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“Nelle piazze per aprire le porte a una nuova generazione”

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Europee: scontro nazional-populisti e progressisti, il Pd sarà nelle strade
“Noi oggi siamo nelle piazze, facciamo il tesseramento per strada perché vogliamo aprire le porte a una generazione nuova che può e deve tornare”. Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, lo ha detto a Torino in piazza Castello, a uno dei banchetti della mobilitazione che vede impegnato tutto il partito il 5, 6 e 7 aprile, ‘Per amore dell’Italia‘. “Alle prossime europee – afferma Zingaretti – ci sarà uno scontro tra nazional-populisti e forze di sinistra progressiste, e questo deve vedere il Pd protagonista nelle strade”.

Una catastrofe economica, un Paese senza governo
“L’Italia sta passando per un tornante molto pericoloso. La cosa che mi preoccupa di più non è la presenza di politiche sbagliate, ma il fatto che siamo a un crinale nel quale le cose stanno precipitando perché questo Paese non è governato”. Ha detto poi Zingaretti, incontrando i giornalisti a Torino. “Al potere c’è un governo dell’incertezza e delle contraddizioni – aggiunge – che, non assumendosi alcuna responsabilià, se non quella di scambiarsi politiche come le figurine Panini, sta producendo una catastrofe economica e sociale dalla quale ci si rialzerà con moltissima fatica”.

Il governo sta bloccando il Paese ed era facile prevederlo.
Il Pd è l’alternativa per voltare pagina

“La storia del nostro Paese ci parla di una crisi economica drammatica e dell’incapacità di questo Governo che litiga su tutto. C’è un teatrino di scontri politici ormai su tutto”, aggiunge il segretario dem. “Sono mesi che dico che con quei dati dell’economia ci sarebbero stati dei tagli, che infatti sono arrivati. Hanno annunciato il rischio di due miliardi di euro di tagli, di cui 300 milioni sul trasporto pubblico, un colpo durissimo ai pendolari”. Zingaretti ha poi parlato dell’impegno del Pd: “Noi difenderemo la sanità e le persone di questo Paese, sta accadendo quanto temevamo: due forze con idee diverse stanno bloccando il Paese. Noi ci stiamo preparando perché il nuovo Pd è esattamente quello che manca all’Italia: un’alternativa credibile per voltare pagina”, ha concluso.

Pd e Mdp partiti diversi, valuteremo convergenze
“C’è un congresso che è aperto e che ha chiarito che ci sarà un partito nuovo e questo fa chiarezza. È stato discusso per mesi di cose senza senso, di confluenze. Ci saranno due partiti diversi con proprie idee e se ci saranno punti di convergenza lo vedremo questione per questione. La destra invece è divisa su tutto”. Cosi’ Nicola Zingaretti a Torino risponde ai giornalisti sulle alleanze.
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A Torino, perché l’Italia deve ripartire

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Oggi sono stato a Torino. Siamo stati qui perché l’Italia deve ripartire. Questo governo sta mettendo indietro le lancette dell’orologio e il costo di questa incertezza si scarica sulle famiglie e soprattutto sui giovani. C’è una maggioranza parlamentare ma non c’’è una maggioranza unita. Si nascondono con i selfie, le battute, le gite. Sorridono ma l’Italia purtroppo sa pagando un prezzo enorme. Basta guardare il crollo dei fatturati delle aziende e della produzione industriale.

Ora serve un’alternativa. Ho rispetto per chi ha votato Lega o Cinque Stelle e con loro voglio parlare e dialogare per riconquistarle con un’idea di speranza e di ricostruzione di una bella Italia che si merita molto di più delle sceneggiate come quelle che stiamo vedendo, per esempio sulla Tav.

Non credo a questo Italia contrapposta, io penso a un grande piano di assunzioni, a un grande piano di investimento anche sulle ferrovie perché c’è bisogno di investire sulle reti e sul trasporto su ferro, così come sul dissesto idrogeologico. Le contrapposizioni servono a quattro politicanti a spartirsi le poltrone. Stanno insieme non perché credono in qualcosa ma perché hanno subito il fascino degli stucchi d’oro di palazzo Chigi.

Ecco perché le code ai gazebo delle Primarie sono state una grande, bellissima risposta.
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Nicola Zingaretti Segretario

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Grazie alle volontarie e ai volontari del Partito Democratico ma non solo del Partito Democratico, di coloro che dalla Valle D’Aosta alla Sicilia in questi giorni hanno offerto all’Italia un grandissimo appuntamento della democrazia e per la democrazia italiana. Grazie – questo fatemelo dire- a tutte quelle straordinarie persone, giovani, non giovani, ragazze e ragazzi, che in particolare in questa città mi sono affianco da anni con un affetto e una solidarietà incredibili su ogni scelta che io metto in campo. E grazie perché per me voi siete stati una grande forza, e sono contento che abbiamo vinto ancora un’altra volta grazie a voi.

Grazie ovviamente all’Italia, all’Italia che non si piega e grazie all’Italia che vuole arginare un governo illiberale e pericoloso. Grazie dunque ai ragazzi e alle ragazze italiane di 16, 17 e 18 anni che abbiamo visto in fila nei gazebo. Grazie ai giovani che hanno votato per dare una speranza a questo Paese, grazie agli anziani. È incredibile. Ho visto le fotografie, li abbraccerei tutti e dico grazie alle tantissime e ai tantissimi partigiani ultranovantenni che sono usciti di casa e sono andati ai gazebo a votare, per cambiare. Grazie perché ci avete regalato la democrazia e avete ancora la forza di lottare per la democrazia! Grazie a chi in queste settimane durissime ci ha aiutato ad avere il coraggio per combattere. E quindi sicuramente grazie alle lavoratrici e ai lavoratori: durante la bellissima giornata del 9 febbraio a Roma, in quella manifestazione unitaria, avete dato un segnale a tutti: uniti per combattere! E noi saremo degni di questa vostra indicazione.

Grazie a Milano, e a quella manifestazione bellissima di ieri, grazie a Torino, grazie al sud che lotta contro la mafia, non ha paura di piegare la testa, e lotta per un futuro degno. Grazie, perché vi ho viste protagoniste di nuovo come non mai, per combattere il rischio di un ritorno indietro, alle donne italiane e alle femministe italiane, che sono state in campo. Senza di noi che eravamo impegnati a fare un congresso, avete lottato anche per noi! Grazie alla cultura italiana, grazie agli intellettuali, grazie a coloro che hanno sottoscritto appelli, grazie a quegli uomini e a quelle donne di cultura che hanno capito prima di altri il pericolo che corre questo Paese. E grazie perché con la vostra presenza ci avete ricordato quanto sia importante avere un pensiero e idee critiche, libere. Cuore della creatività della democrazia.

E grazie ovviamente al Partito Democratico e al nostro straordinario popolo del centrosinistra, che il 4 marzo ha subito una sconfitta devastante, che ha avuto paura, si è diviso, è ferito; ma che quando ha visto l’opportunità e la possibilità di cambiare ha reagito, si è rimesso in piedi, è reattivo, è combattivo e oggi ha dato una lezione di democrazia alla nostra Repubblica. Grazie!

Oggi è avvenuto, come noi avevamo auspicato, un grande fatto politico: non sono state solo le primarie del Partito Democratico, sono state le primarie per l’Italia.  E questo è un fatto molto importante che riaccende una grande speranza per il futuro. Una marea di persone, centinaia di migliaia di persone, anche fuori di noi, si sono fidate di noi. E noi saremo degni di questa fiducia, faremo di tutto per esserne degni, perché quanto è avvenuto conferma che noi queste primarie, questa scelta di democrazia è diventata per tante e per tanti la scelta più generale di difesa di un futuro migliore possibile. Io penso ai delusi, a coloro che non sono andati a votare un anno fa e che oggi erano in fila ai gazebo, a quelli che si sono allontanati. Penso a quelli che ci hanno criticato, penso a coloro che ci hanno frainteso; a coloro che non avendo più fiducia in noi hanno votato altre forze politiche che hanno saputo mettere in campo meglio idee suggestive catturandoli nel loro progetto politico. Io penso a loro perché ho visto in questo enorme risultato un primo segnale. Molti sono tornati, stanno tornando e torneranno in quello che dovremo costruire ora: un nuovo Pd e una nuova alleanza, un nuovo campo, largo, unitario e combattivo per voltare pagina in questo Paese.

Oggi ovviamente è un inizio, non illudiamoci. È l’inizio di un percorso difficile. La destra è rocciosa, è forte, è radicata. La destra ha conquistato il potere e non lo cederà in maniera semplice. Questo voto dunque ci carica innanzitutto di una responsabilità, carica me, ovviamente, in primo luogo, di una responsabilità ma come ho sempre detto fino ad oggi io non mi intendo capo, io mi intendo leader di una comunità che dovrà continuare a stare in campo per cambiare la storia della democrazia italiana.

Io dedico e dedichiamo tutti questa vittoria a Greta Thunberg, la ragazza svedese che lotta per la salvezza del pianeta; e dedico, dedichiamo questa vittoria a tutte le ragazze e i ragazzi italiani che il 15 marzo occuperanno le piazze d’Italia per il futuro del pianeta. Noi terremo alta con voi la bandiera della salvezza del pianeta. Perché solo con un nuovo modello di sviluppo torneremo a creare lavoro e benessere per le generazioni future. Dedichiamo questa vittoria ai 5 milioni di poveri che soffrono per le ingiustizie e che noi – vi giuriamo – aiuteremo a riscattarsi, perché noi vogliamo essere i migliori a essere vicini a coloro che si sentono poveri ma vogliamo anche essere i primi che lotteranno affinché chi è povero non sia più povero grazie al suo lavoro e al suo impegno. Dedichiamo questa vittoria ai troppi giovani disoccupati che hanno diritto a un lavoro, a quegli studenti e a quelle studentesse che il potere ignora, perché troppo occupato su 40 migranti sui barconi. Li ignora e li condanna alla fuga dal nostro Paese. Noi siamo qui per permettervi di viaggiare, di conoscere il mondo ma come scelta di crescita e non come obbligo perché a voi l’Italia ha tolto la speranza.

Dedichiamo questa vittoria alle migliaia di imprenditori e imprese italiane che subiscono in maniera drammatica e devastante i colpi della crisi di un governo che ci sta portando al disastro economico. Fanno molta propaganda, fanno molti selfie, fanno molti sorrisi, molti pranzi, molte cene. Fanno tutto all’oscuro di tutto per nascondere una drammatica verità alla nostra Italia: il nostro Paese sta tornando in ginocchio. Hanno rimesso indietro le lancette dell’orologio e hanno paura di assumersene le responsabilità. Calano le esportazioni, crolla la produzione industriale, crolla il fatturato delle imprese, crolla il potere d’acquisto dei salari. Aumenta il costo del denaro, aumentano i disoccupati, aumentano le tasse. Io sento che noi dovremo ripartire da qui. Onorare la promessa che abbiamo fatto significa offrire a questo nostro bellissimo Paese, a questa nostra Italia, un nuovo Pd che sia un nuovo strumento di partecipazione, fondato su due parole: unità e ancora unità, cambiamento e ancora cambiamento.

Questo vorrà dire guardare le persone non dal dirigibile, vorrà dire guardare le persone non da lontano, vorrà dire guardare le persone non dal chiuso delle nostre stanze del potere: no, questo vorrà dire tornare a guardare le persone e la loro vita concreta. È incredibile come il messaggio contenuto nel nostro documento “prima le persone” sia stato capito in questa campagna congressuale più dai cittadini e dalle cittadine che non dalla classe dirigente del Paese.

A me hanno colpito, nei talk show, nelle televisioni, nelle interviste, le facce di sufficienza, quando parlavo della necessità di un nuovo programma, di un nuovo impianto culturale-economico che ripartisse dall’idea di comunità e di persone, quelle facce scettiche, come se volessi buttare la palla in tribuna. Sono rimasto colpito però anche dall’entusiasmo, e a volte dalla commozione di tanti volti di donne, anziani, giovani, uomini, quando proponendo le nostre idee iniziavamo proprio dall’ossessione di rimettere al centro della nostra azione, del nostro riformismo non teorie o schemi ma le persone nella loro condizione umana. Questo sarà molto importante perché da oggi noi non vogliamo solo contestare l’avversario, non solo fare opposizione a questo governo, non vogliamo solo denunciare, -e lo faremo- l’inefficace politica economica per risolvere i problemi dei cittadini messa in campo dal governo giallo-verde. No!

Noi siamo qui e vogliamo ripartire innanzitutto perché siamo convinti di poter mettere in campo idee migliori di quelle del governo giallo-verde per risolvere i problemi delle persone e offrire un’altra strada. Basta con gli schemini astratti, i politicismi, con le incomprensibili ambizioni eccessive; basta con le brame di potere, basta con il gioco delle figurine se stiamo con Tizio, Caio o Sempronio. No, l’agenda del nuovo PD sarà un’agenda nuova, fatta di parole semplici: scuola, scienza, giustizia, infrastrutture, lavoro, conoscenza che poi vuol dire libertà per il genere umano.

Non ha senso la politica se si distanzia dalla condizione umana dell’individuo e per noi sicurezza vorrà dire riaprire una grande agenda politica, programmatica ma anche etica e morale, perché sicurezza significa periferie sicure, dove un ragazzo non deve avere paura a 19 anni di essere colpito da un colpo di pistola che gli segna la vita, sicurezza vuol dire dare il diritto a due ragazzi che si vogliono baciare di non aver paura che qualcuno li insulti sull’autobus, sicurezza vuol dire permettere a un ragazzo che vuole pregare Allah di poterlo fare senza sentirsi deriso, sicurezza vuol dire per tanti ragazzi andare a scuola con la Kippah in testa e sentirsi felice e non vittime di insulti o paure, sicurezza significa rimettere al centro il diritto di vivere sicuri a partire da ciò che si è, si esprime e si rappresenta; tutto l’opposto di quello che sta portando in questo Paese la cultura dell’odio che non aiuta nessuno: non aiuta il profitto, la crescita, il lavoro, la crescita, l’Italia, le persone; la cultura dell’odio serve ai partiti che la propongono ma non serve agli italiani per vivere meglio e noi su questo combatteremo. Per questo io dico “condizione umana”, lo diceva con splendide parole Aldo Moro nei suoi scritti giovanili.

Il PD mi permetto è nato per questo e non lo dimentico perché sono stato un fondatore del Partito Democratico, per unire i credenti e i non credenti nell’onorare la vita nel tempo che ci è dato. Far pulsare di nuovo questo sentimento è la sola via per sconfiggere l’odio, la paura, il razzismo, l’oppressione dei più forti e per riconoscere l’altro da te.  Da questa sera dunque ci rimettiamo in cammino, io non sarò solo e non vorrò mai essere solo. Questa avventura è cominciata qualche settimana fa qui a Roma e su di noi campeggiava una scritta che non dimenticheremo mai “da soli si va più veloci ma insieme si va più lontano” e io rimango fedele e leale a quell’impianto culturale.

Quello che chiedo a tutte e a tutti del Partito Democratico, ma anche a chi non lo è –e invito tutti le italiane e gli italiani da domani: venite, entrate nel nostro partito, perché c’è bisogno di voi, non solo del vostro voto oggi – controllateci affinché sarà più difficile sbagliare di nuovo, voltiamo pagina, ognuno con dentro il cuore le proprie radici, che non dobbiamo rinnegare, perché sono una meravigliosa ricchezza della nostra storia che non dobbiamo demonizzare. La storia è importante non per viverci, perché bisogna vivere nel futuro, ma è importante portarsela dentro perché aiuta a costruire un futuro migliore, senza demonizzare nulla ma anzi costruendo per le nuove generazioni un pensiero nuovo e liberatore.

E quindi venite con dentro il cuore le vostre radici, raccontando con orgoglio le stagioni più belle della nostra storia: l’Ulivo di Prodi, la nascita del PD, l’impegno di tutti i nostri governi che ci hanno salvato dalla bancarotta e dalla catastrofe di questo Paese.  Da domani al lavoro per voltare pagina, io farò di tutto per essere all’altezza ed esserlo vorrà dire saper ascoltare e saper decidere.

Come avevamo promesso noi apriremo una nuova fase costituente per un nuovo PD, che dovrà dare dei segnali chiari, per far contare più le persone ma anche per considerare dentro la vicenda del Partito Democratico tante donne, tanti uomini, tante ragazze, tanti ragazzi, che magari non sono del PD, ma vogliono essere accanto a questa sfida democratica, come nelle primarie.

E quindi costruiremo nuovi dipartimenti, nuovi luoghi nei territori per aggregarsi, ma anche forum tematici, nei quali chiameremo a partecipare il meglio della scienza italiana, delle università, il meglio della scuola, chiameremo chi lavora e chi non ce la fa a lavorare, chiameremo coloro che soffrono e coloro che curano nel nostro sistema sanitario e proporremo un nuovo PD pilastro e baricentro di una nuova fase di riscossa della democrazia italiana. Chiameremo le imprese, gli imprenditori, quel mondo di artigiani, commercianti, che lavorano tutti i giorni e vogliono un Paese migliore, e hanno trovato, se le hanno trovate, troppo spesso le porte delle nostre sedi chiuse, blindate e a volte anche in qualche modo infastidite della loro presenza. No! Spalanchiamo tutto, perché l’Italia ha bisogno di un grande partito e questo partito per rifondarsi ha bisogno di una bellissima Italia che c’è e queste due dimensioni le dobbiamo far incontrare.

Dovremo lottare per un’Italia democratica, integrata, innanzitutto per un Europa rinnovata, da rifondare, libera, forte, democratica, accogliente e per offrire all’Italia un’identità migliore.  Dovremo costruire un campo per inverare veramente la nostra Costituzione, il cui custode impareggiabile in questi anni difficili è stato ed è il nostro grande Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Io vi confesso non ho ancora ben capito perché è toccato a me, non ho capito perché è toccato a me, ma so che è toccato a me. So anche che se siamo arrivati a questo punto del tornante della storia è perché non sono mai stato solo in questa avventura e ho visto i volti e la passione crescere di tanti amministratori, sindaci, giovani, ragazzi e ragazze del mondo dell’associazionismo e ho sentito tante volte da Bolzano a Catania sempre la stessa frase: “Nicola noi torniamo ma stavolta non deludeteci” “Nicola attenti perché è l’ultima spiaggia” “Nicola insieme ce la facciamo ma attenzione non commettiamo errori” e questa assunzione di responsabilità ha una forza perché noi abbiamo smentito quelle che erano le previsioni più angoscianti di 150.000 commentatori che già avevano scritto le orazioni funebri per la speranza del cambiamento.

Oggi abbiamo segnato un passo importantissimo per la storia Repubblicana, ma che noi dobbiamo saper essere solo il primo passo di una rigenerazione democratica dell’Italia che noi dobbiamo costruire – e costruiremo – all’insegna dell’unità e del cambiamento perché amiamo l’Italia e vogliamo dare all’Italia una nuova, bellissima, identità per guardare al futuro!
Grazie!
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Salvini affonda il nord. Vinceremo sradicando la paura

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La Stampa, 5 marzo 2019
- Da una parte della stanza le finestre su piazza Castello, dove è partita la rivolta del Nord. Alle spalle le bandiere, italiana ed europea. Sul tavolo un cellulare scarico, un bicchiere d’acqua, un foglio di appunti. Nicola Zingaretti a Torino, nel primo giorno da segretario del Pd. Per incontrare e sostenere il governatore Sergio Chiamparino. Lanciare da qui la sfida a Salvini. Tracciare un’agenda alternativa su infrastrutture e welfare. Parlare della lista unitaria per le europee. Spiegare il suo rapporto con il Movimento 5 Stelle. Con Renzi. Con Bersani e D’Alema. Con la famiglia.

Perché comincia da Torino? «Torino è diventata il simbolo di una regressione culturale.
Da qui dobbiamo ripartire per ridare fiducia al Paese».

Si riferisce alla Tav? «A torto la si considera un problema torinese, piemontese, settentrionale. Ma il costo dell’incertezza lo pagano tutti gli italiani. L’arrogante leggerezza con cui il governo affronta un tema così delicato è l’immagine di come non si governa un Paese moderno».

Salvini è favorevole, dice di essere frenato dal M5S. «L’hanno capito tutti che l’Italia la governa Salvini. Il quale fa prevalere l’interesse del partito su quello nazionale. E un lucro miserevole».

L’ipotesi di mini-Tav, tracciato modificato a costi ridotti, può essere una soluzione? «Non penso che le divergenze tra M5S e Lega siano sul progetto, ma sull’opera in sé. Dossier, studi e controstudi servono solo a nascondere un gigantesco problema politico. Un gioco delle tre carte a spese del Paese. Non l’unico».

Qual è l’altro? «Il costo dell’odio sparso a piene mani per sopperire all’assenza di cultura di governo».

L’odio sui migranti? «I migranti sono capri espiatori, la Lega cavalca la paura. Ora si comincia a capire che gli acchiappavoti disperati al governo la alimentano. Noi vinceremo quando sradicheremo la paura, che nasce dall’incertezza sul futuro».

Come si sradica la paura? «Spiegando che se si ritorna all’oppressione sul più debole, non c’è limite. Oggi tocca a un immigrato, domani a chi prega rivolto a La Mecca, a chi vuole girare di notte con la kippah in testa, a due ragazzi che si baciano alla fermata del bus. E poi?».

Dove può arrivare il malessere del Nord espresso dalle piazze di Torino e Milano? «La Lega nasce per rappresentare l’Italia produttiva, ma la Lega di Salvini è un’altra cosa. Nazionalista e regressiva. Ora i ceti più dinamici si accorgono che odio e paura non generano Pil e benessere. Siamo in un tornante della storia. Presto proprio in queste terre si romperà il patto più che ventennale con la Lega».

Con quali parole la sinistra può parlare al mondo produttivo? «Parlano i numeri. Dopo nove mesi produzione industriale -5,5%, fatturato -7,9%, spread oltre 250 insostenibile per imprese e famiglie, crollo della fiducia dentro e fuori il Paese. Gli imprenditori non scommettono sull’Italia, il decreto dignità provoca licenziamenti. Se il Pd avesse fatto la metà delle cose contro il Nord che ha fatto Salvini, saremmo stati messi alla gogna».

Come pensa di incunearsi in questo malessere? «Puntando sulle infrastrutture, ma con una cultura moderna. L’Italia ha tre talloni d’Achille. Le infrastrutture materiali e immateriali attraverso cui si muovono persone, merci e idee. Le infrastrutture della conoscenza: scuola, università e ricerca. Le infrastrutture del welfare e della salute. La competitività del Paese passa da questi assi. Altro che il blocco dello sviluppo o follie antistoriche come i No Vax».

Che cosa rappresentano le elezioni in Piemonte? «Una chiara scelta di campo, non solo per il Piemonte ma per tutto il Paese. Da una parte la Lega di Salvini, dall’altra una sfida credibile, incarnata da Chiamparino».

Autonomia differenziata: lei non l’ha chiesta per il Lazio, l’Emilia a guida Pd sì. Che fare? «Ho già parlato con tutti i governatori di centrosinistra. Il Pd presenterà una sua proposta. Sì all’autonomia per migliorare il sistema sul piano amministrativo, assolutamente no a quella leghista».

Qual è la linea Maginot? «Su materie che incidono sui diritti costituzionali – welfare, sanità, scuola – vanno garantiti livelli minimi per tutti gli italiani a ogni latitudine».

E sul residuo fiscale? Zaia vuole i soldi delle tasse dei veneti. «Non se ne parla. Così si distrugge l’Italia».

Non è giusto premiare chi produce più ricchezza? «Figuriamoci, è illusione propagandistica. Tutta l’Italia investe in ricerca e sviluppo 26 miliardi l’anno; la Cina oltre 400 miliardi. Piemontesi, lombardi e veneti staranno meglio distruggendo l’Europa e rinserrandosi nelle loro terre?».

Che dirà il Pd in vista delle elezioni europee? «L’Europa va rifondata. Negli ultimi 15 anni ha perso la missione storica. Proporremo, e non da soli, un salto in avanti».

Come? L’Europa degli Stati come adesso, delle istituzioni comuni, dei popoli come dicono i sovranisti? «Delle persone. Sia chiaro che i peggiori responsabili della crisi dell’Europa sono Salvini e i suoi amici sovranisti. Il sovranismo è un imbroglio».

È favorevole a un’Europa a due velocità? «Sì. Su intelligence, difesa, grandi reti di comunicazione è necessaria. O pensiamo che ognuno ci pensi per conto suo? L’Ungheria, la Polonia, l’Italia…».

Come si presenterà il Pd alle europee? «Su una piattaforma di cambiamento si può aggregare qualcosa che va oltre il Pd».

Bonino, Pizzarotti e Verdi sembrano orientati a prendere altre strade. «Nei prossimi giorni li incontrerò. L’intuizione unitaria di Calenda non va fatta cadere».

Il sistema proporzionale disincentiva le liste unitarie? «Sì, ma non va sottovalutata la soglia del 4%. Non possiamo permetterci di disperdere nemmeno un voto».

Cosa farà per convincerli? «La lista unitaria richiede una cultura unitaria. Ascolterò le loro ragioni e lavorerò per questo rispettando le scelte di tutti. E in ogni caso nel centrosinistra non ci saranno più guerre. Anche se con liste diverse, il centrosinistra da oggi è un campo unico».

Vedrà anche Bersani e D’Alema? «E’ una domanda o un’affermazione?».

Una domanda. E la sua? «Eh, la nostra storia va rispettata. La demonizzazione del passato non mi piace. Non dimentico i partiti, le coalizioni e i leader che nel 1996 hanno portato il centrosinistra al governo. Però quello è il passato. Siamo tutti in discussione per costruire il futuro, non per ricostruire il passato».

Quindi non li vedrà? «Non ho problemi a discutere con tutti, ma non su formule esaurite. C’è bisogno di una rigenerazione».

Il simbolo del Pd sarà sulle schede? «Non ne faccio un tabù, ne parleremo con chi ci sta. Ma domenica quasi due milioni di persone si sono messe in fila per votare alle primarie del Pd. Le persone vanno rispettate. Noi ci dobbiamo rinnovare, non nascondere».

Si dimetterà da governatore del Lazio? «No. All’inizio avevo timore del doppio incarico, ma ci ho ripensato. Fare l’amministratore locale ti dà un’agenda dei problemi diversa da quella di chi fa solo politica. Ti aiuta a non entrare nel Truman Show».

Come gestirà i rapporti con il resto del partito? «Abbiamo tutti i telefoni. Discutiamo nelle riunioni, poi se dobbiamo dirci qualcosa parliamoci direttamente. Io telefono, ma mi accontenterei anche dei WhatsApp. E comunque meno tweet, per favore».

Perché ha dedicato la vittoria a Greta, una ragazza svedese sconosciuta ai più? «Questa ragazza di 16 anni sta portando i giovani di ogni Paese a mobilitarsi per la salvaguardia del Pianeta. Eppure nei talk show italiani quando parlo di sostenibilità ambientale leggo negli occhi dei conduttori un certo disgusto, come a dire: “Zingaretti sta a butta’ la palla in tribuna”».

Il 15 marzo il Pd sarà in piazza per la manifestazione convocata da Greta in tutte le piazze del mondo? «Sì, con molto tatto perché nessuno deve metterci il cappello. E soprattutto dovrà impegnarsi con coerenza ogni giorno».

Avrà uno o due vice? Ci sarà un ruolo per Martina? «Lavorerò per gruppi dirigenti unitari, ma non ne ho ancora parlato con nessuno. Nemmeno con gli interessati».

L’Italia è in ritardo sui diritti. Non sarebbe un bel segnale scommettere su un vicesegretario donna e in futuro, perché no, su un premier donna? «Assolutamente sì. E non per una concessione: il pensiero femminile è la radice della cultura delle differenze. A me sarà utile per avere occhiali diversi per guardare il mondo».

Il segretario del Pd continuerà a essere il candidato premier alle elezioni? «La politica non è una religione, preferisco ideali e pragmatismo. Quella formula serviva in una certa fase, ora serve un segretario che costruisca una speranza attraverso un’alleanza credibile su una piattaforma nuova. Poi il candidato premier sarà il migliore di noi. O la migliore».

E le regole dello statuto? «Preferisco vincere le elezioni violando lo statuto piuttosto che il contrario».

Di Maio le dice: facciamo insieme il salario minimo. «Le furbizie dialettiche dovrebbero essere vietate su temi così delicati per la vita delle persone. Vediamo le proposte nel merito, sulla lotta alle diseguaglianze e alla povertà sono d’accordo».

E sul reddito di cittadinanza come si comporterà? «Come presidente di Regione farò di tutto per attuarlo. Ma fa confusione tra lotta alla povertà e alla disoccupazione, in totale assenza di politiche per lo sviluppo. Rischiamo una situazione kafkiana: diamo i soldi ai poveri e ai navigator che dovrebbero aiutarli a trovare lavoro, ma non a chi il lavoro deve crearlo. Un meccanismo pericoloso».

Il Pd ha 165 parlamentari. Uno è molto più ingombrante di tutti gli altri. «Io Renzi non l’ho mai votato, neanche quando sembrava onnipotente. Ma ho sempre avuto con lui rapporti schietti e leali. Vorrei che continuassero ora che i ruoli sono cambiati. Non ho segnali in senso contrario, sono ottimista».

Le ha telefonato per congratularsi? «Sì».

Renzi controlla gran parte dei gruppi parlamentari. «I gruppi parlamentari sono del Pd. E di nessun altro. Mi aspetto che sia così. Dobbiamo dare all’Italia un partito con meno sospetti e più rispetto».

Non teme la guerriglia? «Quando litighiamo troppo, ci criticano. Quando litighiamo poco, come nei dibattiti delle primarie, pure. Bisogna trovare una terza via».

Che tipo di leader sarà? «Viviamo in tempi di egocrazia, in cui i leader sembrano impostati per costruire carriere personali. Io ho sempre ragionato in un altro modo, e forse anche per questo sono 15 anni che vinco le elezioni. La gente capisce cosa ha in testa chi ha di fronte».

Lei non polemizza, ama mediare, smussa i conflitti. Si rende conto che il buonismo è fuori moda? «Non sono buonista. Ma tifo per una squadra, non per me stesso».

Se cadesse il governo, il nuovo segretario del Pd che cosa direbbe al presidente della Repubblica? «Rispettandone le prerogative, consiglierei elezioni anticipate. Con le tensioni sociali e la recessione, un nuovo governo parlamentare sarebbe debole e confonderebbe gli italiani».

E di fronte all’alternativa tra governo leghista con centrodestra e transfughi grillini e dialogo Pd-M5S? «Fantapolitica. E comunque attenti: da troppi anni non c’è un governo uscito dalle urne. Nemmeno questo, al di là della retorica, lo è».

Se si andasse alle elezioni a breve, quale scenario vede? «Il centrodestra estremista e nazionalista mette in crisi persino l’atlantismo. L’eterogeneo elettorato M5 S è in scomposizione, perché vede che il Movimento per cui ha votato non sta realizzando quasi nulla della rivoluzione promessa. La partita si è riaperta. Vedo un bipolarismo tra noi e Salvini, ma al Pd serve un nuovo radicamento sociale».

E i grillini che fine faranno? «Dipende da loro. Per ora si ritengono vittime di Salvini, ma in realtà ne sono complici: gli permettono di realizzare il suo disegno, anche se distrugge la loro identità. Il perché è inspiegabile». Eppure lei non dispiace ai grillini.

Mai dire mai? «Le alchimie e gli accordicchi non portano da nessuna parte. La parola chiave è rigenerazione, una parola che impone un rapporto diverso con il Paese. Come Sala a Milano, Zedda a Cagliari, noi stessi nel Lazio, dove i14 marzo 2018 abbiamo rotto un modello nazionale».

Qual è il messaggio di congratulazioni più gradito che ha ricevuto domenica notte? «Non posso dirlo. Mi inimicherei troppe persone».

Lei è riservato, poco social. Continuerà a esserlo? «Difendo con le unghie la bellezza di fare la spesa al supermercato, di pranzare con la mia famiglia sulla spiaggia di Maccarese anche se ci sono quindici paparazzi intorno. Essere una persona normale non è una cosa negativa. Se sali sul dirigibile, non sei utile a chi è rimasto sotto».

Ciò comporta un deficit di notorietà. «Io ho vissuto una vita politica molto ricca. Prima di fare l’amministratore ho lavorato con Shimon Peres, pranzato con Nelson Mandela, visitato Bill Clinton alla Casa Bianca e bevuto cerveza (troppe, per me) con Felipe Gonzfflez. Alcuni miei colleghi ci avrebbero scritto non un libro ma un’intera enciclopedia».

Perché lei non lo fa? «Lo racconto alle mie figlie. Ho la sensazione che la crisi della politica sia figlia della volontà di volere sempre apparire senza essere niente».

Fino a ieri lei era il fratello del commissario Montalbano. Da oggi Montalbano è il fratello del leader del Pd? «Non scherziamo. Lui fa 12 milioni di telespettatori! Ne riparliamo quando il Pd prenderà 12 milioni di voti»
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IL PD DI PADOVA ADERISCE A "L'ITALIA CHE RESISTE"

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IL PD DI PADOVA ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE "L'ITALIA CHE RESISTE"
E INVITA ISCRITTI E SIMPATIZZANTI A PARTECIPARE ALL'APPUNTAMENTO
L'ITALIA CHE RESISTE
SABATO 2 FEBBRAIO ORE 14.00
DI FRONTE AL MUNICIPIO DI PADOVA



DEMOCRATICA.COM