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ACQUA BENE COMUNE

Scritto da Gianluca Gaudenzio. Postato in AMBIENTE

Noi viviamo l’acqua come presenza scontata in tutte le attività della vita quotidiana. Non si può dire altrettanto per i paesi del sud del mondo, ma anche in alcune regioni del sud Italia.

La crisi idrica muove interessi che crescono sempre più e alcuni soggetti economici, le multinazionali in primis, considerano l’acqua merce preziosa, Questo processo di mercificazione sta cambiando la definizione di acqua da bene pubblico a proprietà privata, noi dobbiamo mantenere inalterata la natura dell’acqua a riaffermare il diritto all’acqua come diritto naturale.

L’acqua e la sua scarsità pone tutti noi cittadini e amministratori di fronte a grandi scelte, è quindi responsabilità sia individuale che collettiva prendersi cura di tale bene affinchè sia disponibile a tutti, nel presente come per le future generazioni.

Un dato ci fa però riflettere: ognuno di noi consuma poco meno di 250 litri al giorno di acqua, uno dei consumi procapite più alti del pianeta. Tanti i motivi dello spreco: da un eccessivo uso per irrigare orti e giardini, fino ad errato utilizzo per usi domestici e personali. Sprechi che si estendono anche al mondo agricolo ed industriale.

Infine, occorrerebbe avere una rete di distribuzione valida: quella attuale fa perdere dal 33 al 40% dell’acqua lungo il viaggio dagli acquedotti alle nostre case. Da più di vent’anni si investe poco, non si costruiscono acquedotti, la manutenzione di quelli esistenti e scarsa e poche sono le risorse inserite a tale scopo nei bilanci. I lavori necessari sono calcolati in 62 miliardi di euro, cifra enorme. Come saranno trovate le risorse per rimediare a questo “gap” strutturale?

La strada intrapresa dal nostro governo non sembra la più consona a risolvere tali problemi

Ieri con voto di fiducia è stato approvato il decreto legge Ronchi che prevede una serie di liberalizzazioni dei servizi pubblici tra cui la gestione dell’acqua..

Privatizzare è un obbligo imposto dall’Europa ci spiega il governo, la quota in mano pubblica dovrà scendere al 30%, ma in nessuna altra parte dell’Europa si vieta agli enti pubblici di mantenere la maggioranza azionaria nelle società e questo provoca la rivolta di molto Comuni virtuosi che finora hanno gestito i servizi in maniera eccellente.

Privatizzare è l’ultima speranza di adeguarci all’Europa spiega ancora il governo, ma proprio l’enormità degli investimenti necessari che porteranno a enormi costi fissi e nessuna garanzia sul futuro dei servizi a preoccuparci, finiranno per vincere le grandi aziende quotate.

Serve uno strumento di controllo, un’authority, che impedisca speculazioni che tuteli i consumatori.

Attualmente abbiamo le tariffe più basse d’Europa, ma ora per il Codacons “si profila una vera e propria stangata”. “se consideriamo in 3 anni il tempo necessario perché il nuovo sistema vada a regime, alla fine di questo processo il rischio concreto è quello di un aumento medio del 30% per cento delle tariffe dell’acqua”.

L’esperienza di altri paese ci insegna che dove grandi società gestiscono il servizio, spesso le perdite della rete sono rimaste le stesse, le tariffe sono aumentate, i controlli di qualità sono diminuiti, i servizi sono rimasti obsoleti perché modernizzarli avrebbe richiesti investimenti e dunque meno profitti.

 

Antonietta Dalla Libera

UNITÀ.TV