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Berlinguer: «L’Ue darà al Veneto più fondi a ricerca e innovazione»

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IL CAPOLISTA PD PER LE ELEZIONI EUROPEE INSIEME A FRANCO FRIGO IL 18 MAGGIO SARA' A PADOVA NELLA SALA ANZIANI DEL MUNICIPIO DI PADOVA

Il Politecnico una sfida da vincere Siete un modello da imitare in Europa No al razzismo

PADOVA.
«Il Veneto è una delle locomotive d’Europa: qui non c’è bisogno di allargare lo stato sociale ma d’investire in cultura, innovazione e ricerca e di dare sostegno alle imprese. Avete un sistema scolastico tra i migliori d’Italia e le università vogliono creare un Politecnico: è una scommessa da vincere, con i fondi che l’Europa metterà a disposizione. Io sono pronto a fare la mia parte».
  Luigi Berlinguer, capolista Pd alle europee per la circoscrizione Nordest (Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Friuli) ammette che quando Dario Franceschini gli ha proposto la candidatura lo ha colto di sorpresa. Ma una ragione c’è: se il Pdl va a caccia di veline e starlette tv, il Pd risponde con un big della cultura accademica. Berlinguer è stato rettore dell’ateneo di Siena, ministro della Pubblica istruzione e dell’Università, senatore e membro del Csm perché la sua formazione di giurista l’ha portato a lavorare a fianco di Virginio Rognoni. Insomma, a chi fa carriera con il book fotografico, Berlinguer risponde con un cursus honorum da record. E i libri veri. Quelli letti e scritti.
 E visto che si trova a Padova, nel corso del forum al mattino ama ricordare i suoi legami col mondo accademico. E loda l’intraprendenza di molti rettori: in primis Mario Bonsembiante che grazie ai fondi Ue ha creato Agripolis, poi Gilberto Muraro e via via tutti quelli che si sono succeduti, compreso Vincenzo Milanesi, di cui è buon amico.
 Professore, il suo nome è legato alla riforma scolastica e dell’Università con la rivoluzione del 3 più 2, che la Moratti e ora la Gelmini vogliono smantellare. Perché nel 1997 col primo governo Prodi ha deciso il grande azzardo?
 «Perché l’Italia aveva bisogno di mettersi al passo con l’Europa e i paesi anglosassoni, i più moderni e organizzati. I 4 ministri dell’istruzione di Francia, Germania, Inghilterra e Italia decisero di varare un piano comune per rendere omogenee le lauree, il loro valore legale e adeguare il sistema di formazione sulla base delle esigenze di un mercato del lavoro sempre più internazionale. In Italia il 70% degli iscritti all’università non si laureava e con la mia riforma il gap è stato colmato. E’ vero che ci sono delle resistenze soprattutto tra i docenti delle facoltà umanistiche e giuridiche, ma la sfida è stata vinta. Poi è arrivata la Moratti, che ha usato il pesticida e cancellato tutto, la Gelmini sta solo assestando la rotta».
 Il gap tra l’Italia e l’Ue sta nei fondi assegnati alla ricerca: siamo fermi all’1,2% del Pil. Come mai?
 «E’ una vera tragedia, pensi che il Giappone investe il 4% del Pil e se non invertiamo la rotta verremo superati non solo dalla Finlandia, ma anche da Corea e Singapore. Padova deve lanciare la scommessa del Politecnico: dove esiste è una fonte di ricchezza e innovazione. Bisogna mettere insieme l’ateneo, le imprese, il Cnr e poi cercare i fondi a Bruxelles per dare impulso alla ricerca di base. Pensiamo alle biotecnologie e ai nuovi farmaci».
 Professor Berlinguer, lei è il capolista Pd e dovrà sfidare Berlusconi, Bossi, Di Pietro e chi altro ancora?
 «Non sono mica spaventato. Potevo starmene tranquillo tra le mie colline toscane e al mare in Sardegna, invece ho obbedito al Pd: vado in Europa per dare in aiuto concreto al Veneto. Non sono come Berlusconi, Bossi e Di Pietro che si presentano per attirare voti e a Stasburgo non metteranno mai piede. Io non inganno gli elettori, siamo gente perbene molto seria mentre i nostri avversari sono simpatici ma troppo discoli».
 Berlusconi sostiene che l’Italia uscirà prima e meglio degli altri dalla crisi: lei che ne pensa?
 «Intanto che la crisi è figlia della speculazione finanziaria degli Usa e le colpe vanno attribuite ai manager delle banche. Ci sono dei segnali di ripresa, anche se il Pil è calato del 4,4%. Purtroppo l’Europa non ha una vera cabina di regia e quindi, anche per il caso Fiat, si va in ordine sparso. Lega e Pdl non credono nell’Ue, ma senza l’euro l’Italia sarebbe alle corde come l’Argentina».
 Intanto il Governo è alle prese con gli immigrati e il sindaco Moratti ha creato i bus riservati ai milanesi, come a Città del Capo prima di Mandela. Franceschini parla di apartheid: lei che dice?
 «Quando Amos Luzzatto dice che a scuola lui non si poteva iscrivere perché era ebreo mi ricorda quello che vuole fare Maroni: negare la scuola agli extracomunitari. Io non credo che in Italia si corra il rischio del regime, ma sta calando la qualità della democrazia. E’ come se usassero il fucile per sparare a una mosca ferma sul naso e quando si uccide un immigrato perché ruba un pacco di biscotti in un bar vuol dire che si è avvelenato il clima sociale. Per fortuna i cattolici si stanno indignando: negare il matrimonio e l’iscrizione a scuola dei bimbi stranieri porta alla barbarie. Ormai è passata l’idea che immigrato equivalga a delinquente e si alimenta la paura per fare il pieno di voti».
 Il Veneto è un baluardo della Lega, che di Europa non ne vuol sentire parlare: lei cosa propone?
 «L’esatto contrario. Vanno aumentati i poteri del Parlamento e rafforzata la cooperazione tra gli Stati. Il Veneto deve diventare un modello per i 27 Paesi Ue».
 Il Pd a quale gruppo si apparenterà a Strasburgo?
 «Il Pd nel giro di un mese dall’insediamento del nuovo parlamento, aderirà ad un nuovo gruppo che si formerà: i socialisti e democratici. E aderiranno altri partiti. Il nostro obiettivo è quello di unire i riformisti, sul modello avviato dall’Ulivo».

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