Rassegna Stampa




Padova

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imprenditori della paura 1.0

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Al sigg. Presidenti Ascom e Confesercenti.Cari Presidenti, scrivo a voi perché in questi anni avete sempre saputo rappresentare gli interessi della vostra categoria con grande equilibrio e soprattutto mettendo al centro l’obiettivo della tutela e della crescita del composito mondo che a Padova è una realtà viva. Con voi nel recente passato abbiamo condiviso obiettivi e strategie volte a migliorare e a promuovere l’offerta del “prodotto città”, ovvero l’immagine positiva di Padova. Allo stesso tempo abbiamo condiviso il no alla realizzazione in città di nuove grandi strutture di vendita, proprio perché convinti che uno dei punti di forza della città sia rappresentato dallo straordinario tessuto commerciale che attrae nelle sue botteghe non solo i padovani, ma anche consumatori dal resto della regione e dall’intera Italia. Puntare sul commercio, così come sulla forza attrattiva della bellezza dei nostri monumenti e dei saperi che la città promana, è obiettivo strategico da consolidare e attorno a cui costruire una solida comunità proiettata verso il futuro, consapevole della sua forza e dei suoi valori. Sono certo condividerete con me che questa strategia promozionale, questo raccontare all’Italia e al mondo i nostri valori positivi, come qualsiasi azienda farebbe per consolidare la sua presenza, viene messa purtroppo in discussione, depotenziata, quando non addirittura annullata da un gruppo di “imprenditori della paura” che, per interessi personali e politici, pensano di poter trarre profitto personale o di gruppo, dal dipingere la città a tinte ogni giorno sempre più forti.
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BETTIN E BRESSA: "OPERARE CON RESPONSABILITA’ PER RISPONDERE ALL’EMERGENZA IN MANIERA UMANA E SOSTENIBILE"

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Abbiamo più volte denunciato come sul tema dei profughi e dell’accoglienza, in particolare nella Padova amministrata da Bitonci, si sia oltrepassato un limite nei toni e nei modi usati che è già oltre la pur condannabile strumentalizzazione politica, ma tocca campi come quelli dell’istigazione all’odio e della pericolosa creazione di un allarme sociale diffuso e ingiustificato. Tutto ciò oltre che un atto di cinismo è l’immagine di un modo di fare politica divisivo e gravemente irresponsabile nei confronti dei cittadini. Come da noi espresso in svariate occasioni il principale cancro che porta a queste derive inaccettabili e disumane è il piegare problemi complessi alla pura e demagogica ricerca del consenso elettorale. Una politica che pensa alla prossima scadenza elettorale invece che agli anni che abbiamo davanti non è solo perfettamente inutile ma anche dannosa e destinata a creare enormi disagi sulla pelle della gente. Per questa ragione, come per altro richiesto da chi ogni giorno si rimbocca le maniche per affrontare e gestire al meglio questa emergenza, la nostra scelta è di non mettere cappelli o dare anche lontanamente l’idea di voler portare acqua al nostro mulino.
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«Affrontiamo insieme il problema della mancanza di cibo» APPELLO A SINDACI, CITTADINI E IMPRESE: ADERIAMO TUTTI ALLA CARTA DI MILANO

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La povertà alimentare è diventata una realtà anche per il nostro territorio: un italiano su dieci soffre di mancanza di cibo e in soli sette anni la povertà assoluta è quasi triplicata, passando da 2,4 milioni di persone nel 2007 a 6 milioni di poveri nel 2013. La fame in Italia è un’emergenza che non si può ignorare.

«Se fino a qualche anno fa eravamo abituati a parlare di fame nel mondo solo per i paesi più disagiati, oggi è diventato un problema che coinvolge anche noi - ha spiegato Giulia Narduolo, Deputata del Partito Democratico - per questo lancio una proposta a tutti i sindaci, cittadini, imprese e associazioni: firmiamo tutti la Carta di Milano per dare un segnale importante sulla scia dell’Expo appena inaugurato».
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«Stop alla cementificazione: dobbiamo difendere l’ambiente e il territorio» MAGGIORE SPAZIO AI PRESIDI TERRITORIALI DEI PICCOLI NEGOZI Narduolo (PD) a fianco dell’Ascom per dire no a nuovi centri commerciali

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«Basta centri commerciali, stop alla cementificazione, sì ai presìdi territoriali dei piccoli negozi». Interviene con decisione la deputata del PD Giulia Narduolo sulla diatriba della nuova maxi area commerciale prevista a Monselice. «Capisco che non si può fermare il progresso e che i centri commerciali sono una realtà che va accettata - ha spiegato Narduolo - ma questo non significa che si debbano costruire senza una logica precisa e senza considerare il danno che possono causare al territorio: personalmente sono più favorevole ai presìdi territoriali e sociali dei piccoli negozi soprattutto quando parliamo di centri storici come quello di Monselice. Non si tratta solo di difendere la tradizione e i prodotti locali: le piccole attività commerciali sono una garanzia anche per la sicurezza. La desertificazione commerciale delle città genera abbandono e lascia spazio alla microcriminalità. Al contrario, un centro vivo con un tessuto sociale vivace scoraggia l’illegalità e favorisce un clima positivo in tutta la città». «L’altro tema da considerare è la cementificazione - ha concluso Narduolo - i dati di quest’anno mettono il Veneto al secondo posto in Italia per metri quadri di suolo consumato. Una situazione che va affrontata subito e con vigore per evitare di trovarci a vivere in un territorio irrimediabilmente rovinato».
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IL TERRORISMO IERI E OGGI

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GAZZETTINO 9 MAGGIO 2015 - Il 9 maggio è la giornata della memoria dedicata alle vittime del terrorismo e delle stragi che è stata istituita nel 2007 per “rinnovare e costruire una memoria storica condivisa in difesa delle istituzioni democratiche”. Da allora il ricordo delle tragedie delle vittime e dei loro familiari si è imposto nelle manifestazioni pubbliche ed è stata così finalmente superata l’anomalia italiana che ha affidato per anni ai terroristi – pentiti, autoproclamati ex, dissociati, irriducibili - il racconto dell’eversione. La ricorrenza ha un’importanza particolare per Padova. Infatti nella nostra città è nato il gruppo neo fascista che organizzò la prima stagione stragista nel 1969, e nel 1981 i Nar di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, condannati poi per la strage della stazione di Bologna, assassinarono sul lungargine scaricatore i carabinieri Enea Codotto e Luigi Maronese. Qui furono commessi i primi omicidi delle Br che uccisero nel 1974 Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci e l’anno dopo l’agente Antonio Niedda; Autonomia operaia e i Collettivi politici elaborarono la strategia dell’illegalità di massa e della violenza diffusa. Sempre a Padova, per l’opera di magistrati coraggiosi, lo Stato reagì con forza contro il terrorismo.

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