Al Veneto un miliardo in meno

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Rassegna Stampa

VENEZIA. Oltre un miliardo di euro in due anni. E’ questo l’effetto dei tagli pronosticato per il Veneto dai parlamentari del Pd Alessandro Naccarato e Paolo Giaretta, quest’ultimo relatore di minoranza della manovra in Senato. In particolare, il Veneto perderà 467 milioni nel 2011 e 568 quello successivo. I tagli segneranno tutti i capitoli di spesa più importanti.
 Confermata la riduzione dei trasferimenti erariali rispettivamente di 350 e 400 milioni per ciascun anno, senza contare che le Regioni che non rispetteranno il patto di stabilità dovranno versare allo Stato la differenza tra il risultato e l’obiettivo programmatico, con la possibilità di predisporre la sospensione dei trasferimenti alle Regioni con eccesso di deficit mentre, nell’ambito del patto di stabilità interno, il contributo del Veneto in termini di indebitamento netto sarà pari a 298 milioni per il 2011 e 335 a decorrere dal 2012.
Inoltre, l’accantonamento del 10% dei trasferimenti per l’attuazione del federalismo amministrativo (la cui erogazione è vincolata al taglio degli stipendi dei consiglieri regionali), determinerà per il Veneto un accantonamento di risorse quantificabile in 28 milioni. Sul fronte della sanità, la riduzione del finanziamento per il Veneto è quantificata in 33 milioni di euro per il 2011 e in 90 milioni di euro per il 2012, per un totale di 123 milioni. Non solo: tra i rischi - a fronte di una riduzione permanente del finanziamento sanitario - che il Veneto non possa beneficiare delle economie di spesa perché è la Regione con il grado di incidenza della spesa farmaceutica territoriale più ridotto. Di conseguenza, il Veneto potrebbe non accedere alla compartecipazione delle aziende farmaceutiche sul recupero degli scostamenti di spesa. E ancora, il Pd paventa un taglio di 6,7 milioni per i mutui non erogati nell’ambito della cassa depositi e prestiti.
 Ma c’è anche un rischio apparentemente intangibile, che è quello che vengano definanziate le autorizzazioni di spesa i cui stanziamenti non risultano impegnati nel rendiconto generale dello Stato negli anni 2007-09, cosa che potrebbe determinare la riduzione degli investimenti per Pedemontana, protezione civile e trasporti. Molte preoccupazioni desta anche l’irrigidimento del turnover negli enti territoriali, con l’assunzione di una persona ogni 5 dipendenti pensionati, mettendo a rischio i servizi. La riduzione della spesa delle pubbliche amministrazioni sarà di 0,9 milioni (su un totale di 1,8 del 2009) e a 0,3 per la formazione.
 Malgrado questo, spiega il Pd, Roma riceverà 300 milioni all’anno per ripianare i debiti, potrà contare su una tassa di soggiorno per gli ospiti degli alberghi, usare oneri di urbanizzazione anche per la gestione ordinaria e maggiorare del 3 per mille l’Ici sulla seconda casa. Inoltre, l’anticipazione del federalismo fiscale, con la possibilità di modificare le aliquote, riguarderà solo le aziende del Sud. «E’ un taglio molto più pesante di quello che poteva sembrare - spiega il deputato del Pd Alessandro Naccarato - anche perché si somma a quelli fatti dal 2008 ad oggi. Diversamente, i costi della politica sono stati decurtati a livello nazionale di 11 milioni per il 2011. E’ evidente che si tratta semplicemente di propaganda e che i tagli veri riguardano, ancora una volta, i servizi».

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