremo più di Provincia! So di interpretare perfettamente lo spirito del nostro gruppo in consiglio provinciale. So che i nostri parlamentari ci stanno lavorando, spero aboliremo le Province, portando a termine questo processo.

Dicevo, le sfide del 2014. Le europee e le amministrative. Abbiamo sempre vissuto queste dimensioni in modo distinto. Cose separate, diverse. Lontane.
Ma oggi Bruxelles deve arrivare dentro i nostri municipi. Lo possiamo fare. Lo possiamo fare con il supporto dei nostri eletti – in Parlamento Europeo, a Roma, in Regione.

Risorse scarse, vincoli del patto di stabilità. È vero, oggi i comuni faticano ad essere punti di riferimento e promotori di opere pubbliche. Ma se le opere pubbliche sono ferme, se grava su di noi il peso di un debito pubblico enorme, ecco, il comune resta comunque il punto di riferimento. I sindaci, i consiglieri comunali, sono riferimento nel territorio. Agenzie di senso, si dice.
Io voglio ringraziare tutti i nostri amministratori di maggioranza e di opposizione della loro fatica quotidiana, una fatica che li vede spesso in maniera praticamente volontaria nella condizione di dover rispondere a maggior esigenze con minori risorse.

Vorrei che sentissero la presenza del partito sempre più vicina, sempre più a supporto di questa loro attività; d’altro canto noi abbiamo bisogno del loro aiuto e annuncio già che una delle prime cose che farò sarà riunire proprio loro, riunire i nostri sindaci e i nostri amministratori in una sorta di stati generali del buon governo locale, un momento aperto anche alle esperienze civiche con cui condividiamo percorsi e delle quali dobbiamo essere a disposizione nella rispettiva autonomia.

Dobbiamo chiedere anzitutto a loro di offrirci alcune proposte forti che nascono dalle buone pratiche sperimentate nel campo.

Proposte che poi - messe a sistema - diventino la base della nostra campagna elettorale in ciascuno dei comuni che vanno al voto, la base di una proposta di cambiamento che parte dalle piccole cose ma che ci servirà a dettare l’agenda su tutto il territorio provinciale.

Giungo schematicamente al partito, un partito che deve essere utile, e vi ripropongo alcune cose che molti di voi mi hanno già sentito dire nei congressi di circolo.

Se dovessi trovare delle parole d’ordine direi che queste sono

Organizzazione
Partecipazione
Apertura
Formazione
Mobilitazione

Sono per un Pd solido e organizzato senza per questo pensare che l’organizzazione sia il fine.

L’organizzazione del partito deve essere solo lo strumento che rende possibile:
una effettiva cittadinanza degli iscritti nei percorsi decisionali che riguardano grandi temi di interesse provinciale;
dei significativi passi avanti nel superamento dello scollamento tra città e provincia e del senso di isolamento che vivono alcuni territori della provinci.

Mi è capitato di parlare con iscritti che mi hanno esternato il loro sgomento nel non comprendere più il senso della tessera che con orgoglio rinnovano anno dopo anno e dei luoghi della nostra discussione.
Ogni volta che ciò accade è una ferita che ci deve riguardare tutti e alla quale dobbiamo porre rimedio.

Per questo sono per valorizzare fino in fondo i nostri coordinamenti di zona: non più strutture o sovrastrutture burocratiche ma fucine di una proposta politica che sappia mettere insieme le esigenze di più territori e sulle quali chiedere successivamente il sostegno e l’affiancamento del partito provinciale.
Senza contare che con 116 circoli territoriali è impossibile per un segretario e la sua squadra avere contezza giorno dopo giorno di cosa accade in questi territori. E quindi le zone anche come cerniera vera, politica e organizzativa, tra territorio e centro provinciale.

Dovremo poi assicurare una grande presenza del gruppo dirigente provinciale e dei nostri rappresentanti istituzionali proprio nei territori perché non tutto ovviamente può essere fatto da via Beato Pellegrino e perché la politica è fatta di relazione e incontro. Questo sarà uno sforzo da garantire soprattutto in questi mesi che ci separano dalle amministrative, un tempo nel quale mi impegno con chi mi affiancherà ad incontrare di persona tutti i territori interessati avviando la necessaria collaborazione anche organizzativa.

Inoltre al più presto licenzieremo anche una traccia di regolamento per le elezioni primarie, così da mettere nella condizione di farle i circoli che nella loro autonomia ritengano di avvalersi di questo importante strumento di partecipazione e allargamento del consenso.

Dedicheremo infine entro l’anno una o più giornate aperte a tutti i circoli per approfondire i migliori strumenti e le migliori strategie in vista della campagna elettorale, formandoci e al contempo mettendo in rete le migliori pratiche già in essere.

Anche la formazione dovrà giocare un ruolo centrale e intendo impegnarmi a fondo sotto questo punto di vista: questo presente ha il vizio di scappare rapidamente verso il futuro e per questo dobbiamo costruire più sapere e più competenze condivise sul versante politico e amministrativo.

Dentro il partito possiamo contare su risorse preziosissime, ex amministratori, docenti, esperti professionisti.

A loro vorrei chiedere di mettersi a disposizione per costruire dei moduli formativi da non accentrare e sviluppare solo su Padova città ma da portare territorio per territorio, con lo spirito e l’intenzione di favorire la più ampia partecipazione possibile a questi momenti, nei territori in cui ci siamo riusciti abbiamo conseguito risultati consistenti, abbiamo offerto la possibilità a tantissimi giovani e a tanti cittadini di avvicinarsi alla politica in maniera sana tracciando al contempo percorsi virtuosi per collaborazioni future.

Vorrei un partito aperto, che si dichiari con umiltà non autosufficiente e che interloquisca nel merito e non solo in maniera formale con tutte le forze vive e civiche della società: lo diceva un dirigente nazionale a cui sono rimasto affezionato, fuori di noi cè tanto di buono, prenderne atto non basta dobbiamo costruire case comuni dentro le quali buone pratiche possano nascere e crescere senza la smania di mettere cappelli o assumerci a ogni costo i meriti.

Per finire immagino e vorrei un partito dinamico e in costante mobilitazione, percepito come utile nel compito di far emergere i problemi, denunciarli, proporre soluzioni.

Dobbiamo ritornare a lavorare per campagne tematiche attivandoci su tutto il territorio provinciale senza lasciare che i nostri 116 circoli siano 116 isole.

Ci sono dei grandi temi su sui discutere assieme, produrre proposte e poi andare tra la gente e nelle strade.

Sanità, lavoro, razionalizzazione dei livelli istituzionali e delle società partecipate, città metropolitana, politiche di genere, diritti civili e criminalità organizzata. Sono solo alcuni esempi di temi rispetto ai quali possiamo produrre un lavoro che ci veda mobilitati con un solo autorevole punto di vista da Cittadella ad Anguillara. Abbiamo bisogno di tornare a percepirci come una comunità che su alcune questioni sa avere una sola voce e un solo impegno.

Carissimi tutti, in conclusione voglio dirvi che avverto tutto l’impegno e la fatica che il mio ruolo comporterà, ma non ho paura.

La paura è un sentimento che chiude spazi, alza barriere, genera differenze.

Con voi voglio provare a sostituirla con la fiducia e la speranza, prendiamo il coraggio a due mani, abbattiamo gli steccati e mettiamoci all’opera. Avrò bisogno e chiedo l’aiuto di tutti, in bocca al lupo a noi, in bocca al lupo al Partito Democratico di Padova.


Massimo Bettin
Segretario Provinciale Partito Democratico di Padova

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