GIOVANI DEMOCRATICI




Marco De Rito Segretario provinciale GD

Filippo Sinigaglia Segretario cittadino GD

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Fase Due vuol dire: guardiamo al futuro
Durante il periodo del lockdown che ha visto la cittadinanza alle prese con una delle sfide più complesse di sempre, noi Giovani Democratici di Padova ci siamo schierati in prima linea per affrontare pro-attivamente l’emergenza sanitaria, offrendo sia un contributo concreto alle persone più in difficoltà, sia elaborando contenuti per un futuro sostenibile in Città. La giovanile del Partito Democratico ha infatti stilato un decalogo di proposte per affrontare al meglio questa Fase 2 che, a detta di molti, potrebbe rappresentare lo snodo cruciale di questa crisi, in bene o in male.

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NEL FUTURO DEL VENETO L'UNIVERSITA' DEVE ESSERE UN PILASTRO

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L’emergenza Coronavirus sta creando gravi problemi e nuove disuguaglianze. In questa fase i Giovani Democratici di Padova supportano il lavoro gravoso che stanno effettuando le istituzioni, che sono chiamate a prendere decisioni per il bene comune di tutti noi cittadini.
Fatta questa premessa, il Covid-19 ci impone anche di pensare al futuro. In questo momento difficile si deve pianificare ciò che verrà dopo, per far nascere da questa tragedia un’opportunità di ripartenza. Sicuramente due pilastri su cui si deve costruire questa ripartenza sono l’istruzione e l’Università, che devono diventare centrali nel dibattito. Se usciremo da questa emergenza lo dobbiamo alle eccellenze dei nostri scienziati e professori, che stanno lavorando incessantemente per trovare cure e vaccino, cercando nel frattempo di suggerire alla classe politica soluzioni per salvare le nostre vite. Abbiamo appreso positivamente della collaborazione tra l’Università di Padova e la regione Veneto. In questo momento così complicato, l’Università è stata fondamentale nella costruzione del modello Veneto per il contrasto al Covid, che adesso sta venendo studiato a livello internazionale.
Ci auguriamo che chi governerà il Veneto per i prossimi anni effettui un cambio di paradigma nella gestione universitaria, luogo di arricchimento culturale, non solo economico, del nostro territorio. Le statistiche mostrano come i giovani preferiscano studiare o lavorare altrove (13.329 nel 2018 gli emigrati dalla nostra regione, in prevalenza giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni).
Questo processo va però incentivato dalla classe politica. Purtroppo una parte di essa, invece, ha denigrato il mondo accademico a più riprese, come nel caso delle polemiche nate sulla questione ambientale, su cui la scienza ha lanciato l’allarme e spesso dalla giunta regionale sono usciti messaggi negazionisti. Non bastano gli elogi alle nostre eccellenze, bisogna passare dalle parole ai fatti. Va creata una rete tra Università e mondo del lavoro con una visione di sviluppo del nostro territorio e vanno stanziati fondi più ingenti nel diritto allo studio (in particolare in questo momento di difficoltà economica per molti studenti), altrimenti questo progetto ambizioso viene ucciso in partenza.
La nostra speranza, e nel nostro piccolo lavoreremo affinché ciò accada, è che il Veneto che sia andrà a costruire sia un Veneto interconnesso, che punti davvero sul progresso e sulla sostenibilità, con una visione che non si fermi solo alle prossime elezioni, ma che guardi alle future generazioni.

Giovani Democratici Padova
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RIFORMARE LA SCUOLA PER CAMBIARE IL FUTURO

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La scuola è la fabbrica del futuro. Essa infatti ha il compito di formare i cittadini di domani, è da lì che deve partire il vero cambiamento, quel “mondo migliore” di cui tanto si parla. Bisogna chiedersi se la scuola italiana sia all’altezza di questo compito e purtroppo molte volte la risposta è negativa. Sono diversi gli strumenti che il nostro sistema scolastico potrebbe adottare per migliorarsi. In primo luogo bisognerebbe pensare a un’alternativa ai libri cartacei come li conosciamo. Essi, infatti, dovrebbero rappresentare semplicemente un supporto ad attività digitali o legate alle uscite didattiche, alle esperienze. Sono queste ultime a mancare alla scuola, in quanto ritenute secondarie. Il parziale abbandono dei libri cartacei non porterebbe solo un vantaggio in fatto di istruzione, ma anche in termini ambientali: la conversione green potrebbe partire proprio dalle scuole.

Chiaramente per fornire agli istituti i mezzi tecnologici sufficienti all’affiancamento dei libri servirebbero ingenti somme di denaro. Spesso è proprio il bilancio il peggior nemico del sistema scolastico. Basterebbe però comprendere, nelle sedi in cui si decide dove tagliare e dove no, che la scuola è e deve essere una priorità su cui investire. Anche gli stipendi dei docenti andrebbero aumentati, dal momento che un lavoratore retribuito adeguatamente è portato a svolgere meglio il proprio mestiere. La scuola dovrebbe, inoltre, cambiare prospettiva: dovrebbe formare, non
semplicemente istruire. La differenza è sottile ma c’è. Il filosofo Umberto Galimberti, in diverse interviste, spiega che “formare” significa coltivare l’interiorità degli individui, facendo sì che essi diventino cittadini con un’integrità, con dei valori e con senso civico, mentre “istruire” significa semplicemente vedere gli studenti come dei contenitori da riempire con delle vuote informazioni. Il Ministero dell’Istruzione, secondo
lui (e non solo) dovrebbe infatti diventare il Ministero della Formazione.

Solo riformando il sistema educativo i cittadini di domani sapranno costruire un’Italia (ma anche un’Europa e un mondo) priva di piaghe civiche, culturali e sociali quali il razzismo, il classismo o l’omofobia. Insomma, per fermare quella che Don Luigi Ciotti chiama “un’emorragia di umanità”, bisogna partire proprio dalla scuola.

#scuola #GD #futuro

di Alessandro Dianin
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#SOSTENIBILITA', COME RIPARTIRE DOPO LA FINE DELL’EMERGENZA #CORONAVIRUS?

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Abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci sul tema della sostenibilità con Giorgio Santini che, durante il suo mandato in #Senato, si è impegnato molto per portare questa tematica al centro della politica italiana.

In una situazione come quella che stiamo vivendo oggi, causata dal Covid – 19, la sostenibilità potrebbe giocare un ruolo chiave sia per la fine della pandemia che per la fase di ripresa immediatamente successiva. In questo momento, si possono notare quali sono stati gli effetti che esso ha avuto sull’inquinamento ambientale ed i livelli di PM10 in molte città italiane ed europee (un esempio è rappresentato dalle foto di Piazza delle Erbe a Padova vuota senza le bancarelle). Nonostante questi fatti ed obiettivi siano molto incoraggianti per l’Europa, dobbiamo purtroppo ancora registrare un ostacolo legislativo a livello UE: il compito di controllare l’inquinamento ambientale spetta ancora alle legislazioni ed autorità politiche dei singoli stati membri. Dopo il Covid, sarà necessario rivedere e poi modificare le competenze che spettano all’Ue od ai singoli sm.
Il suo intervento si è focalizzato principalmente sugli obiettivi stabiliti dall’Agenda 2030, e che cosa si sta facendo per attuarli nella nostra Regione. A tal proposito, il senatore ha voluto rimarcare i suoi trascorsi come volontario presso l’Associazione “ASviS” , una realtà che si occupa, a livello regionale, di implementare gli obiettivi di Agenda 2030. E’un’insieme di associazioni presenti su tutto il territorio nazionale (se ne possono contare circa 220) nato nel 2016 con l’obiettivo di creare un Alleanza per lo sviluppo Sostenibile in Italia.

Gli obiettivi della Strategia Agenda 2030, che si possono implementare anche in tutto il territorio italiano, sono: Sconfiggere povertà, ridurre la fame, garantire una scuola di qualità per tutti, assicurare l’uguaglianza di genere tra i sessi, garantire acqua e servizi igienico – sanitari di qualità a tutti, far si che tutti possano accedere ad un’energia pulita, garantire un lavoro dignitoso a tutti, migliorare la realtà delle aziende ed imprese presenti in un territorio, ridurre le disuguaglianze, favorire lo sviluppo di città e comuni sostenibili, fornire una cultura e conoscenza dei consumi e della produzione responsabile, lotta contro il cambiamento climatico, garantire l’equilibrio delle specie marine, ridurre il consumo di suolo, assicurare pace, giustizia, istituzioni solide e cercare di creare delle partnerships per raggiungere tutti questi obiettivi.
Un altro aspetto rimarcato fortemente dal Senatore Santini è quello d’inserire nella Costituzione italiana il tema della sostenibilità ma, affinché questo si possa fare, il nuovo emendamento deve rispettare due criteri:
Deve rispondere ai principi costituzionali;
Deve garantire l’equilibrio economico.

Nel caso italiano, sono state ravvisate le seguenti difficoltà ed eccellenze per quanto riguarda il lavoro fatto finora secondo i parametri della strategia 2030: è stato fatto un buon lavoro nel caso del miglioramento dell’istruzione, della parità di genere e dello sviluppo economico; al contrario, si riscontrano delle difficoltà per quanto riguarda la riduzione della povertà, l’alimentazione, la qualità dell’acqua, il lavoro e la riduzione delle diseguaglianze.

In conclusione, sebbene sia già stata fatta molta strada in Italia per quanto riguarda il raggiungimento di alcuni obiettivi di Agenda 2030, si registrano ancora alcune difficoltà per quanto riguarda gli altri. Una soluzione per poter giungere ad una strategia fattibile per tutti potrebbe essere quella di adottare un piano d’azione comune a livello UE per assicurare un corretto sviluppo n tutti gli Stati Membri. Per fare in modo che questo si possa raggiungere, è opportuno rimuovere alcuni ostacoli legislativi che riguardano la divisione delle competenze tra l’Ue ed i suoi Sm.
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COVID 19 ED ISTITUZIONI EUROPEE: A CHE PUNTO SIAMO ARRIVATI?

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In questo periodo continuano a giungere notizie da tutto il mondo riguardanti la diffusione del coronavirus. Nell'Unione Europea a 27 paesi, questo scenario sta suscitando notevole preoccupazione per l'aumento costante dei decessi e del numero di persone che risultano "positive".
All'inizio dell'emergenza, ovvero febbraio 2020, le autorità cinesi avevano lanciato i primi campanelli d'allarme, ma le cancellerie di molti stati non vi hanno dato particolare importanza, eccezion fatta per l'Italia. Proprio essa è stata la prima a capirne la gravità e l'importanza della cosa, adottando sin da subito dei provvedimenti drastici, come la chiusura delle scuole e di altre strutture. In seguito, altri paesi ne hanno seguito l'esempio.
Ma come si stanno comportando le istituzioni Ue in questo momento? Come prima cosa, è importante rimarcare che il Tfue stabilisce chiaramente le competenze dell'Ue e degli stati membri in materia di sanità: la prima ha il compito di salvaguardare la salute dei suoi cittadini, mentre i secondi si occupano della gestione e dell'erogazione dei servizi sanitari nei loro territori.
La Commissione Europea, invece, ha fatto una serie di proposte che il Parlamento Europeo ha prima discusso e poi approvato nella plenaria del 26 marzo scorso. Esse riguardano il sostegno ai vari sistemi sanitari, all'occupazione ed alle aziende in difficoltà economica.
Un ruolo centrale è giocato anche dalla Banca centrale europea, che ha messo sul piatto 750 milioni di euro per un piano di acquisto dei titoli di stato.
Infine, è importante citare il messaggio di David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo: " Al fine di poter salvare i nostri stati, si deve agire comunemente in Europa. Si dovrebbe fare di più. Al giorno d'oggi, la parola chiave in Europa è solidarietà. Nessuno sarà lasciato solo, nessuno agirà da solo".

di Lorenzo Onisto

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