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Franceschini rilancia la sfida a Berlusconi

Postato in Istruzione

«Lo invito a tre dibattiti su lavoro, scuola e impresa: la crisi va affrontata». «No, grazie». Dario Franceschini respinge al mittente la sfida di Berlusconi a candidarsi anche lui alle prossime elezioni europee. Sarebbe solo una sfida «a chi imbroglia meglio gli italiani», dice il segretario del Partito democratico. Berlusconi è infatti «l’unico capo di governo che pensa di affrontare i prossimi mesi non rimboccandosi le maniche per affrontare la crisi, ma facendo campagna elettorale».
Franceschini sfida invece il Cavaliere a tre confronti diretti sui problemi del lavoro, della scuola e dell’impresa, e accusa Mediaset di violare platealmente la legge favorendo con le sue Tv Berlusconi e la sua maggioranza di governo.


Il presidente del Consiglio ha detto che la sua sarà una «candidatura di bandiera». Una «vergogna», replica Franceschini, in una conferenza stampa nella sede della stampa estera a Roma. «Io domando ai giornalisti stranieri: la Merkel, o Gordon Brown o Zapatero si candidano a capolista per le europee? Quello italiano sarà l’unico capo di governo dei 27 paesi dell’Unione europea che chiederà voti di preferenza per un posto dal quale dovrà dimettersi un minuto dopo essere stato eletto, perché incompatibile per legge».
Io resterò al mio posto come gli altri leader europei di governo e di opposizione, dice Franceschini. «Farò come Fini, che è di destra, ma è una persona seria e non si candiderà alle europee». Il segretario dl Pd sfida invece Berlusconi a tre faccia a faccia sui problemi concreti degli italiani: «Uno davanti a mille disoccupati, uno davanti a mille insegnanti e studenti, uno davanti a mille imprenditori». E «vediamo chi ha le proposte più convincenti per il Paese». Perché Berlusconi, accusa, «è l’unico capo di governo che nega l’esistenza della crisi o cerca di nasconderla».
La nascita del Pdl è comunque un fatto positivo, sottolinea, «perché sopravviverà a Berlusconi, mentre Forza Italia no». Però, aggiunge, «non si può fare un congresso per chiedere più poteri per sé». Con un discorso «tutto girato verso il passato», agitando «slogan vecchi e vecchie paure», alimentando «vecchi odi». Berlusconi, è la conclusione impietosa, «è un uomo vecchio dentro, e quando si è vecchi dentro non c’è niente da fare per ringiovanire».
Sulle riforme, ricorda che è stato approvato un ordine del giorno del Pd che invita a proseguire sulla «bozza Violante». Ma la legislatura dura ancora 4 anni e ora il governo deve dedicare il suo tempo ad «affrontare i problemi delle famiglie italiane». Nel frattempo, avverte non ci dobbiamo assuefare a uno stato di fatto che non è normale, come il monopolio dell’informazione Tv. Si riferisce all’enorme sproporzione di spazi concessi dalle Tv Mediaset al governo e alla sua maggioranza rispetto a quelli lasciati alle opposizioni. Un fatto, denuncia, che «altera il gioco della democrazia». Paolo Gentiloni illustra i dati: nel mese di marzo, anche escludendo i tre giorni del congresso del Pdl, le Tv del Cavaliere hanno dedicato a governo e maggioranza di centrodestra il 76,9 per cento degli spazi di informazione politica, alle opposizioni solo il 14,5 (al Pd l’11,8). A Franceschini solo solo un decimo del tempo garantito a Berlusconi.

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