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PROFUGHI: POTENZIARE L'AZIONE DEL GOVERNO A SOSTEGNO DEI COMUNI

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- I conflitti, le tensioni e le drammatiche condizioni di miseria che colpiscono alcuni paesi dell’Africa centrale e settentrionale e del Medio Oriente stanno causando intensi flussi migratori verso l’Italia e l'Europa. Solo nel 2014 hanno attraversato in modo irregolare le frontiere dell'Unione europea circa 280 mila migranti. In questo quadro, l'Italia risulta tra i Paesi, insieme alla Grecia (rotta Mediterraneo orientale) e all'Ungheria (rotta Balcani), più esposti alle pesanti pressioni migratorie, che perdurano ormai da diversi anni e che, presumibilmente, continueranno anche nei prossimi. Secondo gli ultimi dati forniti dal Ministero degli Interni a metà luglio, i migranti sbarcati in Italia nel 2015 sono 82.932, a fronte dei 76.634 dello scorso anno. I dati indicano, dunque, che certamente siamo in presenza di un aumento ma non si può parlare di invasione, come alcuni vogliono far credere per creare allarmismo. Cosa fare di fronte a questo fenomeno? La risposta si trova nelle leggi. La Costituzione italiana, all’articolo 10, sancisce il diritto all’asilo per lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche. E la convenzione di Ginevra, ratificata dall’Italia nel 1954, riconosce lo status di rifugiato per lo straniero che abbia subito atti di persecuzione nel proprio paese. Il Governo Renzi sta affrontando con responsabilità il fenomeno dei flussi migratori, nel rispetto della Carta Costituzionale e dei trattati internazionali, con un impegno concreto sia sul versante nazionale sia in sede europea.
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«Il Comune gioca sulle paure della gente, non si metta in mezzo. La gestione va affidata solamente allo Stato attraverso il Prefetto»

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«Bitonci sa solo fare polemica, l'accoglienza dei profughi deve essere gestita in via esclusiva dallo Stato». A dirlo è il Partito democratico che va all'attacco frontale dell'amministrazione comunale. «In questi mesi Bitonci e i suoi non hanno fatto altro che creare uno scontro istituzionale, fare polemica e giocare sulle paure della gente» dice il segretario provinciale del Pd, Massimo Bettin, che poi aggiunge: «Ha agito con assolta irresponsabilità, scaricando l'accoglienza dei profughi sui Comuni della provincia. Come Partito democratico non possiamo accettare questa logica». «È inaccettabile che un sindaco mandi i vigili per controllare un'iniziativa del Prefetto, quindi dello Stato. Lo stesso discorso vale per i commercianti che, con il placet di Bitonci vanno a manifestare davanti alla Prandina» rincara la dose il parlamentare democratico Alessandro Naccarato che poi aggiunge: «Proprio per questo chiediamo che sia il governo a gestire l'emergenza profughi. Governo che deve individuare delle strutture come le caserme, dove queste persone possono essere accolte e controllate, anche dal punto di vista sanitario».
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Città metropolitane, il ruolo di Venezia e l’autoisolamento di Padova

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Dopo anni in cui si invocavano le riforme senza farle, è in atto nel Paese una profonda trasformazione istituzionale destinata a cambiare il nostro stesso modo di percepirci e, per certi aspetti, la nostra identità simbolico/territoriale. E, fatto davvero singolare, questo sta avvenendo senza che nell’opinione pubblica e anche fra le classi dirigenti vi sia la necessaria consapevolezza.  Le vecchie Province, venendo meno l’impianto napoleonico ereditato dall’unità d’Italia, sono destinate a perdere rango costituzionale, sostituite, per alcune funzioni, da “enti di area vasta” immaginati come strumenti di supporto amministrativo dei Comuni, soprattutto di quelli più piccoli. In definitiva si stanno trasformando in un ente chiamato a svolgere un ruolo di servizio. Proprio la scomparsa delle Province rende ancora più rilevante la contestuale nascita delle Città Metropolitane (queste sì dotate come i Comuni del rango costituzionale), che però, rispetto al passato dei vecchi enti, più che al territorio, come ambito di riferimento, hanno come mission lo sviluppo. Le città metropolitane, così come la legge le ha definite sono chiamate a concorrere alla crescita nazionale, a diventare i motori di sviluppo del sistema Italia, mettendo fine, a venticinque anni dalla legge 142/90, alla estenuante stagione delle tante quanto inutili chiacchiere. Fra qualche settimana, con l’insediamento degli organi e l’approvazione dello statuto, anche Venezia entrerà a pieno titolo a far parte di queste nuove realtà, introducendo un cambiamento significativo nell’architettura istituzionale del nostro Veneto, senza che la regione abbia fino ad oggi approvato alcuna legge di riforma, come già fatto da quasi tutte le regioni.
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E' ALLARME RICICLAGGIO. PADOVA AL PRIMO POSTO. ALESSANDRO NACCARATO: «PER 20 ANNI GRAN PARTE DELLE ISTITUZIONI E DELL’OPINIONE PUBBLICA HA ESCLUSO LA PRESENZA DELLA MAFIA NELLA NOSTRA REGIONE».

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MATTINO DI PADOVA 28 GIUGNO 2015 - Allarme criminalità organizzata in Veneto con Padova capitale del riciclaggio del denaro sporco. Il primato emerge dai dati della Banca d’Italia relativi alle “segnalazioni di operazioni sospette” di riclaggio inviate dagli istituti di credito della nostra regione. Padova e la provincia sono passate dalle 281 operazioni sospette del 2009 alle 1.375 operazioni sospette di riciclaggio del 2014, con un vero e proprio boom di aumento di quasi il 400 per cento. Al secondo posto c’è Verona con 1.082 operazioni, seguita da Vicenza (923), Treviso (954), Venezia (932), Rovigo (214) e Belluno (143). Il dato complessivo del Veneto è passato dalle 1.244 segnalazioni del 2009 alle 5.623 del 2014. «Purtroppo questi dati confermano che negli anni passati il fenomeno è stato sottovalutato se non ignorato», denuncia Alessandro Naccarato, deputato del Pd e componente della Commissione Antimafia nel presentare la relazione semestrale sulla criminalità organizzata in Veneto per il Forum Sicurezza del Pd regionale. «L’allarme - spiega Naccarato - è rimasto a lungo inascoltato e per anni i gruppi criminali hanno operato introducendosi nel tessuto economico veneto. Per almeno 20 anni gran parte delle istituzioni e dell’opinione pubblica ha escluso la presenza della mafia in Veneto perché cercava segnali di estorsioni o di azioni violente e non si interrogava sulla provenienza di ingenti risorse che hanno sostenuto operazioni immobiliari e imprenditoriali improbabili».

A conferma della denuncia del parlamentare del Pd c’è la relazione della Commissione parlamentare antimafia che già nel 1994 lanciò un allarme preciso a proposito di infiltarzioni mafiose in Veneto e nel Padovano, in particolare: «Un settore di particolare interesse per la criminalità organizzata è quello alberghiero nel quale le forze dell’ordine locali registrano in preoccupante aumento il “turn over” delle proprietà con acquisti, che avvengono per contanti, a prezzi giudicati molto elevati. Oltre Venezia è interessata al fenomeno, che è da ascrivere all’esigenza di investire le grandi masse di denaro che provengono dalla commissione di reati, anche Abano Terme, particolarmente appetibile per la sua catena di alberghi, al momento in crisi. Le forze dell’ordine e la magistratura inquirente si dichiarano certe della presenza di complesse attività di riciclaggio, di operazioni economiche sospette, di negoziazioni di decine di miliardi non compatibili con le dimensioni delle aziende che vi sono interessate, di ricchezze improvvise e sospette». Anche nella relazione preparata da Naccarato per il Forum Sicurezza del Pd, sono analizzate e spiegate le dinamiche che riguardano il fenomeno delle infiltrazioni mafiose a Padova e nel Veneto. «La nostra regione presenta caratteristiche economiche e sociali che hanno consentito alla criminalità organizzata di entrare in relazione con numerosi imprenditori e professionisti. Qui i gruppi mafiosi ripuliscono e riciclano i proventi delle attività illegali investendoli per conquistare nuovi mercati».

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